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Mediterraneo. |
Si chiamava Maommed
Sceab.
Discendente di
emiri di nomadi
suicida perché non aveva più
patria. Amò la Francia
E mutò nome. Fu Marcel
Ma non era Francese e
non sapeva più
vivere nella
tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena del Corano
gustando un caffè e non sapeva sciogliere
il canto del suo
abbandono.
L’ho accompagnato insieme alla padrona
dell’albergo
dove
abitavamo a Parigi
dal numero 5 rue des Carmes appassito
vicolo in discesa.
Riposa nel
camposanto d’Ivry
sobborgo che pare sempre
in una giornata di una decomposta
fiera.
E forse io solo so ancora che visse.
(G.
UNGARETTI, Vita di un uomo, Milano 1970, pp.27-28).
Oggi ho incontrato una persona che mi ha parlato dei contenuti cosí alti (e perció rari) di questo blog. Leggerlo é ricevere il dono prezioso di un esercizio intellettuale e di umanità.
RispondiEliminaLe sue parole ci sono di conforto (a me ed a mia moglie, sempre dietro le quinte…) e ci spronano a non limitarci ad esser meteore digitali…Grazie.
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