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domenica 9 aprile 2017

Pasqua di Primo Levi.

Commento della poesia di Primo Levi, "Pasqua", secondo la chiave interpretativa del messianismo etico. Il testo poetico e il commento sono distinti dal diverso colore.
🖊 Post di Rossana Rolando.
🎨 Immagini di miniature dell'armeno Toros Roslin, risalenti al XIII secolo.

Ditemi: in cosa differisce
Questa sera dalle altre sere?
In cosa, ditemi, differisce
Questa pasqua dalle altre pasque?

Toros Roslin, Il passaggio del Mar Rosso, 
1266, particolare
I primi versi della poesia Pasqua contenuta nella raccolta Ad ora incerta (in Opere, vol. II, Einaudi, Torino 1988, p. 564)  si soffermano sulla differenza. La sera di pasqua è - nella tradizione ebraica - unica. Nessun’altra celebrazione ha la portata di questa memoria che affonda le sue radici nell’evento fondativo del popolo ebraico: essa ricorda la prima liberazione e, nello stesso tempo, prefigura l’ultima e definitiva redenzione.
Il testo di Primo Levi salda questo particolare significato - legato all’ebraismo - con un messaggio universale rivolto ad ogni uomo, nel momento in cui la pasqua si fa, per ciascuno, giorno “delle differenze”, come dirà poco dopo.

Accendi il lume, spalanca la porta
Che il pellegrino possa entrare,
Gentile o ebreo:
Sotto i cenci si cela forse il profeta.

Toros Roslin, 
Il passaggio del Mar Rosso, 1266, particolare
Il senso di questa poesia è chiaramente messianico: dietro le vesti del pellegrino - a qualsiasi nazione appartenga, gentile o ebreo che sia - si cela forse il profeta. Primo Levi  scrive il componimento nel 1982, il 9 aprile. Le vicende della sua vita lo hanno portato ad essere ateo - come ha dichiarato ne I sommersi e i salvati - perché dolorosamente impossibilitato a coniugare Dio ed Auschwitz. Il messianismo di questo componimento non può quindi essere legato ad un Messia teologicamente personificato che irrompe nella storia e la trasforma. Eppure di messianismo si tratta, come rivela il prosieguo della poesia.

Entri e sieda con noi,
Ascolti, beva, canti e faccia pasqua.
Consumi il pane dell’afflizione,
Agnello, malta dolce ed erba amara.
Questa è la sera delle differenze,
In cui s’appoggia il gomito alla mensa
Perché il vietato diventa prescritto
Così che il male si traduca in bene.
Passeremo la notte a raccontare
Lontani eventi pieni di meraviglia,
E per il molto vino
I monti cozzeranno come becchi.

Pagina della Bibbia armena 
illustrata da Toros Roslin (1256)
Il richiamo alla Pasqua ebraica e alla sua ricca simbologia (Pèsach, tempo di liberazione) è chiaro: compare, infatti, la cena (Seder), con l’agnello e le erbe amare, il pane azzimo, non lievitato (che ricorda il “pane dell’afflizione” mangiato durante l’esodo) e il vino (le quattro coppe della salvezza). La natura tutta è coinvolta nella danza e nella festa, non solo perché cronologicamente il tempo della pasqua coincide con la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, ma perché la liberazione dalle catene riguarda tutte le creature.
“Questa è la sera delle differenze”, in cui l’impossibile diventa possibile (“il vietato diventa prescritto”) e il male (la prigionia) si trasforma in bene (l’affrancazione).

Questa sera si scambiano domande
Il saggio, l’empio, l’ingenuo e l’infante,
E il tempo capovolge il suo corso,
L’oggi refluo nel ieri,
Come un fiume assiepato sulla foce.
Di noi ciascuno è stato schiavo in Egitto,
ha intriso di sudore paglia ed argilla
ed ha varcato il mare a piede asciutto:
Anche tu, straniero.
Quest’anno in paura e vergogna,
L’anno venturo in virtù e giustizia.

Toros Roslin, 
Il passaggio del Mar Rosso, 
1266, particolare
I racconti riportano ad un tempo lontano, alla schiavitù di ciascuno in terra d’Egitto (metafora di ogni prigionia) e alla liberazione attraverso il Mar Rosso (metafora del cammino di ogni uomo e di ogni popolo). Nel Seder pasquale il memoriale è attuato attraverso domande e risposte - rivolte dai figli ai padri - che rievocano gli avvenimenti dell’Esodo (Es. 13,14). Il tempo non è semplicemente lineare (secondo una linea retta destinata ad andare solo avanti), ma è circolare (ci sono eventi fondativi, in ambito religioso, che possono essere ri-creati: “l’oggi refluo nel ieri”). La pasqua già avvenuta nel passato, ri-vive nel presente e si attualizza in ogni uomo e in ogni epoca che rinnova in sé la dinamica di liberazione dalla schiavitù.
In questo consiste il messianismo pasquale espresso da Primo Levi in questi versi: esso si collega all’attesa di giustizia e al bisogno di rinnovamento che ogni uomo e ogni tempo avverte. Un messianismo etico e intramondano che affida all’agire umano l’instaurazione di un mondo pacificato e giusto.
Per  questo lo straniero può celare, sotto i cenci del viandante, il profeta di una rinnovata pasqua: la sua presenza invoca la fine di “vergogna e paura” e si fa appello nei confronti di ciascuno, perché si realizzi “un anno venturo” di “virtù e giustizia.
In questo si compie la pasqua delle differenze

Toros Roslin, 
Il passaggio del Mar Rosso, 1266

📢 Per ascoltare la recitazione della poesia di Primo Levi cliccare qui.

10 commenti:

  1. Laura D'Aurizio9 aprile 2017 10:02

    ura D'Aurizio mi chiedo se sotto le spoglie del pellegrino si celi (si desidera che ci sia) un affine, un simile oppure messianicamente per davvero un diverso, un parlante altri linguaggi, un portatore d'altre verità? provocatoriamente il pellegrino è altro da noi, è differente ma con un messaggio e una promessa di nuovo, di utile, di conoscenza efficace ad integrare le nostre.
    La simbologia ebraica così esclusiva e polisemica ha l'audacia di aprirsi al nuovo, al differente da sé? oppure il laccio della tradizione stringe fino all'ottundimento, fino alla visione e missione monotematica difensiva identitaria con autoassoluzione? La nozione di pellegrino mi fa pensare alla ricchezza anche umanitaria della religiosità non alle catene della religione.
    Questioni complesse che mi portano interrogativi.

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    Risposte
    1. Rossana Rolando10 aprile 2017 13:42

      Grazie per le questioni poste. Se interpretiamo Primo Levi (questa poesia) in consonanza con lo sviluppo del pensiero ebraico novecentesco l’altro è davvero e sempre altro (penso soprattutto all’eteronomia dell’etica di Lévinas) e l’ebraismo è luogo di elaborazione di categorie universali (in questo caso l’esigenza di giustizia). Un pensiero per me affascinante che certo pone molti interrogativi e che risulta terribilmente esigente. Buona giornata. Un abbraccio.

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    2. Laura D'Aurizio10 aprile 2017 15:01

      grazie della risposta che apre ancora ad altre elaborazioni che si intrecciano si mischiano s'intricano ma tutto riporta al nodo cruciale: l'incontro con l'altro.

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  2. Vilma Passamonti9 aprile 2017 11:51

    Ricchissima stupenda poesia, commento che riempie di speranza e gioia. 

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    Risposte
    1. Rossana Rolando10 aprile 2017 13:36

      Grazie per il suo commento molto gradito. E’ bello poter condividere pensieri che suscitano speranza e gioia. Buona giornata.

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  3. Siamo tutti pellegrini in questa terra! Si dimentica comodamente che la terra ( natura, mondo, Creato ) ci ospita e non ci appartiene. Non possiamo dominarla, nonostante tutte le diavolerie tecnologiche. La traslazione di questo " sentimento panico " si trova nella pratica millenaria del pellegrinaggio, che è molto di più della devozione verso i Santi.
    Traduzione fedele dello status pellegrino è lo straniero.
    È lui, quindi il commensale atteso! Il tramite della metanoia.

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    1. Rossana Rolando10 aprile 2017 13:43

      Lo straniero si può intendere come l’altro da me, ma si può considerare anche come condizione universale che caratterizza il modo in cui dovremmo abitare la terra. Grazie Rosario, per questa notazione che conferisce alla poesia un’ulteriore luce interpretativa (lo straniero ci ricorda la nostra precarietà ontologica e ci restituisce alla nostra verità).

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    2. Rossana , ti ringrazio della risposta è ti avverto che sto già lavorando alla recensione del libro di Umberto Curi
      Un caro saluto

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  4. Valeria Ricciardi10 aprile 2017 13:18

    Magnifico, grazie! Sul tempo " circolare" si inserisce il "Corsi e Ricorsi" di Vico,sul cui concetto sono del tutto concorde!

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    1. Rossana Rolando10 aprile 2017 13:43

      La circolarità del tempo è un aspetto molto interessante di questa poesia di Primo Levi il quale, evidentemente, conosceva molto bene i riti e le celebrazioni ebraiche e, più in generale, la concezione religiosa del tempo. Grazie a lei, buona giornata.

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