Post di Rosario Grillo
Immagini delle vignette di Mauro Biani (con gentile autorizzazione).
“Nei linguaggi naturali tutte le voci del mondo
chiedono la parola”
(Il bibliotecario di Leibniz).
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| Mauro Biani, 2019 |
Dei corpi, la politica moderna si è occupata
seguendo la logica della biopolitica, ovvero togliendo gli ideali ed
incrementando l’azione oggettiva ed oggettivante, per ridurre l’uomo a “nuda vita”.
L’analisi di Giorgio Agamben smossa dagli studi di
Foucault, ha spostato l’inizio della biopolitica sull’intero corso della storia
moderna, guardandolo come incubatore inconsapevole del potere assoluto di vita e di morte che nella gestione del potere
totalitario è sottrazione di vita privata.
L’attenzione posta sul corpo
sacer fa da battistrada, mentre diventa emblematico l’habeas corpus del 1215 in quanto, pur contemplando
le libertà (particolari) concesse, le colloca su l’elemento corpo (nomen omen).
Più avanti, ma con il concorso della democrazia, che
predica l’uguaglianza dei diritti introducendo il concetto di massa sociale (insieme di corpi), si estrinseca una
politica concentrata a vigilare su tutto
l’arco dell’esistenza del cittadino, dalla vita alla morte, fino a
regolamentare ogni battito di vita di questi corpi. Compressi (o spostati nel
retrobottega): individualità, sentimenti, differenze. (1)
La mia umile taglia non mi autorizza a sbilanciarmi
nella valutazione se il “tempo di esercizio” della dottrina biopolitica sia di
già esaurito.
Di certo, restringendo la visuale alla nostra ottica
nazionale, abbiamo di recente osservato un passo falso del sovranismo
nazionalista, che aveva messo in opera la capacità di manipolazione collegata
alla biopolitica. Un sovranismo che ha pigiato i tasti funzionali alla
sollecitazione del populismo: con la
propaganda della paura, con lo sbandieramento della minaccia occupazionale e
addirittura culturale.