Sul confine tra i semplici tratti narcisistici e il vero e proprio disturbo narcisistico della personalità.
Post di Rossana Rolando.
💥 Mito e psiche.
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Gyula Benczúr, Narciso, 1881 |
Non riprendo qui il racconto molto conosciuto di Narciso. Piuttosto sottolineo la ricchezza inesauribile della narrazione mitologica, archetipo da cui attingono la letteratura, l’arte e, in questo caso, lo studio della mente.²
Dopo lo scritto di Freud del 1914, Introduzione al narcisismo, la psicoanalisi, la psichiatria e la sociologia si sono occupate largamente del tema, attraverso numerosi lavori, risalenti in particolare alla seconda metà del ‘900. Ad essi è dedicata l'ultima sezione del libro.³ Il disturbo narcisistico della personalità si trova invece definito nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) a partire dalla terza edizione del 1980.⁴
Nel contesto odierno può sembrare difficile distinguere semplici stili narcisistici dal disturbo della personalità. L’esibizione di sé, l’autocelebrazione, l’esposizione sono i modi più caratteristici della comunicazione social (in particolare instagram, ma anche facebook, twitter…) e non solo.
💥 Narcisismo sano e malato.
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Giovanni Antonio Boltraffio, Narciso, 1500 circa |
Questa citazione di Gadda non si trova in Arcipelago N., che pure richiama spesso le opere del grande letterato, ma la riprendo perché è il segno di un’intuizione pienamente sintonica rispetto a quanto afferma lo stesso Lingiardi: “Clinica e ricerca concordano su una cosa: le persone che soffrono di un disturbo narcisistico di personalità non riescono a far star bene le persone che le amano”.⁷
Narciso è tale perché “non fa i conti con l’alterità dell’altro”: “Ignorata la sua concavità psichica, l’altro è pura superficie riflettente. L’amore è rispecchiamento auto celebrativo, privo di reciprocità, profondità e separatezza.”⁸
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Nicolas Bernard Lépicié, Narciso, 1771 |
L’altro risulta, infatti, nei vari momenti e modi del relazionarsi, specchio delle proprie aspettative, pubblico devoto che rafforza l’immagine di sé, mezzo per raggiungere i propri scopi, spazio di assoggettamento e controllo. Ricorrenti, secondo le analisi di Lingiardi, sono i passaggi dell’idealizzazione e della svalutazione, i temi abbandonici e rivendicativi, le esplosioni di rabbia, l’amore inteso come risarcimento e non come dono, la sicurezza del proprio comportamento mai messo in dubbio, l’assenza di senso di colpa e rimorso, l’impossibilità di provare gratitudine, la proiezione di sentimenti negativi.⁹
💥 Criteri di riconoscimento.
L’indagine sul caso clinico è svolta, nel libro, con la cautela dell’approccio culturale, che non cade in semplificazioni e riduzioni, nella piena consapevolezza che “è inutile pretendere di riassumere una persona”, come dice Virginia Woolf.¹⁰
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Gerard van der Kuijl, Narciso, 1645 circa |
Al di là di questa distinzione - che fa comprendere la complessità del narcisismo, vero e proprio arcipelago -, la diagnosi di disturbo narcisistico della personalità, può essere formulata nel momento in cui si presentino almeno cinque dei nove criteri sotto elencati, direttamente ripresi dal testo di Lingiardi:
1. Ha un senso grandioso di importanza (per esempio, esagera risultati e talenti, si aspetta di essere considerato superiore senza un’adeguata motivazione).
2. E’ assorbito da fantasie di successo, potere, fascino, bellezza illimitati, o di amore ideale.
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Dirck van Baburen (1594-1624 circa), Narciso |
4. Richiede eccessiva ammirazione.
5. Ha un senso di diritto (cioè l’irragionevole aspettativa di speciali trattamenti di favore o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative).
6. Sfrutta i rapporti interpersonali (cioè approfitta delle altre persone per i propri scopi).
7. Manca di empatia: è incapace di riconoscere o di identificarsi con i sentimenti e le necessità degli altri.
8. E’ spesso invidioso degli altri o crede che gli altri lo invidino.
9. Mostra comportamenti o atteggiamenti arroganti, presuntuosi.¹²
💥 Conclusione.
Il libro è appena uscito (maggio 2021). E’ stato scritto nel periodo del covid, un arco temporale che ha forse amplificato, in tutti, i bisogni di riconoscimento e di relazione. Leggerlo può aiutare a capire meglio se stessi, investigando la sottile linea di demarcazione che separa “normalità” e “patologia”.
💥 Note.
1. Vittorio Lingiardi, Arcipelago N., Einaudi, Torino 2021.
2. Cfr. Ibidem, p. 13, dove si legge: “non c'è psicologia senza apertura al mito: 'l'immaginazione mitopoietica' di Jung...”
3. Ibidem, p. 76 e seg.
4. Ibidem, pp. 37-38.
5. Ibidem, pp. 34-35.
6. Il racconto di Carlo Emilio Gadda, L’egoista, è rinvenibile anche in rete, qui.
7. Ibidem, pp. 35-36.
8. Ibidem, p. 16 e p. 10.
9. Cfr. Ibidem, pp. 40; 41-42; 45; 48; 56; 57; 58.
10. Ibidem, p. 76.
11. Ibidem, p. 44. La dicitura “pelle spessa e pelle sottile” è ripresa da Herbert Rosenfeld.
12. Ibidem, pp. 39-40.
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Ho sentito proprio qualche giorno fa a "Quante storie" l'intervista a Lingiardi da parte di Giorgio Zanchini. Ho apprezzato lo psichiatra per la sua chiarezza e ti ringrazio, cara Rossana, perchè questo tuo post arricchisce il discorso di riferimenti integrandolo con altrettanta chiarezza.
RispondiEliminaL'argomento è certo molto interessante e condivido in pieno la tua conclusione quando affermi che il libro può aiutare a individuare meglio la sottile linea di demarcazione che separa "normalità" da "patologia".
Grazie di cuore!!
Ciao Annamaria, condividiamo l'attenzione e la sensibilità per queste tematiche. Non ho sentito l'intervista di cui parli, ma il dono della chiarezza, in effetti, contraddistingue gli interventi di Lingiardi. Anche nel libro le tesi sostenute sono limpide, i riferimenti al mito, alla poesia, al cinema (di cui Lingiardi è esperto cultore) sono molto ricchi. Grazie a te, un abbraccio.
EliminaNel contesto odierno può sembrare difficile distinguere semplici stili narcisistici dal disturbo della personalità. L’esibizione di sé, l’autocelebrazione, l’esposizione sono i modi più caratteristici della comunicazione social (in particolare instagram, ma anche facebook, twitter…) e non solo.” Tu lo scrivi, Rossana, ed è una tremenda realtà . Come difenderci dalla sollecitazione dell’ipertrofia dell’io? Una mescolanza di vigilanza critica, di autoanalisi, di sana gioia di vivere nella coscienza della nostra dipendenza dal Tutto. Soprattutto…e tu lo hai scritto in post precedenti, l’abbandono del retaggio antropocentrico. Magistrale!🌹
RispondiEliminaNel libro mi è sembrato molto bello il passaggio in cui parla della vita di coppia e cita Rilke per il quale "un buon matrimonio è quello in cui ciascuno nomina l'altro custode della sua solitudine" e ancora: l'amore "in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda". E conclude: "L'idea meno narcisistica di coppia è quella di due persone che si dedicano a un terza 'persona': la loro relazione."
EliminaIl narcisismo divora l'altro, l'amore custodisce la solitudine dell'altro: trovo molto suggestiva questa indicazione, estensibile anche al di là della vita di coppia. Ciao, un abbraccio e grazie!
Lingiardi è prezioso sì - per quello che intuisco di lui, mi piace come persona, come poeta, come psicoanalista, come divulgatore di una psicoanalisi di efficacia possibile. Mi piace molto di Vittorio Lingiardi, quel suo invito, modulato sul registro dell'affetto quasi, del confidenziale affettivo, quel suggerirci che la strada è nella convivenza tra l'io il tu il noi.
RispondiEliminaGrazie a te Rossana della costanza ai temi che ci aiutano a capirci, a migliorarci.
Ti riferisci al suo libro "Io, tu, noi. Vivere con se stessi, l'altro, gli altri", uscito lo scorso anno. Sul tema ho sentito con piacere il breve video che metto di seguito e che esordisce con due belle citazioni: "sono uno solo ma dentro di me siamo in molti", "l'anima è un palazzo a tre piani".
EliminaQuesta attenzione alla complessità dell'animo umano, della persona (tante persone in noi) rende il suo approccio convincente e ricco umanamente (affettuoso nei confronti delle fatiche interiori che tutti sperimentiamo). Grazie Laura, un abbraccio.
Christopher Lasch scriveva questa postfazione al suo libro del 1979 "La cultura del narcisismo". «Il nuovo narcisista è ossessionato non dal senso di colpa, ma dall’ansia. Non infligge agli altri le proprie certezze, ma cerca un significato nella vita. Liberato dalle superstizioni del passato, dubita perfino della realtà della propria esistenza (…).Elogia cooperazione e lavoro di squadra quando ha impulsi profondamente antisociali. Afferma il rispetto delle regole nella segreta convinzione che non si applichino a se stesso. È acquisitivo, nel senso che le sue voglie non hanno limiti (…), ma esige soddisfazione immediata e vive in uno stato di desiderio inquieto e perennemente insoddisfatto». Questione centrale, nella nostra società 'liquida' quella del narcisismo. Grazie per questa recensione assai interessante. Un abbraccio.
RispondiEliminaGrazie Maria per la citazione che va ad arricchire il discorso. Il testo di Lingiardi dedica un capitolo al "Narcisismo sociale" e parte proprio dalle tesi sostenute da Chrisopher Lasch. Alla posizione di Lasch riserva largo spazio una recensione di "Arcipelago N." curata da Moreno Montanari su Doppiozero (Io Narciso). Si capisce quanto il tema sia caleidoscopico. Un abbraccio e buona giornata.
EliminaBel testo, Complimenti. Un caro saluto dal Brasile! ❤️
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