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domenica 11 agosto 2013

Addio


“Nell’anno ’99 di nostra vita /  io, Francesco Guccini, eterno studente, / perché la materia di studio sarebbe infinita / e soprattutto perché so di non sapere niente, /  io, chierico vagante, bandito di strada, / io, non artista, solo piccolo baccelliere, / perché, per colpa d’altri, vada come vada, / a volte mi vergogno di fare il mio mestiere, /  io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite, / riflettori e paillettes delle televisioni, / alle urla scomposte di politicanti professionisti, / a quelle vostre glorie vuote da coglioni…

E dico addio al mondo inventato del villaggio globale / alle diete per mantenersi in forma smagliante / a chi parla sempre di un futuro trionfale / e ad ogni impresa di questo secolo trionfante, / alle magie di moda delle religioni orientali / che da noi nascondono soltanto vuoti di pensiero, / ai  personaggi cicaleggianti dei talk-show / che squittiscono ad ogni ora un nuovo “vero” / alle futilità pettegole  sui calciatori miliardari /  alle loro modelle senza  umanità, / alle sempiterne belle in gara sui calendari, / a chi dimentica o ignora l’umiltà… 

Io, figlio di una casalinga e di un impiegato, /cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna, / che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia, / io, tirato su a castagne e ad erba spagna, / io, sempre un momento fa campagnolo inurbato, / due soldi d’elementari ed uno di università, / ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato, / dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà…

Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro un dito,/  a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia / o sceglie a caso per i tiramenti del momento / curando però sempre di riempirsi la  pancia / e dico addio alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati, / ai ceroni ed ai  parrucchini per signore, /alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati, /  al mondo fatto di ruffiani e di puttane ad ore, / a chi si dichiara di sinistra e democratico / però è amico di tutti perché non si sa mai, / e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico, / ed è anche fondamentalista per evitare guai  a questo orizzonte di affaristi e d’imbroglioni / fatto di nebbia, pieno da sembrare, / ricolmo di nani, ballerine e canzoni, di lotterie, / l’unica fede in cui sperare… 

Nell’anno ’99 di nostra vita, / io, giullare da niente, ma indignato, / anch’io qui canto con parola sfinita, / con un ruggito che diventa belato, / ma a te dedico queste parole da poco / che sottendono solo un vizio antico / sperando però che tu non le prenda come un gioco, / tu, ipocrita uditore, mio simile… / mio amico…”

(FRANCESCO GUCCINI, Addio)

 

4 commenti:

  1. Quando c'è lo stesso "sentire", sembra non ci sia più nulla da dire. Questa canzone, come tante altre di Guccini, rispecchiano lo stato d'animo anche mio.
    Quest'uomo per me è grande

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    1. L’utopia e le speranze non senza rimpianti e qualche disincanto, la denuncia del male-essere (falsità, opportunismo, servilismo, maschere, vuoti esistenziali…) e l’annuncio di un possibile bene-essere collettivo, se solo veramente lo si vuole e si ha coraggio, hanno costellato tutta la produzione di Guccini ed i miei anni migliori

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  2. Seguo assiduamente il blog per i suoi contenuti, ma ne apprezzo molto anche il sapiente connubio con la forma. Mi piacerebbe leggere una pur breve didascalia alle bellissime immagini, se possibile, per coglierne appieno il significato.

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    1. Nel mio “fai da te” di inesperto digitale farò tutto il possibile, grazie alla mia dolcissima consorte, alla quale debbo tutte le fotografie e la quotidiana ispirazione

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