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Il tema dell'espiazione come liberazione ... (Misha Gordin) |
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... nasce dalla consapevolezza delle proprie catene... (Misha Gordin) |
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Riscoprire la potenza del negativo ... (Misha Gordin) |
Ecco il senso della proposta di tre figure
grandiose dostoevskijane. RASKOLNIKOV, DMITRIJ, IL VISITATORE MISTERIOSO sono grandi perché capaci di ammettere il proprio
male, di riconoscere che anch’esso ha una possibile apertura al bene; grandi,
perché capaci di vivere l’espiazione della pena come redenzione e nascita dell’uomo nuovo.
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Raskolnikov e la figura del rimorso (Misha Gordin) |
RASKOLNIKOV
e la progressiva coscienza del proprio male (1)
Ha compiuto
un delitto ed ha avuto
la punizione del carcere e della settennale deportazione in Siberia.
Raskòlnikov non giunge subito al pentimento. Il delitto da lui commesso avrebbe dovuto rivelargli e confermagli che
non era un uomo comune, “un pidocchio”,
ma un superuomo, alla pari di tanti uomini di potere, “benefattori
dell’umanità”, che avendo avuto successo
non sono stati mai fermati e “perciò avevano
ragione”. In prigione
si considera criminale solo in quanto non ha saputo sopportare il proprio delitto e si è indotto ad autodenunciarsi. E’ pieno di tormenti e
sofferenza, ma è ancora ben lungi dal
rimorso di coscienza. Solo in ultimo
emerge la consapevolezza del proprio fallimento, della propria bassezza e miseria. La dedizione di Sònja gli apre la via verso il pentimento redentore “e nella sua
coscienza doveva elaborarsi qualcosa di assolutamente diverso”.
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Il visitatore misterioso e la figura della confessione (Misha Gordin) |
IL
VISITATORE MISTERIOSO
e la pubblica confessione (2)
Sposo e
padre di famiglia, rispettato ed onorato
da tutti, ha commesso anni prima un
insospettabile omicidio, senza
alcun rimorso. Ma né una vita onorata né una costante beneficenza
riescono a lenire un tormento che lo
invade progressivamente, sempre più
insopportabile. Dopo l’incontro con lo stariez Zòsima, decide di rivoltarsi
contro se stesso e di punirsi da sé,
facendo pubblica confessione del suo
delitto. Nessuno gli crede, anzi lo considerano improvvisamente impazzito.
Ma la prova è stata così straziante che
egli cade mortalmente malato.
DMITRIJ ![]() |
Dmitrij e la figura della pena... (Misha Gordin) |
e l’espiazione per tutti (3)
Pur non
avendo commesso il parricidio, è ingiustamente punito dalla legge. Accetta
volentieri l’immeritata pena come espiazione della colpa che egli sente d’aver
commesso per aver desiderato la morte del padre, per lui colpa non minore che se avesse realmente
commesso il parricidio. Se ne pente amaramente, vuole la sofferenza dell’espiazione, spiritualmente meritata anche se
giuridicamente iniqua, perché sa che solo attraverso il dolore si redimerà
dalla colpa e nascerà in lui l’uomo nuovo.
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... per trovare una via di riscatto... (Misha Gordin) |
(F. Dostoevskij, Delitto e castigo, ed Paoline, Catania, 1965, pp. 809 - 810).
(2) IL VISITATORE MISTERIOSO. “So che,
quando avrò confessato, spunterà per me il paradiso, spunterà immediatamente.
Da quattordici anni sono all’inferno. Voglio soffrire. Accetterò la sofferenza
e comincerò a vivere. Con la menzogna puoi fare il giro del mondo, ma non torni
indietro. […] Dio ha avuto pietà di me e mi chiama a sé. So che muoio, ma per la prima volta conosco la gioia e la
pace dopo tanti anni. Appena ebbi compiuto
quello che bisognava, di colpo mi sono
sentito nell’anima il paradiso. Ormai oso amare i miei bambini e baciarli”.
(F. Dostoevskij, I Fratelli Karamàzov, ed. Garzanti, 1981, vol. 1°, pp. 321 – 333, memorie dello stàrets Zòsima, in “Il visitatore misterioso”).
(3) DMITRIJ. “Fratello, in
questi ultimi due mesi mi sono sentito
dentro un uomo nuovo, un uomo nuovo è risuscitato in me! […] Perché tutti sono
colpevoli per tutti… E io andrò per tutti loro, perché bisogna pure che
qualcuno si sacrifichi per gli altri. Io non ho ucciso nostro padre, ma bisogna che vada. Accetto!
[…] Tu non puoi credere, Aljòša,
quanto adesso io voglia vivere, quanta sete di esistere e di sentire sia
radicata in me appunto tra queste mura scalcinate! […] Sono alla gogna, ma
esisto anch’io, vedo il sole, e, se non lo vedo so che esiste. E sapere che c’è
il sole è già tutta la vita. Aljòša, cherubino mio, le filosofie mi uccidono,
che il diavolo le porti!”
(F. Dostoevskij, I Fratelli Karamàzov, ed. Garzanti, 1981, vol. 1°, pp. 321 – 333, memorie dello stàrets Zòsima, in “Il visitatore misterioso”).
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... per uscire fuori... (Misha Gordin) |
(F.
Dostoevskij, I Fratelli Karamàzov,
ed. Garzanti, 1981, vol. 21°, pp. 622 - 623, libro undecimo, IV – “L’inno e il
segreto”).
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... per tutti ... (Misha Gordin) |
Le immagini riproducono opere di Misha Gordin - maestro nel campo della fotografia concettuale - e sono tratte dalla pagina facebook dell'autore stesso.
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