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venerdì 14 gennaio 2022

Fedeltà al servizio.

Mondi della sanità e della scuola: adempimento rigoroso e sofferto della deontologia professionale.
Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle illustrazioni di Pepe Serra (qui il sito instagram).
 
Pepe Serra, Possiamo fermare il coronavirus?
Penso ai medici e infermieri, al personale sociosanitario e ovviamente ai docenti, presidi ed operatori scolastici di ogni grado. Che cosa oggi accomuna ed unisce profondamente queste persone? Che cosa stanno facendo?
Ci mostrano l’unica strada percorribile! È la fedeltà al servizio, al di là  di ogni divergenza e varietà di opinioni circa l’attuale pandemia. Impossibile ignorare, sottovalutare o peggio dare per scontata la loro costanza etica.  Nella loro stragrande maggioranza hanno dimostrato e stanno dimostrando a chi è “intelligente” (che sa intus-legere, vedere in profondità) il significato non retorico di parole come fraternità,  perché fratelli-sorelle non si nasce: è nei fatti e con i fatti che si costruisce fraternità-sororità.
Non so se coloro che gareggiano nel criticare tutto e tutti a 360° hanno lo stesso coraggio e la loro paziente resistenza. Non mi sento di sottoscriverlo, perché si può essere e dichiararsi fratelli-sorelle in modo ambivalente: Caino con Abele ("Sono forse io il custode dell'altro?"), i fratelli di Giuseppe...; oppure silenzioso quotidiano servizio al prossimo, che in questo tempo di covid è il  modo circostanziale di esercitare e testimoniare la propria fraternità, nell’adempimento  rigoroso e sofferto della propria deontologia professionale. Per chi vuol vedere...
Pepe Serra, Ospedale
Ciò che unisce oggi in modo eclatante le specifiche deontologie professionali di chi opera nella sanità e nella scuola è accogliere tutti non a parole  ma con i fatti,
emblema concreto di relazione con l’altro. Basta verificare i loro comportamenti  quotidiani  silenziosi - così in contrasto con le strida e le invettive dei social-, le continue turnazioni normalmente insostenibili negli ospedali al limite dell’impossibile, il coraggio pervicace di tanti presidi e docenti.
 
💥 Vivono l’atteggiamento straordinariamente fecondo della considerazione  positiva incondizionata verso  chi si affida a loro, vaccinato  o novax non importa: stima di ogni persona che si presenta, qualunque sia il suo modo di essere e comunicare, qualunque cosa abbia fatto o faccia, anche e soprattutto di fronte a suoi comportamenti inverecondi, Stima gratuita: l’altro non deve fare nulla per meritarla. Accettazione positiva dell’altro nella sua totalità, qui, ora, così com’è, proprio in quanto bisognoso d’aiuto. È l’opposto dell’atteggiamento autoritario, proiettivo nel suo incontro con il prossimo, nella presunzione che il suo schema mentale abbia valore universale  e nella pretesa di proiettarlo rigidamente…  
Pepe Serra, Scuola e vita reale
Vivono il rispetto verbale e non verbale
: ogni operatore conosce il dovere del rispetto verso l’altro, norma elementare dell’etica professionale. Non il rispetto generico pur lodevole per l’umanità e per la vita, ma  per la singola persona portatrice  di un vissuto  unico e di un modo esperienziale irripetibile.
Vivono l’ascolto e la comprensione: si astengono dal ridurre l’altro a oggetto di manipolazione nella cura o nell’insegnamento; gli danno la certezza che è capito  e  la possibilità di conservare l’immagine di sé e la stessa posizione nella visione del mondo a lui consueta; lo ascoltano, non solo lo lasciano parlare, ma lo comprendono; gli offrono  la possibilità di ridurre il livello di angoscia…
Vivono l’empatia, termine quest’ultimo così di moda da essere spesso abusato. L’atteggiamento empatico è requisito fondamentale per chi ha un lavoro prevalentemente relazionale: non s’improvvisa, non si confonde con l’emozione passeggera, esige piena corrispondenza tra comportamento esteriore e sentimenti, deve essere autentico. Bisogna che si provino i sentimenti che si esprimono! 
 
Pepe Serra, E' troppo presto per rilassarsi
💥 Come laico cristiano ho solo da re-imparare, nel mio ambiente sociale e familiare, questa concreta, emblematica, pratica relazionale, quasi un corale grido “non  praevalebunt” a fronte del vortice del covid e del disincanto di quanti, sordi e ciechi, rivelano le loro angosce, paure e malessere imprecando sui social, gridando violenza.
   
💥 So bene che le figure degli operatori sociosanitari e dei docenti non sono facilmente assimilabili o confrontabili: diversi gli ambiti, i livelli di competenze, i ruoli, le qualifiche, le responsabilità e i rischi di contagio. Ma chi, come il sottoscritto, ha una passata esperienza di docente e soprattutto di preside  per quanto costellata di errori e omissioni, sa bene che la mansione sociale si può svolgere solo se è “guardare l’altro con amore”, cioè con “attenzione” serenità pudore. Vuol  dire vegliare sull’altrui fragilità e sulla sua solitudine, ponendo al bando l’intollerabile percezione dell'altro di essere irrilevante o ingombrante. Insomma: quotidiana testimonianza  di servizio del prossimo in questa  difficile temperie di  covid.
In ogni incontro, in ogni relazione ognuno di noi comunica atteggiamenti positivi o negativi: “mi interessi” o “non me ne importa”, stima o disistima, avvicinamento o fuga, accoglienza od ostilità, tolleranza od intolleranza, fiducia o sfiducia, disinteresse o partecipazione… Elementi impalpabili che caratterizzano in concreto il porsi di ognuno di noi di fronte all’altro.  Ricordiamocelo bene: ogni incontro lascia dietro di sé una traccia!
 
Pepe Serra, Incontri tramite video
💥Ciò che succede nel tempo del covid  in migliaia di ospedali e di scuole è qualcosa di meraviglioso, oserei dire rivoluzionario: la vittoria quotidiana, tanto grandiosa quanto silente, della vera “fraternità”. Non fa rumore, non sbraita, semplicemente ci fa sperare.  
Per me laico cristiano la condizione di autentico servizio agli altri è tutta in Mt 22,37-39 "Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Ama il prossimo tuo come te stesso”. Non sono parole vuote: esigono che per amare gli altri occorre amare prima di tutto Dio, il totalmente Altro, che ci sollecita ad amare noi stessi e il prossimo come noi stessi (il prossimo, cioè gli altri per i quali io sono l’altro, anch'io da amare), rinunciare alle proprie aspettative narcisistiche, scegliere di andare dove lo Spirito, il nostro cuore e la nostra  coscienza  ci dicono di andare.
Forse sta proprio qui la  consonanza tra chi opera nelle relazioni di aiuto in questo tempo di prova, pur nella irriducibile diversità di ruoli e compiti.

8 commenti:

  1. Il tuo post non deve essere commentato, deve essere vissuto,
    Entra nelle fibre e dovrebbe diventare “ carne e sangue”.
    Più difficile, la metamorfosi in convinzione. Ma il suo alto contenuto pedagogico ( Sant’Agostino : Dio è il Maestro!) , disceso da “severa” attività professionale, è viatico di una comunicazione rigenerante e bene augurante…anche per i social. Con te, grazie 🙏

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    1. Caro Rosario, sempre capace – anche in questi giorni di sofferenza – di leggere nel profondo, tirare fuori il meglio a quanto ho scritto e guardare il presente ed il futuro pieni di speranza. Grazie a te.

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  2. Fratelli e sorelle non si nasce, ma lo si diventa alla prova dei fatti, questo è il punto, la fraternità va costruita sulla "custodia" mia, dell'altro e della nostra relazione come bene prezioso, altrimenti è parola vuota priva di senso.

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    1. Grazie per aver sottolineato il dovere della coerenza tra parola e azione e il rischio di un banale intellettualismo etico.

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  3. Grazie.
    Sicuramente non mi sento in trincea come mio figlio Francesco che, in ospedale é costretto ad affrontare situazioni dolorose e turni di lavoro stressanti.
    Stare a scuola, in presenza, per me è una sorta di obbedienza alla situazione che stiamo vivendo; è sfida perché cerco di portare un pensiero positivo; è accompagnamento e condivisione di un cammino che voglio fare con gli studenti delle mie classi.
    I ragazzi hanno bisogno di noi, ma hanno anche la necessità di mettersi in gioco con modalità loro, hanno tanto da esprimere…

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    1. Cara Patrizia, giustamente e sapientemente ti fai carico dei bisogni dei tuoi “ragazzi”. Spero che siano tanti i docenti animati del tuo I Care, l’unico sincero modo di interloquire e coagire con i propri studenti. U n caro saluto a te e Giuseppe.

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  4. Grazie. Fa bene al cuore, in tempi così incerti, tristi e divisivi, leggere e meditare queste considerazioni. Grazie ancora.

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  5. Gent.le Maria, fa altrettnto bene al cuore il suo commento. Un caro saluto da parte mia, di Rossana e di Rosario.

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