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sabato 4 novembre 2017

La guerra, minaccia di suicidio.

Una riflessione sulla guerra e sulla pace in un giorno molto importante per la storia italiana: il 4 novembre.
🖊Post di Rosario Grillo
📷Fotografie della prima giornalista di guerra Gerda Taro (1910-1937), morta giovanissima durante la guerra civile spagnola (per un articolo di presentazione vedere qui)

Gerda Taro, Miliziana repubblicana 
si addestra sulla spiaggia di Barcellona (1936)
Età e professione mi consentono di disporre di un testo scolastico edito nel 1983 dalla Prncipato.
Il testo, polivalente, può essere usato come libro di educazione civica al biennio e al triennio. La qualità dei rimandi consentirebbe di utilizzarlo anche come testo di filosofia, dando all’insegnamento un taglio problematico.
Titolo: La pace - realismo di un'utopia -. Gli autori: padre Balducci - L. Grassi.
L’ho ripreso in mano dietro alle suggestioni provocate dall’amico Gian Maria, che sta dedicando riflessioni ai lavori intellettuali di Balducci, e in coincidenza con l’imminente consulto presso il Vaticano dei maggiori esperti del tema nucleare  (diplomatici, consulenti, esperti, uomini di fede).
Il Papa non ha tirato fuori la questione a caso.
È l’anniversario del memorandum di Benedetto XV (1917) sulla “inutile strage, finalizzato a raggiungere la pace nella fase cruenta del primo conflitto mondiale.
Il pontificato di Francesco si è già qualificato per l’attività di ricerca e conferma della pace, denunciando la corrente guerra mondiale “fatta a pezzi”.
In conformità con questo taglio, nella recente visita pastorale a Bologna, ha voluto richiamare la figura del cardinale Lercaro e riabilitarla per il “coraggio profetico di pace che l’aveva caratterizzata.
Gerda Taro, Due soldati repubblicani 
trasportano un ferito (1937)
Rileggendo le parole di Lercaro, mi si è scolpita in testa questa espressione: “superstizione della guerra”. Questa la definizione che egli dava della guerra.
Molto strana invero, perché conosco tante altre definizioni, ma questa mi è nuova. Alcuni hanno definito addirittura la guerra una “igiene del mondo”, mentre tanti altri si sono accontentati di ricondurla alla tipica, ed indistruttibile, aggressività umana.
Padre Balducci, nell’opera citata, riconosce che l’antropologia più comune la fa discendere dalla necessità umana di progredire, di conquistare benessere, di migliorare condizione di vita e quindi di scontrarsi, per questa ragione, con i suoi simili.
Povertà di risorse conduce a guerra di conquista!
In seguito però egli nota che lo “scrupolo morale ha spinto l’uomo ad argomentare il bisogno di mettere un riparo, di arginare la sua aggressività.
Classifica, in conseguenza, gli ideali di pace che si sono succeduti. In modo più veemente nell’epoca moderna, in considerazione dell’aumento del potere distruttivo della guerra (1).
Gerda Taro, Soldati repubblicani 
(1937)
Dall’utopia della tolleranza (età di Erasmo da Rotterdam) al pacifismo democratico - giacobino, all’Internazionale socialista, alla Società delle nazioni.
Fa un po’ contrasto la presenza del socialismo nel novero delle utopie, però c’è una ragione per sostenere che tutte queste stagioni discendono sempre da una cifra utopica.
In ogni caso, fatta eccezione per la prima, si ricorre alla violenza per edificare una società senza conflitto.
Padre  Balducci supera l’impasse, facendo notare la convergenza tra storia e biologia.
Dice storia nell’accezione di: opera dell’uomo, che risente dell’insieme delle sue capacità. Sono capacità che Balducci non esita a leggere nel verso di Machiavelli: virtù che si accingono a metter riparo al “ruinare della fortuna” (2).
Nell’epoca  di Hiroshima la storia rappresenta la possibilità reale di distruggere l’umanità, perciò si concilia con la biologia, che evidenzia un naturale fine: il principio di autoconservazione.
Questa la ragione stringente per classificare nella categoria del realismo la problematica della pace.
Gerda Taro, Miliziane repubblicane 
durante la guerra civile spagnola (1936)
Riprendendo qui la definizione del cardinale Lercaro, si raggiunge la decrittazione della sua espressione.
Qualificare come superstizione la guerra, come fa Lercaro, contro tutta una tradizione che riconosce il “crudo realismo“ di essa, derivante dalla natura bellicosa dell’essere umano, significa invertire il punto di vista e far leva su un’altra linfa della natura umana.
Questa linfa è quella stessa che la pastorale della misericordia, intensificata da Francesco, sta perseguendo. Nasce nel cuore della “umanità di Cristo”, nella redenzione.
Cammina sul tracciato della dignità dell’uomo, creato ad immagine di Dio ed ha il respiro de l’umanesimo.
Superstizione, nella visione di Lercaro, è un modus che si discosta da questa verità profonda, da questa luce interiore.
Superstizione è piuttosto il deposito di: interessi soggettivi e corporativi (e nazionalistici), di una libido incontinente e di un’ebbrezza consumistica (3).

Gerda Taro, Giovanissimo "miliziano"
durante la guerra civile spagnola (1937)
Note.
(1) Ha ragione d’essere la distinzione  tra “forma cerimoniale“ della guerra fino al medioevo e “forma distruttiva“ della guerra moderna, che va dall’introduzione delle armi da fuoco all’età nucleare.
(2) Il Principe, XXV.
(3) Impressionante l’incremento dell’industria delle armi nel corso degli ultimi decenni. Complementare alla spoliazione delle ricchezze, effettuata a danno delle popolazioni alle quali vengono  vendute quelle armi.
Non è solo - o non è più -  “equilibrio della tensione“, fuori luogo dopo la caduta del muro di Berlino. È piuttosto una società internazionale costruita sulla ingiustizia e sulla rapina.
In questo senso, papa Francesco, pensando alle ripercussioni autolesioniste - i paesi rapinatori finiscono per dipendere dai paesi rapinati - parla di suicidio.

3 commenti:

  1. Condivido pienamente il punto di vista del Papa (si sta combattendo una terza guerra mondiale “fatta a pezzi”) e l’avvertimento di Rosario sulla minaccia di suicidio universale. Aggiungo – anche se non ce n’è bisogno – che “l’inutile strage”, non solo riferita alla prima guerra mondiale ma a tutte le guerre degli ultimi cento anni ha prodotto milioni e milioni di morti (una sfilza di zeri che continuamente si debbono aggiungere ed aggiornare) di militari e soprattutto di civili. Massacri - omicidi di massa - in nome dell’amor di patria (!) con tanto di medaglie alla memoria, all’insegna dei deliri ideologici e soprattutto dell’amore per il profitto guerrafondaio. Senza parlare dei mutilati, degli invalidi ,delle vedove, degli orfani e delle generazioni che si sono succedute (come la mia e la mia famiglia in particolare) ancora vittime a distanza di tempo di questi insensati reciproci assassinii.

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  2. Nella Crosiglia4 novembre 2017 19:43

    Da leggere.

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  3. Con ritardo rispondo, ringraziando innanzitutto. Già Maria ha voluto tempestivamente inserire il post in occasione di celebrazioni, che sono insensate se inneggiano sempre alla guerra, anche quando coronata da vittoria. Ogni guerra ha sempre peggiorato è mai risolto. Finalmente la Chiesa si libera dell’idea di “ guerra giusta”. La guerra è sempre segno di Violenza , distrugge il dialogo e la relazione.
    Oggi soprattutto bisogna martellare contro la produzione e il commercio delle armi.

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