Resistere significa ritrovare insieme la passione democratica, antidoto al populismo e al sovranismo, ad ogni riflusso di fascismo e razzismo.
Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini di Nicola Gobbi (inventore del logo delle sardine), per gentile autorizzazione.
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Nicola Gobbi, 2019 |
Domenica 26 gennaio nessun partito ha vinto. Semplicemente è rinata la speranza democratica, perché i giovani coralmente hanno deciso di assumere il compito al quale troppi di noi adulti ed anziani hanno abdicato: essere “testimoni-passatori” del resistere.
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Nicola Gobbi, 2019 |
Ogni generazione ha la sua Resistenza da praticare.
Allora era opporsi al fascismo ed al nazismo, alla guerra, alla violenza, alla
mancanza di libertà. Oggi per prima cosa è pensare, cioè non dimenticare e
conservare la memoria contro il rischio del razzismo e dell’intolleranza. E poi
re-sistĕre, fermare e fermarsi, riaffermare con la
parola e l’azione i diritti-doveri di ogni persona, cioè il nostro “obbligo
verso l’umanità” (2). Vuol dire essere “testimoni-passatori” capaci
di futuro, perché le grandi trasformazioni si compiono con il convergere
delle piccole trasformazioni quotidiane che scavalcano l’egoismo, scelgono la
libertà della gratuità e l’accoglienza. E’ così che viene alla luce il profilo
di una società più umana ed umanizzante: lezione che stanno
impartendo i giovani agli adulti che pare abbiano abdicato al loro compito
resistenziale. Perché la resistenza, oggi come ieri, è alleanza tra
generazioni, fatta di consegne tra testimoni-passatori. La generazione
dei nonni dovrebbe passare la consegna a quella dei padri e madri e loro
ai figli e così via nella grande bella avventura di riprendere e trasmettere
sogni e speranze, fedeltà ai valori ed agli ideali espressi dalla nostra
Costituzione.
Resistere, ricominciare da capo di fronte allo
sfacelo, è dei giovani. C’è un’evidente correlazione tra giovani e
Resistenza: sono i giovani che hanno ieri fatto la resistenza e oggi la
riprendono. “Giovinezza” non solo anagrafica, ma anche categoria esistenziale
aperta a tutti, ad ogni età: quella che sa indignarsi con
tutte le sue forze, che non si preoccupa né di deferenze né di referenze, che
conosce l'avventura della gratuità e del dono senza calcolo, disdegna le
sicurezze vili, l’indifferenza e la rassegnazione.
I rapporti Eurispes degli ultimi 15 anni ci presentano il mondo degli adulti sfuggente disilluso spaesato inavveduto: scarso è il possesso dei requisiti minimi per orientarsi nelle decisioni, metà degli adulti non legge né libri né giornali e fatica a decifrare uno scritto, anzi una scritta… In questo desolante panorama rimane unico baluardo decisivo per le giovani e future generazioni il ruolo determinante della scuola (parlo soprattutto della scuola primaria e secondaria e solo dopo l’Università): luogo della educazione ma anche dell’incontro quotidiano delle generazioni, dove si è obbligati alla verità delle parole che si usano, a svelarne il significato profondo, a trovare parole nuove fatte di I Care e di forti relazioni di accoglienza reciproca, di fioritura silenziosa di vita comune.
Mi sovviene la lezione di don Luisito Bianchi,
contenuta nel suo splendido libro La messa di un uomo disarmato (ed.
Sironi), quasi un itinerario liturgico in tre tempi: il gemito della parola, il
silenzio della parola, lo svelamento della parola. Oggi ci rintrona ancora il
gemito della parola manipolata ed asservita. I giovani ci stanno rinfacciando
la nostra irresponsabilità: quella di non uscire dal silenzio, di non
svelare la parola, sia la parola della fede per il credente (la presenza
di Dio, della Parola capace di dare senso agli eventi anche tragici ed alla
propria vita) sia la parola laica, annuncio di possibile liberazione da ogni
forma di oppressione e violenza.
Resistere è un atto ed un fatto di gratuità (3), dunque una grande cosa. E’“il gioco della vita” che ritrova la terra, si apre all’esistenza degli altri, partecipa alle loro sofferenze e gioie, crea un legame tra solitudine e solidarietà perché si schiera e prende parte, perché costruisce a poco a poco l’utopia della fraternità, facendo crescere nel corpo sociale uno spirito comunitario forte. E’ tormento e com-passione per il travaglio del mondo, ma insieme consapevolezza in sé e negli altri della possibilità di errori e cedimenti in questa nostra società imperfetta. Perciò dà tempo, riconosce a tutti il diritto-dovere di ricominciare, accoglie, non cede, rifiutando la politica ridotta a show e il cittadino trasformato in semplice spettatore. Soprattutto respira il coraggio della speranza “che ama quel che non è ancora e che sarà” (4). Grazie ai nostri giovani!
Note.
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Nicola Gobbi, 2019 |
I rapporti Eurispes degli ultimi 15 anni ci presentano il mondo degli adulti sfuggente disilluso spaesato inavveduto: scarso è il possesso dei requisiti minimi per orientarsi nelle decisioni, metà degli adulti non legge né libri né giornali e fatica a decifrare uno scritto, anzi una scritta… In questo desolante panorama rimane unico baluardo decisivo per le giovani e future generazioni il ruolo determinante della scuola (parlo soprattutto della scuola primaria e secondaria e solo dopo l’Università): luogo della educazione ma anche dell’incontro quotidiano delle generazioni, dove si è obbligati alla verità delle parole che si usano, a svelarne il significato profondo, a trovare parole nuove fatte di I Care e di forti relazioni di accoglienza reciproca, di fioritura silenziosa di vita comune.
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Nicola Gobbi, 2019 |
Resistere è un atto ed un fatto di gratuità (3), dunque una grande cosa. E’“il gioco della vita” che ritrova la terra, si apre all’esistenza degli altri, partecipa alle loro sofferenze e gioie, crea un legame tra solitudine e solidarietà perché si schiera e prende parte, perché costruisce a poco a poco l’utopia della fraternità, facendo crescere nel corpo sociale uno spirito comunitario forte. E’ tormento e com-passione per il travaglio del mondo, ma insieme consapevolezza in sé e negli altri della possibilità di errori e cedimenti in questa nostra società imperfetta. Perciò dà tempo, riconosce a tutti il diritto-dovere di ricominciare, accoglie, non cede, rifiutando la politica ridotta a show e il cittadino trasformato in semplice spettatore. Soprattutto respira il coraggio della speranza “che ama quel che non è ancora e che sarà” (4). Grazie ai nostri giovani!
Note.
1. Il
pensiero unico che sconfina nel “cretinismo”, espressione coniata, per quel che
ricordo, da Severino e ripresa da Galimberti.
2. cfr. Gabriella Caramore, La parola Dio, Einaudi,2019, Cap. III. Che cosa resta?, in part. pp.104-105.
3. Chi ha espresso con magistrale forza letteraria e passione civile questo concetto è LUISITO BIANCHI: “La Resistenza è un fatto di gratuità. La vera: la Resistenza al potere, non per instaurare un altro potere ma per la libertà dell’uomo… Per questo Resistenza è Gratuità, e Partigiano l’uomo gratuito. Il Dio gratuito non è forse il Dio Partigiano, che prende le parti di chi, in un modo o nell’altro, è perseguitato dal potere?”. (Luisito Bianchi, Monologo partigiano sulla Gratuità).
4. Ch. Péguy, Il portico del mistero della seconda virtù, Mi, Jaca Book, 1978.
2. cfr. Gabriella Caramore, La parola Dio, Einaudi,2019, Cap. III. Che cosa resta?, in part. pp.104-105.
3. Chi ha espresso con magistrale forza letteraria e passione civile questo concetto è LUISITO BIANCHI: “La Resistenza è un fatto di gratuità. La vera: la Resistenza al potere, non per instaurare un altro potere ma per la libertà dell’uomo… Per questo Resistenza è Gratuità, e Partigiano l’uomo gratuito. Il Dio gratuito non è forse il Dio Partigiano, che prende le parti di chi, in un modo o nell’altro, è perseguitato dal potere?”. (Luisito Bianchi, Monologo partigiano sulla Gratuità).
4. Ch. Péguy, Il portico del mistero della seconda virtù, Mi, Jaca Book, 1978.
Ho il piacere di iniziare qui i commenti al tuo stimolante post, caro Gian Maria. Parto da quella Speranza “ che ama quel che non è ancora e che sarà “ : disegno di una vita, della Vita, della Resistenza al Potere, visto che la vita è intrecciata al Potere ( Agamben). Continuo con la ri-valutazione ( ri-valorizzazione) della parola, che , come abbiamo visto, ha un valore sacro, ed anche nel consorzio laico, richiede temperanza controllo comprensione alterita’.
RispondiEliminaVado infine a quel tuo ripetere “ resistenza-passare” che volge in operosità, veglia democratica, responsabilità e solidarietà con accoglienza, la trasmissione della vita, la generazione attraverso le generazioni. Abbiamo individuato questa scintilla tra le “ giovani sardine “ : facciamola scoccare!
La speranza: Resistenza non svilita ad instaurazione di nuovi poteri; la grande parola laica di gratuità, ogni qualvolta si resiste al potere dell’uomo in nome dell’uomo”; il passare scintille che possono generare focolai inestinguibili di vera e libera fraternità. Caro Rosario, una bella sintesi efficace la tua.
EliminaFermarsi, pensare, ricordare, agire con gratuità, dando forma a "parole nuove" e creando "forti relazioni di accoglienza reciproca"...
RispondiEliminaCondivido ogni parola. Grazie, Gian Maria.
Cara Maria Antonietta, con lei ci sentiamo in piena sintonia ed è per noi stimolo e conforto a resistere. Grazie.
EliminaProprio così! Ciascuno di noi deve agire ,deve sporcarsi le mani.
RispondiEliminaGent.le Elena, condivido pienamente il suo invito e richiamo all’imperativo categorico: “dobbiamo”!
EliminaAbbiamo bisogno di umili, creative, lungimiranti e costanti resistenze quotidiane perchè non siano necessarie resistenze più drammatiche come quella di un Dietrich Bonhoeffer o dei martiri partigiani, ad esempio. Grazie. Saluti cordiali.
RispondiEliminaSì, gent.le Maria, ad ogni giorno la nostra quotidiana resistenza, senza particolari clamori, piena di speranza, di ringraziamento, di coerenza. Grazie. Ricambiamo di cuore i suoi graditi saluti.
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