Il discorso di Karl Jaspers in occasione del "premio per la pace" a lui conferito.
🖋 Post di Rosario Grillo![]() |
Il libro. |
Non
nell’accezione di passepartout enciclopedico alle 1000 e più questioni che si
profilano durante i giorni.
Nella
funzione, invece, di Viatico.
Di
memento opportuno delle nostre
radici civiche fondamentali, osservate le quali, risultano orientati i nostri
passi ad un benefico consorzio umano.
“Quando
i contrasti tra i partiti trascinano da legami di solidarietà ad un processo
auto distruttivo, lo Stato libero diventa una quinta che un domani può essere
rovesciata assieme a tutti i suoi politici e i suoi partiti. La democrazia,
esclusivamente formale, genera il totalitarismo, cosicché a ragione Hitler poté
dire trionfante: 'l’ho battuta con la sua stessa follia' ” (p. 39).
🔶Un
premio. L'occasione del discorso di
Jaspers coincide con il “premio per la pace” assegnatogli nel 1958 dai Librai
tedeschi.
Ne
parla in tono kantiano sul filo di “Per la pace perpetua”.
Sia
in quanto continuatore dello spirito critico-razionale di Kant, sia per accettazione
dell'etichetta repubblicana.
“Kant
disse che soltanto gli Stati dotati di ‘forma di governo repubblicana’ possono
stipulare la pace” (pp. 37-38).
Dove
il governo repubblicano non rispecchia una specifica formula costituzionale.
Vuole significare piuttosto la condivisione
comune, la partecipazione democratica.
Nel
frattempo serve osservare che l'episodio pubblico della premiazione non si
ripiega su se stesso. Diventa chiave di un appello: di stimolazione etico
politica, di Paideia pubblica.
Misuriamo
pure - per averne sollecitazione - la
differenza con i nostri tempi “un po' scurrili”, appesantiti dalle onorificenza
modellate a “cursus honorum” nello stile più individualistico.
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Anonimo, Karl Jaspers (1901) |
1. Pace interiore 2. Libertà 3. Verità.
La
pace interiore è requisito morale, interno a ciascun membro e a ciascuna
individualità statale. Correlazione utile a ripulire dal nazionalismo. Antidodo
di ogni possibile “incidente totalitario”.
Detto
da uno che ha vissuto la parabola nazista.
Essa
lo aveva investito come tedesco, come intellettuale e come uomo.
Egli
aveva ben presente l’incombente minaccia del potere per il potere.
La
libertà si distacca dal formalismo e si appropria del sostrato della “responsabilità
umana”.
Il
filosofo tedesco dimostra di aver incamerato la lezione di M. Weber.
Ed
ancora una volta mette a frutto la lezione di Kant, indicando nel vivo della societas l’alimento e il cimento della
libertà.
🔶Connessione
libertà-verità. L'olimpica qualità
della libertà concepita da Jaspers si esprime nella simbiosi con la verità.
“La
libertà però non nasce dal nulla. Non è arbitrio né esprime un'opinione
purchessia. Soltanto nella dedizione alla verità è possibile una libertà
piena…… la libertà è vuota se non vi è intesa la verità, da cui proviene e che
essa serve” (p. 40).
Se, ad occhi distratti, appare come una
riflessione astratta e poco pratica, nel profondo dell'analisi emerge come una
modalità di “vita practica”.
Fulminante,
nella sua sintesi, vibrante di un pathos che non offusca la serenità
dell'argomentazione, Jaspers punta decisamente sul “cuore” del problema.
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Zeichnung von Puttrich, Immanuel Kant (1798) |
Si
appella quindi ad un impegno, che qualifica la cittadinanza, e, da essa, la comunità,
animatrice sincera della democrazia concreta.
Concretezza
che comporta la presa in carico dell'istanza della giustizia sociale, senza
cadere nel confusionismo della
teoria socialista.
Senso
della misura, che richiede interclassismo e popolarismo, nella qualità
migliore, svincolato dal contingente partito.
Egli
così dimostra preveggenza di fenomeni che investiranno la Germania e l'intero
Occidente, dominato dalla logica del produrre per il consumo
morboso.
Ha
ben chiaro, cioè, l'inganno con tutta l’insincerità
del consumismo, guidato dal Denaro Sovrano.
🔶Cenni
di Paideia. Di sfuggita, ma con grande
chiarezza, accenna al sostrato culturale: bagaglio
di memoria storica, asse radiante dell'educazione pubblica.
Risulta
qui chiara la fustigazione del secondo impero bismarckiano, apparente eroe dell'unificazione tedesca, ed
invece è triste preludio della tragica pagina della Germania nazista.
Dimostrando
di ben conoscere il dibattito sulle “responsabilità storiche” della Germania sconfitta, allora già aperto,
Jaspers prende nettamente partito e,
ancora una volta, offre come rimedio “la responsabilità unita alla sincerità”.
L’educazione,
consiglia, va condotta con i crismi della humanitas,
del peso che l'uomo porta nella storia (pp. 46-56).
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La libertà è la cifra umanistica primaria e solo la verità può alimentarla.
RispondiEliminaCi si chiude troppo spesso dentro il rimando libertà-giustizia. Trovo assai innovativo e risolutivo il binomio libertà-verità.
EliminaLa verità ha una pregnanza infinita.
Grazie
Interessantissimo, grazie e condivido!
RispondiEliminaRingrazio dell'apprezzamento!
EliminaCaro Rosario, consentimi solo un flash sulla pace interiore: quella che mi riconcilia con me stesso ma non possiedo per me stesso, quella che presuppone la giustizia, riconcilia ed unisce le persone e proprio per questo sa trasmettere la pace e fondare la democrazia che non delude, non formale ma sostanziale. Grazie S.
RispondiEliminaAncora grazie per il tuo costante, fecondo contributo
EliminaNon a caso Jaspers dedica primaria attenzione all'interiorità. Sappiamo che discende dal fondamento spiritualista e si concretizza nella qualità morale della democrazia.
Permettimi di ringraziare, al contempo, Rossana per il suo illuminante contributo.
Grazie!
Riflessioni assai interessanti e attualissime. Grazie anche per i video che aiutano a mettere a fuoco aspetti della vita e del pensiero di Jaspers e della Arendt. Buon mese agostano.
RispondiEliminaGrazie a lei per la lettura e il commento. Sono contenta che i video aiutino (come sa la parte iconografica è curata da me).
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