Commento della poesia di Primo Levi, "Pasqua", secondo la chiave interpretativa del messianismo etico. Il testo poetico e il commento sono distinti dal diverso colore.
🖊 Post di Rossana Rolando.
🎨 Immagini di miniature dell'armeno Toros Roslin, risalenti al XIII secolo.
Ditemi: in cosa differisce
Questa
sera dalle altre sere?
In
cosa, ditemi, differisce
Questa
pasqua dalle altre pasque?
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Toros Roslin, Il passaggio del Mar Rosso, 1266, particolare |
Il
testo di Primo Levi salda questo particolare significato - legato all’ebraismo
- con un messaggio universale rivolto ad ogni uomo, nel momento in cui la
pasqua si fa, per ciascuno, giorno “delle differenze”, come dirà poco dopo.
Accendi
il lume, spalanca la porta
Che
il pellegrino possa entrare,
Gentile
o ebreo:
Sotto
i cenci si cela forse il profeta.
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Toros Roslin, Il passaggio del Mar Rosso, 1266, particolare |
Entri
e sieda con noi,
Ascolti,
beva, canti e faccia pasqua.
Consumi
il pane dell’afflizione,
Agnello,
malta dolce ed erba amara.
Questa
è la sera delle differenze,
In
cui s’appoggia il gomito alla mensa
Perché
il vietato diventa prescritto
Così
che il male si traduca in bene.
Passeremo
la notte a raccontare
Lontani
eventi pieni di meraviglia,
E
per il molto vino
I
monti cozzeranno come becchi.
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Pagina della Bibbia armena illustrata da Toros Roslin (1256) |
“Questa è la sera delle differenze”, in cui l’impossibile
diventa possibile (“il vietato diventa prescritto”) e il male (la prigionia) si
trasforma in bene (l’affrancazione).
Questa
sera si scambiano domande
Il
saggio, l’empio, l’ingenuo e l’infante,
E
il tempo capovolge il suo corso,
L’oggi
refluo nel ieri,
Come
un fiume assiepato sulla foce.
Di
noi ciascuno è stato schiavo in Egitto,
ha
intriso di sudore paglia ed argilla
ed
ha varcato il mare a piede asciutto:
Anche
tu, straniero.
Quest’anno
in paura e vergogna,
L’anno
venturo in virtù e giustizia.
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Toros Roslin, Il passaggio del Mar Rosso, 1266, particolare |
In
questo consiste il messianismo pasquale espresso da Primo Levi in questi versi:
esso si collega all’attesa di giustizia e al bisogno di rinnovamento che ogni
uomo e ogni tempo avverte. Un messianismo etico e intramondano che affida all’agire
umano l’instaurazione di un mondo pacificato e giusto.
Per questo lo straniero può celare, sotto i cenci
del viandante, il profeta di una rinnovata pasqua: la sua presenza invoca la
fine di “vergogna e paura” e si fa appello nei confronti di ciascuno, perché si
realizzi “un anno venturo” di “virtù e giustizia”.
In
questo si compie la pasqua “delle differenze”.
📢 Per ascoltare la recitazione della poesia di Primo Levi cliccare qui.
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Toros Roslin, Il passaggio del Mar Rosso, 1266 |
📢 Per ascoltare la recitazione della poesia di Primo Levi cliccare qui.
ura D'Aurizio mi chiedo se sotto le spoglie del pellegrino si celi (si desidera che ci sia) un affine, un simile oppure messianicamente per davvero un diverso, un parlante altri linguaggi, un portatore d'altre verità? provocatoriamente il pellegrino è altro da noi, è differente ma con un messaggio e una promessa di nuovo, di utile, di conoscenza efficace ad integrare le nostre.
RispondiEliminaLa simbologia ebraica così esclusiva e polisemica ha l'audacia di aprirsi al nuovo, al differente da sé? oppure il laccio della tradizione stringe fino all'ottundimento, fino alla visione e missione monotematica difensiva identitaria con autoassoluzione? La nozione di pellegrino mi fa pensare alla ricchezza anche umanitaria della religiosità non alle catene della religione.
Questioni complesse che mi portano interrogativi.
Grazie per le questioni poste. Se interpretiamo Primo Levi (questa poesia) in consonanza con lo sviluppo del pensiero ebraico novecentesco l’altro è davvero e sempre altro (penso soprattutto all’eteronomia dell’etica di Lévinas) e l’ebraismo è luogo di elaborazione di categorie universali (in questo caso l’esigenza di giustizia). Un pensiero per me affascinante che certo pone molti interrogativi e che risulta terribilmente esigente. Buona giornata. Un abbraccio.
Eliminagrazie della risposta che apre ancora ad altre elaborazioni che si intrecciano si mischiano s'intricano ma tutto riporta al nodo cruciale: l'incontro con l'altro.
EliminaRicchissima stupenda poesia, commento che riempie di speranza e gioia.
RispondiEliminaGrazie per il suo commento molto gradito. E’ bello poter condividere pensieri che suscitano speranza e gioia. Buona giornata.
EliminaSiamo tutti pellegrini in questa terra! Si dimentica comodamente che la terra ( natura, mondo, Creato ) ci ospita e non ci appartiene. Non possiamo dominarla, nonostante tutte le diavolerie tecnologiche. La traslazione di questo " sentimento panico " si trova nella pratica millenaria del pellegrinaggio, che è molto di più della devozione verso i Santi.
RispondiEliminaTraduzione fedele dello status pellegrino è lo straniero.
È lui, quindi il commensale atteso! Il tramite della metanoia.
Lo straniero si può intendere come l’altro da me, ma si può considerare anche come condizione universale che caratterizza il modo in cui dovremmo abitare la terra. Grazie Rosario, per questa notazione che conferisce alla poesia un’ulteriore luce interpretativa (lo straniero ci ricorda la nostra precarietà ontologica e ci restituisce alla nostra verità).
EliminaRossana , ti ringrazio della risposta è ti avverto che sto già lavorando alla recensione del libro di Umberto Curi
EliminaUn caro saluto
Magnifico, grazie! Sul tempo " circolare" si inserisce il "Corsi e Ricorsi" di Vico,sul cui concetto sono del tutto concorde!
RispondiEliminaLa circolarità del tempo è un aspetto molto interessante di questa poesia di Primo Levi il quale, evidentemente, conosceva molto bene i riti e le celebrazioni ebraiche e, più in generale, la concezione religiosa del tempo. Grazie a lei, buona giornata.
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