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domenica 12 novembre 2017

Sul cominciare. Con Calvino, Borges e Foucault.

A partire dall'energia degli incipit letterari (con Italo Calvino e Jorge Luis Borges) si analizza l'inquietudine che accompagna il principio del discorso (con Michel Foucault).
Post di Rossana Rolando.
Immagini dell'illustratore e pittore inglese Frederick Cayley Robinson (1862-1927).

Frederick Cayley Robinson, Illustrazione 
tratta da L'uccellino azzurro di Maurice Maeterlinck
Non è l’inizio al singolare – il principio di tutto – che qui vorrei evocare, ma gli inizi al plurale, i modi del cominciare, gli atti con cui si dà avvio a qualcosa. In prima battuta mi interessa il principio della narrazione, e subito dopo l’avvio di ogni discorso, non solo in campo letterario.

🌸L’inizio del raccontare.
Nei capolavori della letteratura le parole di apertura si caricano di una grande energia, come se la potenza creativa dell’opera fosse già tutta contenuta nel principio. Per questo, come ricorda Italo Calvino - che al tema ha dedicato un libro ben noto, dal titolo Se una notte d’inverno un viaggiatore -, gli inizi dei romanzi sono generalmente più memorabili dei loro rispettivi finali. Gioia dell’inizio: questo si respira negli incipit meglio riusciti.
Frederick Cayley Robinson, 
Il mondo
Nel suo testo inedito sul “Cominciare e finire” (pubblicato in Appendice a Lezioni americane, Mondadori, Milano 2016) lo stesso Calvino descrive l’inizio come l’uscita “dalla potenzialità illimitata e multiforme” dell’esperienza - data dalla “possibilità di dire tutto”, in tutti i modi e i linguaggi possibili - per  entrare “in qualcosa che ancora non esiste”, facendo ingresso in “un mondo completamente diverso”, “un mondo verbale”. La molteplicità del reale offre un’infinita ricchezza di materiale “raccontabile” da cui lo scrittore cattura, isola, seleziona dati che poi rimescola e rielabora per dare origine alla sua storia.
All’interno di essa tutto può accadere, con una libertà che il reale non possiede. Nel racconto di Borges - Il giardino dei sentieri che si biforcano (in Finzioni, Mondadori, Milano 1984) - si ipotizza un romanzo nel quale vengano realizzate tutte le vie narrative, attraverso la creazione di “diversi futuri” paralleli, fra loro contraddittori. 
Frederick Cayley Robinson, 
La nave dei sogni


I sentieri che si biforcano non sono nello spazio ma nel tempo: un’infinita serie in cui ciascun personaggio sperimenta tante vite, secondo biforcazioni successive sempre più complesse. Dentro le finzioni della narrazione si compiono tutte le possibilità esistenziali, quelle che durante l’effettività del vivere si perdono, nell’esclusione del destino e della scelta  (poiché ogni biografia è il frutto di successive direzioni, decise ad ogni bivio e di bivio in bivio, fino alla completa determinazione di sé). Ogni uomo dunque è l’insieme di tante biografie possibili, anche se nella vita una sola si realizza.

🌸L’inizio del discorso.
Quanto detto relativamente al racconto non vale per l’uso comune della parola, quello che si sviluppa nel discorso. La gioiosa libertà del narrare sembra isterilirsi nel discorrere, tanto da indurre – in chi è più avveduto – un vero e proprio timore dell’inizio.
Nella sua lezione inaugurale al Collège de France Michel Foucault afferma: “Più che prendere la parola avrei voluto esserne avvolto, e portato ben oltre ogni inizio possibile. Mi sarebbe piaciuto accorgermi che al momento di parlare una voce senza nome mi precedeva da tempo: mi sarebbe allora bastato concatenare, proseguire la frase, ripormi, senza che vi si prestasse attenzione, nei suoi interstizi, come se mi avesse fatto segno, restando, per un attimo, sospesa. […] 
Frederick Cayley Robinson, 
Tempo di lezione
C’è in molti, penso, un simile desiderio di non dover cominciare…” (Michel Foucault, L’ordine del discorso, Einaudi, Torino 2004).
L’inquietudine dell’inizio nasce dalla consapevolezza di un uso logoro delle parole, sottoposte ai meccanismi del controllo sociale e alle procedure di esclusione del discorso.
E’ il peso dell’inizio che vorrebbe sottrarsi all’interdetto (ciò che non si può dire), al rigetto (di quanto è ritenuto folle), all’opinione dominante (ciò che è considerato vero), all’ipse dixit (il principio di autorità, oggi appannaggio di chi ha successo),  all’irrigidimento dottrinale….

🌸Letteratura e discorso. I fondatori di discorsività.
Ancora Borges, nel suo Pierre Menard, autore del Chisciotte (in Finzioni, Mondadori, Milano 1984), immagina uno scrittore - Menard - che riscrive alcuni capitoli del Don Chisciotte, ma rivela, in questa sua operazione, l’impossibilità della semplice ripetizione. Le stesse identiche parole riscritte tre secoli dopo assumono un diverso significato e vengono interpretate in modo molto diverso. Far propri “pensieri antichi e lontani” e ripensarli è un compito senza fine: “Pensare, analizzare, inventare […] non sono atti anormali, sono la normale respirazione dell’intelligenza […]. Ogni uomo deve essere capace di ogni idea, e credo che nell’avvenire sarà così”.
Frederick Cayley Robinson, particolare 
di Persone al di fuori dell'ospedale
Forse dalla letteratura può arrivare un suggerimento utile anche al fine di dare slancio alla prosecuzione di un discorso che voglia resistere, trasgredire e far violenza alle cose. La capacità di coltivare idee può contribuire a liberare dalle prigioni del pensiero omologante, dall’oppressione del soggetto sottoposto alle leggi occulte e manifeste del potere. 
E’ quanto Foucault sostiene parlando della funzione dell’autore inteso come instauratore di discorsività (Che cos’è l’autore, contenuto in Scritti letterari, Feltrinelli, Milano 1984) - ben oltre la propria persona e la propria opera -, fondatore di “una possibilità indefinita del discorso” in cui la “pluralità degli ego” si inserisce nella produzione comune di un pensiero che sia libera espressione creativa. Primato del discorso collettivo – già da sempre incominciato, ma rimasto nascosto, sommerso, interrotto – rispetto al singolo autore e, soprattutto, primato dell'elaborazione critica rispetto alle mille forme stereotipate del dire e del pensare.

Frederick Cayley Robinson, 
particolare di Orfani I, 1915

10 commenti:

  1. Rossana ci fai attendere, ma fai spari “una bomba”. È tale la bellezza di questo post che mi vien da piangere.
    Noi, tra filosofi ( intenditori) ci rimastichiamo il problema del cominciamento.
    Qui tu ti sei servita di importanti, intuitivi autori, che ci hanno “squarciato il problema. E , tra parentesi, quanta miniera c’ in Foucault!
    Da esperienza personale, ogni inizio di discorso, nei miei interventi, è sempre un trauma, e non solo per l’emozione


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    1. Ciao Rosario, il tuo commento mi ha riempito di gioia e mi ha accompagnato in questi giorni come un dono, anche se rispondo solo ora. L’entusiasmo che esprimi è segno della tua generosità, ma è anche indicazione di una consonanza di orizzonti e interessi che si approfondisce sempre più. Questo post è frutto di una elaborazione piuttosto lunga - strappata agli impegni di scuola -che ha trovato infine la “propria strada”, a partire da mondi che pure sono tanto diversi (letterario e filosofico).

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  2. Mariapaola Benedetti12 novembre 2017 14:19

    Bellissimo questo post di Rossana.

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    1. Grazie del gradito apprezzamento. Un caro saluto da me e da Gian Maria.

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  3. Nella Crosiglia12 novembre 2017 15:17

    Da imparare.

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    1. Ogni giorno – tutti – possiamo imparare, a cominciare dalla sottoscritta. Grazie.

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  4. Sì, difficile è iniziare: devi scegliere un sentiero e rinunciare a tanti altri. Stano, pensavo che la difficoltà, anzi ancora maggiore, la sentissero gli scrittori, i dolori di un parto. Ma chiacchierare di incipit mi è sempre piaciuto tantissimo. Sarebbe bello! Anche i finali, però: ...."Non sa (nessuno può sapere) la mia innumerabile contrizione e stanchezza"

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    1. Ciao Gianni, citi il finale de “Il giardino dei sentieri che si biforcano”… In effetti Borges è maestro anche di grandi stupendi finali: “La biblioteca di Babele” termina con “Questa elegante speranza rallegra la mia solitudine” e “Le rovine circolari” si chiudono dicendo “Con sollievo, con umiliazione, con terrore, comprese che era anche lui una parvenza, che un altro stava sognandolo”... Grazie sempre per la tua fine attenzione.

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  5. Chissa se, come ben scrivi "dalla letteratura può arrivare un suggerimento utile anche al fine di dare slancio alla prosecuzione di un discorso che voglia resistere, trasgredire e far violenza alle cose. La capacità di coltivare idee può contribuire a liberare dalle prigioni del pensiero omologante, dall’oppressione del soggetto sottoposto alle leggi occulte e manifeste del potere." Speriamo! Post come i tuoi alimentano la voglia di pensare, di scrivere, di studiare, di resistere e di impegnarsi per un mondo migliore. Bellissime anche le immagini. Grazie.

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    1. Grazie Maria. Sono felice per quanto dici. Le immagini sono un raffinato suggerimento di Laura D’Aurizio, amica che ringrazio di cuore.

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