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sabato 28 aprile 2018

Variazioni su antifascismo.

Come intendere la parola "antifascismo" in rapporto alla storia e alla Costituzione italiana.
Post di Rosario Grillo
Le immagini riproducono il simbolo antifascista sullo sfondo di alcuni articoli della Costituzione italiana, i cui valori (pur non essendo il semplice risultato dell'antifascismo, come il post chiarisce) rappresentano un rovesciamento radicale delle categorie che connotano il fascismo¹.

Non va mai bene declinarsi in chiave anti.
Ti spinge a pensare ad una ripicca, nell’ipotesi maxi alla mancanza di iniziativa, di “motu proprio”.
C’è di mezzo, in aggiunta, lo snobismo di certe categorie sociali che dietro ad “anti” vedono subito gruppi sociali antagonisti ed idee  di derivazione “sessantottina”.
Potremmo poi risalire al periodo dello scontro, dell’opposizione al Fascismo, e ritrovare la nominazione in positivo delle correnti e dei gruppi che condussero l’opposizione. Si chiamavano comunisti, socialisti, liberali, democristiani, repubblicani.
Avevano i nomi cioè delle correnti politiche già nate e, come tali, si presenteranno agli elettori.
Si può ovviare altrimenti alla necessità di trovare il “collante” della molteplicità di sentimenti, etici e politici e culturali, che normalmente si codificano sotto il nome di “antifascismo” .
Ci sono, in effetti, discriminanti circoscritte ed enucleabili, che stimolano di volta in volta la negazione del Fascismo: Libertà – Democrazia - Pluralismo - Libertà sindacale - Libertà di sciopero - Intercultura - Cosmopolitismo.
Con essi, con ciascuno di esso possiamo riconoscerci e combattere il Fascismo.
Quel che, piuttosto, deve essere ben chiaro è che il Fascismo è paradigma incontrovertibile di illiberale, di intollerante, di autoritario e dispotico, di fazioso, di razzista, di nazionalista, di corporativo, di gerarchico, di fanatico militarista, di imperialista ecc. Perciò si è legittimati a classificare sotto l’etichetta universale di Fascismo tutta la serie dei disvalori sopra citati.
Appunto per questo, si può riconoscere la più limpida coerenza tra i principi enucleati nella prima parte della nostra Costituzione (sovranità popolare, diritto del lavoro, di parola et caetera) e l’esclusione, dal novero dei partiti, di un eventuale nuovo Fascismo.
Può considerarsi eluso il divieto attraverso la “scappatoia” del prefisso “neo”, da cui neofascismo? Certamente, no!
I partiti, che concorrono alla democrazia italiana, obbligatoriamente si conformano ad essa, dissociandosi da ogni associazione politica che, dietro all’insegna fascista, respinge l’idea e il fare della Democrazia.
Solo la tragicomica vicissitudine storica² ha comportato il basso compromesso di una tolleranza pseudo democratica ai residui di Fascismo nel contesto della ricostruzione postbellica.
Malamente si è proseguito con una timida azione pedagogica senza esplicitare i principi fondanti della cittadinanza repubblicana.
La scuola italiana (lo scrive uno che frequentò la scuola a cominciare dal ‘50) era al tempo ancora piena di maestri usciti dalla gerarchia fascista e non seppe, o non volle, comunque mancò l’occasione di una sana e corretta formazione democratica enucleando, fin da subito, la differenza.
L’annosa difficoltà a mandare a regime la disciplina dell’educazione civica fu la cartina di tornasole di tale défaillance.
Seguendo il mio tracciato di esperienza scolastica prima e quindi didattica, direi che con il sessantotto prima e negli anni della lotta al terrorismo poi si è passati ad una celebrazione più consapevole dell’anniversario della Liberazione.
Si dica pure, che in tutto il periodo antecedente era prevalsa la volontà di dimenticare in una società ancora scossa dal ricordo bellico e provata dalle difficoltà della ricostruzione.
Giunti agli anni della lotta al terrorismo, però, diventava cogente sottostare agli effetti delle ideologie contrapposte. Subirne gli effetti...e cominciare ad intendere il momento della celebrazione con gli occhi velati dalla preoccupazione.
Nella fase, poi, della cosiddetta seconda repubblica si è passati allo “sdoganamento” dell’Alleanza Nazionale, dentro la quale si erano accomodati reduci delle idee fasciste (alcuni addirittura repubblichini), per fini di spensierata tattica politica, dando la stura al pensiero neofascista.
Da allora, con agganci agli effetti di una disaggregazione e “liquefazione” della società del benessere, è stato un susseguirsi di gruppi, associazioni e movimenti, da Casa Pound a Forza Nuova, passando per skinhead e naziskin: forze che esplicitamente, spavaldamente inneggiano al Duce, alla Forza ed alla Violenza.
Come fare? Cosa fare?
Il rispetto del requisito della diversità, della pluralità richiede di mobilitarsi attraverso il reciproco distintivo - nessun ammucchiamento -.
Il comune denominatore apparirà attraverso la Creatività, attraverso la Gioia che accompagna i movimenti, nella Fiducia incrollabile nel dialogo e nella proposta.

Nota. 
1. Sul tema si può vedere anche l'interessante contributo di Domenico Gallo: Il presupposto politico della Costituzione italiana: l'antifascismo.
2. Proporrei di disimpegnare, nell’occasione, la storia e parlerei di vicissitudine cronachista.

5 commenti:

  1. Lontano dalla faziosità la politica respira liberamente ed accoglie , moltiplicandola, la partecipazione dei cittadini.
    Tutto è incluso nel concetto di CITTADINANZA. Noi italiani, rispetto ai francesi, non abbiamo ancora fatto una seria riflessione comune su di essa.

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  2. Considerazioni ineccepibili. Buona domenica.

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    1. Grazie del bel complimento, ricambio la buona Domenica 💐

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  3. Grazie Rosario per questo articolo che ho apprezzato molto: mette in luce i passaggi fondamentali di una storia che si ripercuote nell'oggi, spesso senza la coscienza profonda delle sue radici. Abbiamo bisogno di un respiro libero, autenticamente culturale, come quello che ci hai offerto.

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    1. È sempre difficile trovare il modo per commemorare debitamente il 25 aprile! Nel post di Gian Maria mi ero ritrovato alla perfezione. Il mio scritto è nato non per recuperare o integrare. È nato su tutt’altro piano, meditando appunto sulla difficoltà di esercitare la memoria viva. Per me, che ho visto il Natale subito dopo la fine del conflitto, è stato quindi seguire la scia della storia della scuola, dal dopoguerra ad oggi, dove l’istanza della rimemorazione è stata volubile e comunque deficitaria. Sarò retorico, ma la nostra coscienza nazione repubblicana ha bisogno di alimentarsi dello spirito della Resistenza. Grazie🌝🍃🌈

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