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lunedì 17 luglio 2017

Il filo racconta il mare nostro.

Percorso, sul filo della memoria individuale e collettiva, intorno al mar Mediterraneo, alla sua funzione storica e alla sua più profonda vocazione: quella di essere luogo di incontro e di scambio tra civiltà.
Post di Rosario Grillo
Immagini delle opere del pittore francese Gustave Courbet (1819-1877). 

Nei miei ricordi degli anni di insegnamento è  presente l’'interesse per il Mediterraneo mostrato da esponenti della scuola di Lundt (Svezia ) con la quale esisteva uno scambio culturale.
Nelle contrade del Nord Europa era facile fino a poco tempo fa ritrovare tale interesse, unito alla cognizione dell'importanza che questo mare ha rivestito nella storia.

Gustave Courbet, Il mare a Palavas
Trovo subito conferma nella lunga tradizione dei viaggi in Italia che si concludevano dopo l'attraversamento dell'intera penisola, giunti in Sicilia, isola circondata da e costituita di Mediterraneo.
Al Mediterraneo, doverosamente ho già prestato attenzione, facendo perno sul contributo che Fernand Braudel ha voluto dare allo studio della civiltà mediterranea. Braudel, eminente storico della scuola delle Annales, ha confezionato su misura la caratura storica di questo mare: espressione dell'incrocio dei dati materiali, di quelli culturali, di quelli iconografici.
Prodotto simbolo della "lunga durata".
Allora mi domando: nella temperie della crisi, del disorientamento attuale, conserva una sua funzione il Mediterraneo? Irradia cultura, raccoglie e trasforma popoli e civiltà, è “fucina di simbiosi”?

Gustave Courbet, Baia con scogliera
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Lo sguardo mobile va dal quadrante del passato a quello del futuro.
Io, inguaribile cultore di studi storici, non riesco a separarmi dal ruolo attivo che questo bacino marino (il Mediterraneo) ha avuto nel cammino delle civiltà umane.
La preistoria, per cominciare, manda immagini e conserva reperti della linea evolutiva: dallo Austrolopitechus all’uomo di Neandertal all’homo sapiens.
Le civiltà mesopotamiche girano la bussola verso Occidente, così danno il "la" alla serie di civiltà : minoica, egizia, fenice, dorica, romana.
Movimenti migratori (allora si parlava di invasioni) partono da oriente, si muovono alla volta dell'Occidente.
Dopo la grandiosa macchina imperiale romana, ancora all'impero declinante tocca integrare nuovi popoli: i “germanici” (etichetta generica).

Gustave Courbet, L'onda
Se frontiera vi fu, essa si sposta con mobilità (chi si ricorda il significato americano di frontiera?)
Attraverso la sapiente opera della Chiesa, del movimento monastico nel medioevo, di attivi operatori culturali (da Sant'Agostino a Gregorio Magno) si imbastisce la Europa medievale.
Né posso dimenticare che al movimento mercantile verso il Catai fa riscontro il contro-movimento cinese verso Occidente.
Solo  la sfortuna impedì una completa interazione. La sequenza poi continua con Venezia e le altre città marinare.
Finisce tutto lì ?!
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La storia, ad occhi avvenuti, non si ferma. Gli antichi greci avevano per essa un'immagine felice: la tessitura.

Gustave Courbet, Barche da pesca sulla spiaggia di Dauville
Molteplici racconti della mitologia si soffermano sul "filo", strumento basilare della tessitura.
Il filo di Arianna, la tela di Aracne, il filo di Euterpe…..
Il modo per indicare e sottolineare: Relazione
Il sapere, e del sapere la storia, celebra la virtù della relazione. Ed oggi siamo portati a dimenticarcene!
L’ossessione del nuovo, la voracità verso l'immediato, il consumo frenetico e senza sosta di Presente: ecco il verbo di oggi.
L’economia neoliberista imperante, il way of life della globalizzazione senza regola, il consumismo dogmatico : ne sono i colori Cherry
La politica, lontana assai dal dettato di Machiavelli, si acconcia ad eseguire i dettami di questa Vulgata.

Gustave Courbet, Mare calmo
Scrivo vulgata, ma bisogna pensare alla manipolazione che esercita il potere finanziario. Esso sì, relazione di centri di potere, dislocati in varie sedi dello scacchiere mondiale, uniti dal network dell'investimento tecnico astratto superveloce.
Lontana anni luce la politica d’impronta aristotelica, frutto della razionale produzione umana, rientrante nell'area delle scienze etiche.
Tale potere agita due pedine, figure da spettacolo: il populismo e il nazionalismo.
Il primo, nella configurazione di paura sospettosa degli altri, dei diversi, degli stranieri.
Il secondo, fulcro di un "io identitario” folle e sanguinario.
Come sempre, si forgia il capro espiatorio. Nella figura dei poveri migranti in cerca di fortuna.

Gustave Courbet, Spiaggia a Dieppe
L’Europa, dimentica degli ideali di Spinelli, raccolta sempre più nella "cittadella fortificata" degli Interessi Costituiti, si presta ad un "gioco delle parti".
Senza il volto della memoria storica (descritto nella prima parte), senza anima (vedi mio post precedente), appare come una sommatoria di input individual-nazionali.
Coacervo di egoismi e "sentinella della paura". In essa il presente ha rotto i ponti con il passato.
Un "teatro dell'assurdo": immaginare il flusso di migranti come un fenomeno eterodiretto, lasciandolo nelle mani della strumentalizzazione dei nemici della "pacifica Europa".
(Ricordo qui il solenne impegno di impronta spinelliana con il quale l'Europa ha cominciato nel dopoguerra il suo cammino).

Gustave Courbet, Peschereccio
Non voglio negare la diabolica presenza di speculatori e di affaristi nella veste di detrattori e in quella degli scafisti.
Ma voglio difendere la "buona fede" e l’altruismo delle ONG, ingiustamente attaccate.
Voglio ribadire la verità lapalissiana della "marcia della storia", ineludibile, ed intrinseca all’esodo dal continente africano.
Voglio suggerire di rispolverare la virtù del Mediterraneo: "crogiolo di civiltà". Voglio occultamente evidenziare l'affare dell'accoglienza, trattandosi di gioventù che rinvigorisce un continente europeo sempre più imbottito di over 60.
Voglio misurare la conformità dell'Europa senza frontiere alla Relazione (chi si ricorda più del programma in eurovisione con questo titolo?! )
Confido nella Fede e nella Ragione.

Link al post. 

Sulla tematica della tessitura si rimanda a questo link e un nostro precedente post dedicato all'artista Ida Budetta (qui).

Le immagini  di Gustave Courbet richiamano la ricca mostra dedicata alla pittura del Mediterraneo, tenutasi a Genova presso Palazzo Ducale nel 2010-2011 (qui).

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3 commenti:

  1. Avrei voluto inserire immagini dei dipinti di Piero Guccione: perché è siciliano e soprattutto perché dipinge il mare in modo unico. Ma non sono riuscita a contattarlo, per chiedere l'autorizzazione, e allora lascio qui il link del suo sito, per chi volesse ammirare le sue opere: Piero Guccione, Il mare.

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  2. Non a caso questo nostro blog ed in particolare i post di Rosario insistono sul tema del migrante, dello straniero, l'altro. Non cesseremo di insistere su questo argomento che ci obbliga a gettare le nostre maschere, a scoprirci per quello che veramente siamo e pensiamo. Così è per il Mediterraneo: cartina di tornasole – aletheia, non nascondimento – delle ipocrisie, delle false paure, dei pregiudizi dietro i quali si celano inconfessabili egoismi, dei colpevoli silenzi amnesie miopie ed incapacità dei politicanti europei. Ma anche specchio delle nostre speranze e preoccupazioni per le future generazioni che stiamo depredando, della nostra decisa volontà di accoglienza, delle nostre amare denunce e dell'annuncio che, sì, noi vogliamo che il Mediterraneo – come Rosario fortemente ci rammenta – è e deve essere ponte di relazioni fraterne e non di morti fratricide, intreccio di fili che ognuno tesse: un mare nostro, di tutti. Grazie, Rosario.

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  3. Ennesimo tentativo di commento(google mi perseguita)
    Grazie a Gian Maria perché rafforza lo spirito del post.
    Non mi stancherò mai di battere sullo stesso tasto e tu sai come è nato il post.
    Il Mediterraneo, nonostante l'abulia, italiana ed europea, conserva il suo ruolo. Solo la Cina, a dispetto del suo regime, sa riconoscerlo (Pireo, Trieste).
    Un grazie anche a Rossana, sempre scrupolosa, attenta e sensibile nel lavoro di corredazione

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