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Visualizzazione post con etichetta Bosch. Mostra tutti i post
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domenica 23 febbraio 2025

Comparazione

 Post di Rosario Grillo

Hieronymus Bosch, La nave dei folli, 1494
“Esso suscitava lo Straniero proprio là dove nessuno l’aveva presentito; rompeva la trama, scioglieva le familiarità; per mezzo suo qualcosa di umano è stato messo fuori della portata dell’uomo, e retrocesso indefinitamente dal nostro orizzonte. In una parola, si può affermare che quel gesto ha creato un’alienazione” (M. Foucault).
 
C’è una sorta di stordimento davanti alla rapidità e capillarità di esecuzione della “messa a sistema” del dispositivo di potere adottato dalle forze sovraniste nazionaliste autocratiche.
Nel volgere delle crisi del capitalismo (1), in conseguenza della gelida delusione degli spiragli di alternative, intravisti all’ora del Covid, si è concretato davanti a noi un ordine di cose con prospettive geopolitiche, politico-sociali, etico-politiche e culturali di scarso respiro democratico, anzi in gran parte antidemocratico. (2)
Si dice che la storia non si ripete mai, ma nella cornice del classico motto: historia magistra vitae, possiamo provare a cercare le forme nuove dell’accadere, visto che, nel sottofondo, sono costanti le pulsioni umane (antropologia) e certi meccanismi del potere (politica e social).
Con tale premessa rileggo il classico lavoro di Michel Foucault “Storia della follia”, la sua archeologia del sapere, la sua micro fisica del potere.

martedì 8 marzo 2016

Invidia: meccanismo di difesa.

Hieronymus Bosch, 
Invidia
In un noto dipinto di Hieronymus Bosch l’invidia (da in e vǐdēre, composto dal verbo vedere e dal prefisso “in” nel significato di “in, dentro, sopra o di negazione: non poter vedere, odiare) viene rappresentata come desiderio di possedere quello che altri hanno, quello che sta sopra, in termini di ricchezza e di gerarchia sociale. In questa accezione, essa ha storicamente avuto una funzione di rivendicazione della uguaglianza e della giustizia, assumendo quindi una funzione addirittura positiva. 
H. Bosch, 
Invidia, particolare
Ma è nella dimensione privata dei rapporti interpersonali che l’invidia esprime tutto il suo potenziale distruttivo e può definirsi come “malattia spirituale” delle relazioni.  Essa può, infatti, attraversare i rapporti sociali più prossimi e inquinare le relazioni più intime, finanche le stesse amicizie. Per questo, nella tradizione filosofica e religiosa l’invidia è annoverata tra i vizi capitali. Denominarla “malattia spirituale” o “dolore della mente” aiuta a comprendere che non è solo questione riguardante la sfera morale dei comportamenti, ma è situazione relativa ad uno stato interiore che impedisce di vivere la pienezza del proprio essere, nel penoso tormento di impotenza e limitazione.
H. Bosch, Trittico del giardino 
delle delizie
Inferno musicale, particolare 
(L'uomo albero nella cui cavità  
alloggiano ubriaconi e biscazzieri)
Meglio di altri Galimberti l’ha definita:
«Più che un vizio, l’invidia è un meccanismo di difesa, un tentativo disperato di salvaguardare la propria identità quando si sente minacciata dal confronto con gli altri. Un confronto che l’invidioso da un lato non sa reggere e dall’altro non può evitare, perché sul confronto si regge l’intera impalcatura sociale […]. E chi dalla comparazione si sente diminuito ricorre all’invidia per proteggere il proprio valore attraverso la svalutazione degli altri».

domenica 6 aprile 2014

Il confronto elettorale: né irenismo né demonizzazione, ma…


La piazza come simbolo di confronto ...

... non è un luogo astratto ...
(Anonimo, La città ideale di Baltimora)
Ci stiamo avvicinando alle elezioni, gli animi si stanno scaldando, le parole volano come pietre che rischiano, cadendo, di essere devastanti per tutti e soprattutto di rovinare, come boomerang, sul mittente. Si è iniziato a sparare le prime bordate per ridicolizzare l’avversario, svilirlo a tutti i costi e farlo considerare impresentabile, nel contempo sorvolando sui grandi problemi che attanagliano la città.

... può essere sede di civile confronto ...
(Sala delle Adunanze di Albenga.
I ragazzi della scuola "Mameli - Alighieri" di via degli Orti visitano il Comune, il giorno 17/4/2013)


... secondo la tradizione più alta della politica,
intesa come cura del bene comune ...
(La Scuola di Atene di Raffaello,
Socrate discute, particolare).

Ho sempre pensato che “il nuovo” dovesse riguardare non solo i volti delle persone che intendono dedicarsi all’amministrazione della città, ma anche, e soprattutto, il modo nuovo di essere presenti e di relazionarsi, rivendicando ovviamente sino in fondo la propria esclusiva identità, ma senza irridere gli altri, gli avversari. Non conosco nessuna legge scritta e non scritta che proibisca nei momenti elettorali di dialogare serenamente con tutti. Non credo neppure che nella competizione elettorale si debba sospendere la subordinazione della politica ad un’ulteriorità (chiamiamola come vogliamo: etica, rispetto reciproco, decoro, dignità, pudore…).


... nella capacità di creare ponti di dialogo con gli altri,
secondo quelle leggi dell'etica che superano la politica ...
(Il ponte rosso sul Centa ...)

... e oltrepassano la logica dell'avversario politico
visto come nemico ...
(Paolo Uccello, La battaglia di San Romano,
particolare, Londra).
Credo che anche nei momenti elettorali si possa e si debba guardare il mondo e la città senza pregiudizi, senza ritenersi migliori degli altri: diversi sì, anche molto diversi, per le specifiche sensibilità ed istanze che ognuno di noi porta. Questa coscienza dovrebbe non solo consentire il massimo rispetto dell’avversario, ma essere stimolo a superarlo senza tregua in una dedizione lucida, efficace e disinteressata. So benissimo che di questi tempi lo scenario politico nazionale rende la cosa piuttosto inusuale. So benissimo che bisogna ben guardarsi dal cadere nei tranelli del buonismo (non tutte le idee sono buone ed accettabili) o del cinico disincanto per il quale "i politici sono tutti uguali…”. Altra cosa è la possibilità di dialogo che penso non debba mai essere preclusa a priori.

...dialogando con tutti ...
(Hieronymus Bosch, Il concerto nell'uovo).

... pur nella diversità delle posizioni ...
Come cittadino voglio rischiare di “parlare” con tutti i candidati, ognuno con la sua convinzione filosofica o religiosa o politica, voglio confrontarmi con tutti ed anche duramente scontrarmi con chi ha idee totalmente divergenti dalle mie, ma voglio con la stessa forza verificare l'esistenza delle necessarie “convergenze etiche” che consentano ad ognuno, qualunque sia l’esito elettorale, di essere nella comunità elemento attivo, secondo le proprie motivazioni e condizioni. Le visioni politiche-amministrative possono essere molto diverse, perché scaturiscono dalle scelte fondamentali che investono il senso che attribuiamo alla nostra storia personale e comunitaria, all’umanità che vogliamo promuovere, agli orientamenti da dare all’avvenire. Esse quindi possono dividerci anche profondamente, ma tutti possiamo ritrovarci nel comune amore per la città e per la ricerca della verità, che non è appannaggio né esclusivo né esaustivo di nessuno.


... accomunati dall'amore per la città...

... senza calcoli e tornaconti ...
(Friedrich Overbeck, Giuseppe venduto dai fratelli).
Unica eccezione la comprovata malafede: non è possibile l’incontro autentico con l’opportunista, il mercenario prezzolato, il servo sedotto e seduttore, il calcolatore del treno giusto su cui salire per il proprio tornaconto. Che vadano per la loro strada o con chi ci sta.

... al di là delle differenze di fede ...
(Raffaello, San Paolo predica in Atene)
Penso invece a noi orgogliosi cittadini di Albenga, così vari per fede e cultura politica.
Ci sono tanti credenti che vivono la loro fede nell’intensità del rispetto altrui, nell’acutezza del discernimento, nello sforzo per concretizzare la fraternità nei rapporti tra culture diverse, nell’impegno politico e sociale vissuto come servizio disinteressato, nell’amore per l’avversario e nella passione evangelica per colui che si proclama nemico, senza giudicare e tanto meno condannare. Ogni credente è chiamato a fare la sua scelta responsabile. “Ci sono cattolici di destra e cattolici di sinistra: è un fatto ed è un fatto opportuno. Ciò prova che il cattolicesimo supera tutte queste vicende politiche”(E. Mounier).

... convergenti sui valori etici ...
(Sebastiano del Piombo, La visitazione)
Ci sono tante persone, agnostici od atei, per i quali la politica è sempre il penultimo, mentre l’etica ed il volto dell’altro sono l’ultimo, cioè il primo; persone che vivono e testimoniano ogni giorno la loro opzione e passione politica costantemente sorrette da una tensione morale che non si piega a compromessi; persone che assumono lucidamente le proprie responsabilità coscienti della solidarietà con il destino della comunità locale e globale.
Con tutti questi uomini e donne, credenti e non credenti, - fermo restando il mio voto esclusivo al programma ed alle persone che più mi convinceranno - non vorrei rinunciare a dialogare e, se possibile, almeno per qualche tratto camminare insieme.

... nella comune ricerca ...
(Ambrogio Lorenzetti,
Il buon governo, particolare)
.. del buon governo ...
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giovedì 26 dicembre 2013

Essere nomadi e saperlo.


La nebbia, 
nel viandante di C. D. Friedrich.

La precarietà, 
nel viandante di H. Bosch.

 La solitudine nel viandante di
Martinus Rørbye

Nomade è ...

...
... chi parte
... chi torna
... chi resta
...
... chi non ha fissa dimora
... ma anche chi ha una sontuosa dimora
...
... chi cammina verso una meta
... chi non cammina
... chi ha perso il senso della meta
...
... colui che si sente ospite
... ma anche colui che si considera padrone
...
... chi vive con leggerezza la precarietà
... chi ne sente l'angoscia
... chi non si pone il problema
...
... chi trova compagni di viaggio,
... chi procede da solo
... chi odia
... chi ama
... 
... chi si indigna
... chi si piega
... chi si umilia
... chi se ne frega
...
... chi è ricco
... chi è povero
... chi vorrebbe essere ricco
... chi vive con sapienza l'esser povero o ricco
...
... ogni uomo 
... ogni donna, 
... che lo sappiano o meno
... 

La strada,
nel viandante di Van Gogh.
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venerdì 6 dicembre 2013

Il segreto della festa.




Il prestigiatore di turno manipola il nostro bisogno di festa ...

Oggi sono  almeno due le modalità di percepire e vivere la festa.
La prima, dominante, è vissuta  come  business-industria  che gioca sui bisogni di aggregazione,  di svago e di rassicurazione, facendo leva su sentimenti  ed emozioni della  vita affettiva. L’artificio delle feste, quasi un’orgia di scadenze che continuamente si assommano alle precedenti, assume  attributi diversissimi:  dal Natale alla Pasqua, dalla festa del papà a quella della mamma e dei nonni, dalla Befana a  s. Valentino alle zucche vuote di hallowen, al pullulare delle varie “sagre” di carattere alimentare  del tartufo, del bue grasso, della rapa, del carciofo…  

La macchina mitologica coinvolge ....

Come in  una ribalta permanente, la “macchina mitologica” si espande continuamente, coinvolge nuovi protagonisti,  espone sentimenti,  prodotti, età,  ruoli, senza sfuggire a interessi occulti, ad interferenze o manipolazioni, in un’esplosione telematica e mediatica, diurna e notturna,  che ci costringe a passare ogni giorno di festa a vedere la partita o la televisione o a “chattare” o a fare pellegrinaggi nei nuovi santuari dei  supermercati, degli stadi, della rete virtuale.

.... espone sentimenti ...

... gioca con essi  ...
 
... crea mondi artificiosi ....

C’è una seconda modalità, meno visibile  ma altrettanto diffusa, come tempo a disposizione per se stessi, per gli altri e per Dio, se si ha fede religiosa. 


C'è un'altra modalità della festa ...
A disposizione di se stessi come riposo e liberazione dall’ansia e pesantezza del lavoro quotidiano; come  ri-creazione  di ciò che è autentico - l'arte, la poesia, la musica, la bellezza - per ri-trovarsi ed orientare la propria vita. 


... vissuta come ri-creazione ....

A disposizione degli altri come tempo del dare e ricevere, incontro di scambio e di dono,  della  responsabilità nei confronti degli altri; intreccio  della  parola  della fede e della speranza, dell’invocazione e della preghiera; rito  che non è nevrotica coazione a ripetere, ma straordinario  momento vitale in ogni fede aggregativa fuori dalla dispersione delle attività lavorative quotidiane; tempo della parola corale e pubblica (predica, comizio, dibattito..),  dei   sentimenti  collettivi,  del  reciproco “parlarsi” e riconciliarsi; tempo dell’ascolto che realizza  la  verità segreta di ogni parola; e, non ultimo, tempo della ritualità dei pasti consumati insieme,   momento conviviale in cui  amici e parenti sono  ospiti gli  uni con gli  altri, nella metacomunicazione del vestito della festa.


... come momento ludico ...
Essenziale alla festa è la dimensione ludica: il gioco, la gioia, il divertimento, il riso,  la danza, il ballo, la musica,  il teatro, il  film ci riportano allo stupore catartico, alla  capacità  rinnovata di meravigliarsi,  di guardare il mondo con occhi diversi.


... di gioia condivisa ...
 
Mi pare così di essere giunto alla  verità segreta della festa: l’incontro tra le persone nella gioia sorridente della gratuità, dell’incontro agapico,  dove affiora l’aspirazione alla felicità, il presagio di una liberazione e comunione totali e definitive.
 
... che rimanda ad armonie perdute ...

... e che è simbolo misterioso  ... di liberazione ...
Come ogni cosa,  la festa ha un inizio ma anche  una fine che richiama  la nostra  finitudine. Domani sarà  un altro giorno, riprenderemo  a fare i conti  con la durezza della vita.  La gioia per quanto intensa è sempre ombrata e velata dalla consapevolezza che ogni festa rimane  sempre un abbozzo.  “Quello che insidia ed avvelena in genere la nostra felicità è di sentire così vicini il fondo e la fine di tutto quanto ci attrae: sofferenza delle separazioni e dell’usura, angoscia del tempo che passa, terrore davanti alla fragilità dei beni posseduti, delusione di giungere tanto presto al termine di quello che siamo e che amiamo […]. Tutte queste ombre svaniscono nelle “confidenze” degli uomini e delle donne che hanno rischiato se stessi in una realtà che li sorpassa, in cui si scopre la “gioia dell’Interminabile” (THEILLARD DE CHARDIN, Rèflexions sur le bonneur, éd. Du Seuil, Paris, 1960, p.65).


... forse anche di un oltre ...
Ma questo non è più terreno della mia riflessione.
Buone feste a tutti!

Tutte le immagini riproducono opere di Hieronymus Bosch (sorprendentemente: 1450- 1516!).  

Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.