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domenica 6 gennaio 2019

Gli accumulatori del Tempo.

Dedicato agli insegnanti e ai poeti.
Post di Rossana Rolando 
Immagini dei dipinti di Giuliano Giuggioli (qui la pagina facebook). Il pittore è in mostra ad Albenga fino al 13 gennaio 2019, presso Palazzo Oddo: un ringraziamento particolare a Francesca Bogliolo e ad Alessandro Colonna che ci hanno permesso di conoscere l'artista.

Giuliano Giuggioli, 
Inarrestabile
Tra i vissuti più luminosi che un/una insegnante può sentire e trasmettere agli allievi vi è l’esperienza del tempo inteso come intensità e durata: non semplice susseguirsi di istanti uguali e indifferenti l’uno rispetto all’altro, ma tempo significativo in cui si decide qualcosa di sé. Quando questo accade, discente e docente si trovano avvolti nella stessa emozione, tutti dentro ciò che si sta dicendo - una poesia, un pensiero filosofico, un percorso storico, un testo da tradurre e fin’anche una dimostrazione matematica - senza dissociazione interiore, in unione profonda con la “cosa” da cui proviene la ‘necessità’ dell’ascolto. Non è un’esperienza scolastica quotidiana - fatta piuttosto di chiaroscuri -  è invece evento che si compie grazie a una serie di circostanze positive, soggettive ed oggettive,  che permette di realizzare quella magia dell’ora di lezione, evocata da Massimo Recalcati¹ .

Giuliano Giuggioli, 
Porta della conoscenza
Già Daniel Pennac, in un suo scritto meraviglioso, dal titolo “Gli indimenticati”² parla degli insegnanti che rimangono indelebili nella mente di ciascuno. Di loro si ricorda la voce, le manie, il corpo, lo spazio occupato nell’aula. Non solo. In loro si identifica la materia: non la insegnano semplicemente, la incarnano. Ma soprattutto essi sono coloro che “hanno tempo”³:  gli stessi cinquantacinque minuti, uguali a quelli di qualsiasi altro docente, suscitano un’attenzione che dilata la durata, condensano un viaggio bastante a se stesso.
Nell’espressione “sembrano avere tempo” Pennac raccoglie tutto il senso di ciò che permane, pur nello scorrere esteriore di quegli stessi cinquantacinque minuti, attraverso l’amplificazione della dimensione interiore.

Giuliano Giuggioli, 
Il sognatore
In modo analogo Giorgio Caproni - a cui ritorno in questo inizio d’anno - descrive i poeti, definendoli “accumulatori del Tempo”. L’espressione, ancora una volta, si riferisce alla qualità piuttosto che alla quantità. Il tempo si accumula solo se non passa invano, nella consapevolezza che “settant’anni di vita distratta dietro gli affari e i traffici e le cosiddette cose concrete può contenere soltanto un minuto primo di Tempo vero, mentre diciotto o vent’anni o trenta di vita vissuta davvero in profondo, possono viceversa contenerne secoli a volte millenni”. Per questo si può accumulare tempo solo se non si ha fretta: “il cuore ben aperto alle minime come alle massime sofferenze, e alle minime come alle massime gioie, soltanto per il gusto […] di lasciare una traccia la quale, per il suo lucore, somiglia tanto a quella della lumaca, o … a quella di una lacrima prosciugata giù giù per una guancia”.
Fuor di metafora il tempo dura se è ricco di significato e valore, se si fa tempo che allarga l’interiorità.

Giuliano Giuggioli, 
Libro dei segreti
Così Proust, sulla scia di Bergson, descrive la coscienza come “l’immenso edificio del ricordo”. E’ lì che il tempo si aggomitola e attende di riemergere, anche quando “di un antico passato [delle cose passate] non sussiste [più] niente”. L’identità di ciascuno quindi è tanto più ricca quanto più profondo è il tempo vissuto. Per questo si possono aggiungere anni senza accumulare “Tempo vero” e, viceversa, si può vivere molto, in un numero minore di anni.
Pennac e Caproni insegnano che la cultura, la lettura, la poesia, l’arte, la scrittura… l’attenzione alle piccole cose, “alle minime come alle massime sofferenze, e alle minime come alle massime gioie”, sono vie per dilatare il tempo, dargli durata e intensità.

Un bel messaggio per questo nuovo anno che ha inizio.

🔗Note.
1. Vedere qui.
2.  Il testo citato è contenuto in Una lezione d'ignoranza, Astoria, Milano 2015.
3. Cfr. Ibidem, p. 4.
4. Giorgio Caproni, Taccuino dello svagato, Passigli Editori, Firenze 2018, p. 251.
5. Ibidem, p. 251.
6. Marcel Proust, Dalla parte di Swann, BUR, Milano 1985, p. 133.
7. Ibidem, p. 133.
8. Scriveva Umberto Eco: "Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito... Perché la lettura è un'immortalità all'indietro." (tratto da Perché i libri allungano la vita, La bustina di Minerva, L'Espresso, 2 giugno 1991).
  
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20 commenti:

  1. Grazie a Rossana per questa meravigliosa riflessione, questo tempo che gettiamo in inutili sproloqui contro tutti, bramando il domani, il più, rintanandoci in un passato che diventa prigione invece che bagaglio... è così prezioso e ricco di sfumature di piccole inimmaginabili meraviglie!

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    1. Ringrazio te Paola per questa importante distinzione tra il tempo prigione e il tempo bagaglio: il primo chiuso e opprimente, il secondo liberatorio, fonte di vita sempre nuova. Ridurre le catene del primo, per lasciare spazio alle ali del secondo: questa potrebbe essere la scommessa. Un abbraccio.

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  2. Grazie ...da una insegnante in pensione!!

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    1. Che bello! Evidentemente una insegnante che ha amato il suo lavoro! Un saluto.

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  3. Ogni discorso sulla vita e sulle sue rappresentazioni è un discorso sul Tempo e ,come diceva Tolstoj, "Ogni esistere nel tempo è un cercare Dio"
    Grazie.

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  4. Un istante può essere eterno se quell'attimo ti si rivela una realtà "altra" e meravigliosa.

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    1. Sì, penso che il concetto di "eterno" non abbia tanto a che fare con un tempo che non ha fine, quanto piuttosto con un tempo di pienezza (di senso e valore). Grazie per questa opportuna sottolineatura.

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  5. Testo intenso, coinvolgente, profondamente vero.
    Jean Sulivan parla di "temps de l'horloge et du calendrier et de l'instant-étérnité...
    Il tempo che si riempie del tempo e delle storie degli altri, della bellezza e di ogni evento che intesse il nostro quotidiano. Un grande grazie per questa riflessione condivisa che dona LUCE al già vissuto e sospinge ad essere sempre più attenti e presenti.

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    1. "Il tempo che si riempie del tempo e delle storie degli altri, della bellezza e di ogni evento che intesse il nostro quotidiano": splendida definizione del tempo ricco di valore. Nella poesia che ho proposto - "Perché restare?" - Caproni dice: "Resto. Mi lega l'erba, il bosco, il fiume...anche se il fiume è appena un rumore ed un fresco dietro le foglie. La sera siedo su questo sasso e aspetto...Aspetto e ascolto...". Grazie. Un caro saluto.

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  6. Grazie per questa bella riflessione, da un insegnante talvolta 'angosciato' dal "poco tempo per fare bene le cose".

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    1. E' vero, anche la tirannia del "poco tempo per fare bene le cose" è un'esperienza quotidiana. Però l'idea che la scuola sia molto più delle nozioni trasmesse in un'ora di lezione o in un anno intero, è liberatoria e consolante, anche se rende ancora più impegnativo il "mestiere" dell'insegnante.

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  7. Sì, anch'io ho avuto un insegnante di liceo indimenticabile: figura in parte controversa per l'eccessiva severità, ma il tempo trascorso a scuola nelle sue ore mi nutriva l'anima.
    Di lui ricordo tutto a cominciare dalle manie, ma certe sue lezioni ci hanno segnati "a lettere di fuoco" per la passione toccante con cui spiegava la letteratura, con cui s'innamorava davanti ad un'opera d'arte o a un brano musicale. A lui devo - tra l'altro - il germe del mio amore per la musica.
    C'è proprio una dimensione interiore del tempo che dilata gli eventi significativi e ce li radica dentro come semi che a suo tempo fioriranno. Per me il tempo trascorso alle sue lezioni è stato, in questo senso, di rara intensità.
    Grazie di questa ricca riflessione, cara Rossana, e un abbraccio!!!

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    1. Sempre brava Annamaria, sempre "consonante", nel senso bello del far risuonare in profondità e corrispondenza di sentimenti. In particolare sottolineo quel "nutrire l'anima" che significa aprire mondi e orizzonti,trasmettere passioni e quindi possibilità di senso per l'esistenza: un compito difficile, affidato alla scuola, ma anche entusiasmante. Un caro abbraccio.

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  8. Da qualche parte ho letto che si dedica troppo tempo al Tempo. Ho voluto di proposito creare l’intrigo . Rende immediata la proprietà che gli appartiene : distendersi in una latitudine piatta che non lascia segni o aggrovigliarsi in nodi che raggruppano immenso vissuto. Avviene perché il Tempo è in se la Vita, come già sapevano i più antichi.
    Per non andare su terreni già battuti, Rossana meravigliosamente evidenzia il tempo “ magico” della lezione scolastica, che , se veramente riuscita, unisce in una esperienza indimenticabile docente e discenti ; e poi, con Caproni, la sensibilità poetica, che al meglio possiede la virtù di descrivere il “ Tempo vero”.
    È educazione questa, nel tempo odierno, al gusto del tempo, lontani dal tempo frivolo,veloce, occasionale, che ci possiede e che non possediamo.

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    1. E, infatti, ancora Caproni, nella stessa poesia "Perché restare?", contrappone poeticamente l'essere con se stessi, in dialogo interiore con la profondità delle cose vissute, al frastuono di parole senza anima proprie del tempo esteriore. Perciò si sente "perso nel tempo, fuori del tempo". Ciao Rosario, un grande abbraccio.

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  9. Grazie della riflessione. Buon inizio d'anno!

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  10. Riflessioni bellissime ... La lettura del tuo post mi ha fatto mettere distanza dalle sciocche urgenze scolastico/quotidiane che rischiavano di 'soffocarmi'. Devo agli studi di Gestalt (e al prof. Salonia in particolare) la distinzione tra kronos - mera distensione cronologica degi vvenimenti - e kairòs, tempo opportuno, propizio, fecondo, illuminato.
    Grazie di cuore, cara Rossana, anche degli ottimi rimandi bibliografici.

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    1. Ciao Maria, so con quanta passione e solidità - di motivazioni e convincimenti - vivi questo nostro bellissimo e difficile "lavoro". Un caro saluto e buon anno (anche scolastico)!

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