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mercoledì 29 novembre 2017

Luce e ombra.

Un percorso sul tema di luce ed ombra tra letteratura, arte e filosofia.
Post di Rosario Grillo.

Ferdinand Puigaudeau (1864-1930), 
Ombre cinesi, il coniglio
Il grande dono della Vista, nel suo organo: Occhio, gioisce della Luce.
I miei occhi cerulei, d’impronta mediterranea, nel bagliore dei paesaggi siciliani, si ritrovano ogni volta felici della sovrabbondante luminosità.
Ancora conservo, negli occhi, le immagini della luce di Agrigento, sfavillante nell’arsura solare. E il concentrato di quella zona: Kaos, che al di là della “finestra di Pirandello offre lo spettacolo dei fichi d’india in fiore, delle agavi e, sullo sfondo, del mare turchese.
Luce ho ritrovato su, nei canali che attraversano Bruges, frequentati dai battelli, instancabili traghettatori di turisti.
Anche Bruges, che non sempre può godere dei raggi solari, ha magnificato la Luce nelle aree pubbliche (Markt, Burg, Zand) e nelle pittoresche e curate aree verdi, destinate a giardini pubblici.

Caravaggio, Cena in Emmaus, 
particolare (ombra a forma di pesce), 1600
L’esperienza vissuta mi riporta con la mente alla metafisica della luce che ebbe corso nel Medioevo e in Roberto Grossatesta ebbe il più organico teorico.
Enti naturali, corpi, spiriti, anime, sono costituiti di luce. Dio stesso è Luce ed ogni cosa è creata ad immagine e somiglianza di Dio, ogni ente è aliquod genius lucis. Io, inguaribile cultore della dialettica, non posso trascurare, però, che la Luce emana una zona d’ombra. A dispetto di Plotino, non penso che essa sia propaggine infima dell’emanazione della Luce. Penso, piuttosto, che l’ombra si accompagna alla Luce.
Nella stessa isola, la Sicilia, che mi diede il natale, più frequente è la concezione chiaroscurale: conflitto tra Luce ed ombra.
Gli stessi antichi Greci, più conosciuti per le immagini apollinee della Luce, dell’Armonia, frequentarono il concetto di ombra, di sogno, di Ade.
Porto ad esempio Eschilo, Pindaro:
Creature di un giorno
che cosa mai è qualcuno?
che cosa mai nessuno?
Sogno di un’ombra è l’uomo.
Ma quando un bagliore discende dal Dio,
Luce risplende sugli uomini
e dolce è la vita (Pitiche,VIII, 95). 
Johannes Vermeer, 
Veduta di Delft (1660-1661)
Lo stesso idealismo platonico si cimentò con le ombre cavernose.
Procedendo in avanti, l’effetto della relazione Luce-ombra diede origine alla prospettiva ed all’incanto dei dipinti di Caravaggio, di Rembrandt e di Vermeer (la veduta di Delft).
Intenso il senso dell’ombra (morte) nella poesia di Hölderlin. Il poeta, agitato da una sensibilità romantica, ed intrigato dalla nascente filosofia dell’Idealismo tedesco (1), riconobbe nell’ombra il momento verità della morte.
O fine del mio tempo!
O spirito che ci hai conosciuto, tu che nascosto
ci governi, alla luce del giorno, come nell’ombra,
e tu, luce, e tu madre terra!
Eccomi qui sereno, perché mi attende
la nuova ora, predisposta da lungo tempo.
Ora, non più solo per immagini e nemmeno,
com’era tra i mortali, in una breve felicità,
ma nella morte troverò il vivente (La morte di Empedocle).
Non mi è sfuggita nemmeno la lettura proposta dal film di Martone su Leopardi, e in esso l’impressione prodotta dalle ombre delle “viscere” di Napoli sul poeta.
Rembrandt, La parabola del ricco stolto, 
particolare, 1627
In maniera compiuta i Canti di Orfeo di Rilke offrono il senso trasfigurato dell’ombra: medium del passaggio dal visibile all’invisibile.
In una lettera del 1932, Rilke parla del mutamento che si verifica nelle cose:
“La terra non ha altro scopo che diventare invisibile: in noi
che con una parte del nostro essere partecipiamo dell’invisibile,
abbiamo (almeno) cedole di partecipazione ad esso e possiamo
aumentare il nostro possesso di invisibilità durante la nostra
durevole metamorfosi del visibile nell’invisibile”.
Occorre tempra forte per resistere al contrasto dialettico: non quella fisica. Quella etico-culturale, che non mancò a Borges, il poeta provato dalla sopraggiunta cecità.
In lui le ombre della vista difettosa si congiungono alle crepe della vecchiaia, ed inevitabilmente macchiano la lucentezza, anche se non impediscono lo stupore.
“vivo tra le forme luminose e vaghe
che non sono ancora le tenebre”.
Nemmeno sconfiggono la curiosità intellettuale:
“Questa penombra è lenta e non fa male
scorre per un mite pendio
e assomiglia all’eternità.
I miei amici non hanno volto,
le donne sono quelle che erano molti anni fa,
gli incroci delle strade potrebbero essere altro,
non ci sono lettere sulle pagine dei libri.
Tutto questo dovrebbe intimorirmi, ma è una dolcezza, un
Ritorno” (Elogio dell’ombra).
Anche qui un limen che introduce  all’eternità.

Ferdinand Puigaudeau (1864-1930), 
Bolle di sapone
(1) Hölderlin studiò con Hegel e Schelling all'università di Tubinga.

6 commenti:

  1. Stefania Origlia29 novembre 2017 14:14

    Post superlativo!!!

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    1. Contento che abbia incontrato il suo consenso e grato del “ superlativo “

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  2. Grazie Rosario! Un articolo davvero molto intenso e armonico nello sviluppo e nell'intreccio ben riuscito dei testi citati. Un post, anche di breve estensione (come è quella generalmente prevista all'interno di un blog), può essere un piccolo mondo, completo in se stesso e, nello stesso tempo, aperto a mille evocazioni e risonanze.
    Un caro abbraccio a te e a Liliana.

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    1. Cara Rossana, molto contento del tuo apprezzamento, che so essere non di maniera.
      Ho già illustrato a Gian Maria come è nato. Il resto è frutto della “ gioia di vivere” che discende dalla “ Croce di Gesù “

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  3. Grazie, caro Rosario: oggi, grazie alla tua arte maieutica, mi sono sentito elevato dalla cupezza del conformismo e un po’ più responsabile delle bellezze del mondo. Luce che si accompagna all’ombra (perché “troppa luce abbaglia”), che trasfigura in continui chiari-scuri la nostra esistenza: quasi simbolo significante della nostra vita e del nostro esserci nel mondo. E se tu lo scopri nella tua città, a Bruges e nella tua Sicilia, io l’avverto girovagando con Rossana per le Langhe ed il Monferrato e qui ad Albenga, in riva al mare, all’alba che allude al tramonto ed al tramonto foriero di un’alba racchiusa nelle onde che il sole accarezza con i suoi colori cangianti di attimo in attimo. E’ la vita che commuove e che benedico. La doppia presenza di luce (luce umbratile, aperta al chiarore del mondo, degli affetti, delle relazioni) ed ombra (velo risplendente nel labirinto dei mali del mondo, che si riflette nel groviglio dei propri pensieri ed emozioni, quasi diaframma tra sé e gli altri) ricapitola la doppia presenza in ognuno di noi di gioie e di fatiche, di fallimenti e tenaci speranze, nell’inquieta fiducia in Colui che mantiene le sue promesse.

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    1. Il tuo commento mi riempie...e non aggiungo altro. Grazie!

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