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venerdì 21 luglio 2017

Genova di Montale, Corso Dogali.

Commento alla poesia "Corso Dogali" e alla trasfigurazione poetica di una via di Genova.
Post e fotografie di Rossana Rolando.

Corso Dogali.

Se frugo addietro fino a corso Dogali
non vedo che il Carubba con l’organino
a manovella
e il cieco che vendeva il bollettino
del lotto. Gesti e strida erano pari.
Tutti e due storpi ispidi rognosi
come i cani bastardi dei gitani
e tutti e due famosi nella strada,
perfetti nell’anchilosi e nei suoni.
La perfezione: quella che se dico
Carubba è il cielo che non ho mai toccato.

Corso Dogali, 
Genova
Il titolo del componimento, contenuto nella raccolta Diario del '71,  si riferisce alla strada di Genova in cui si trova la casa natale del poeta. Salendo con l’ascensore di Castelletto si percorre corso Carbonara e quindi si imbocca corso Dogali per trovare, al numero cinque, un bel palazzo con una scalinata e un portone rivestito di marmo bianco, con l’iscrizione a lato.
La via, tutta in salita come molte altre strade di Genova, è legata a due personaggi (famosi nella strada) che il poeta Montale ritrova, “frugando” addietro: il Carubba che suona un piccolo organo a manovella e il cieco che vende i tagliandi per giocare al lotto.  Al gesto dell’uno corrisponde l’urlo dell’altro.
Gli aggettivi con cui Montale li descrive ci fanno subito capire che la strada è la loro dura casa: sono deformi (storpi) arruffati (ispidi) e fastidiosi (rognosi), come i cani degli zingari. Eppure, a conclusione della lirica, Montale attribuisce loro – in particolare al Carubba – una perfezione che egli sente di non avere (il cielo che non ho mai toccato).
Il portone del palazzo 
in cui è nato Montale
L’allegorismo tipico della poesia montaliana e l’uso di situazioni reali per indicare significati ulteriori (correlativo oggettivo) sono evidenti anche in questo componimento: il Carubba e il cieco diventano figure di altro. Ma se, in molti luoghi poetici, il rimando è immediato perché i due termini collegati risultano apparentati dallo stesso segno positivo o negativo (ad esempio il girasole per indicare la tensione verso la luce o il rivo strozzato che gorgoglia, l’incartocciarsi della foglia riarsa e il cavallo stramazzato per rappresentare il male di vivere), qui vi è un ribaltamento apparente di segno: i soggetti definiti storpi ispidi rognosi rinviano alla perfezione.
La stranezza dell’associazione si risolve ripensando il significato del termine perfezione. Esso, evidentemente, non è inteso da Montale come un parametro assoluto indicante qualità esclusivamente positive e superlative perché - ed è questo il caso - porta in sé elementi che normalmente vengono concepiti quali imperfezioni (storpi ispidi rognosi). Piuttosto è all’etimologia della parola – perfectum – che si deve guardare: essa indica ciò che è in se stesso compiuto e che possiede quindi tutte le qualità proprie della sua natura.
Targa 
in corso Dogali
Solo così si può comprendere in quale senso il Carubba e il cieco siano perfetti. Essi incarnano pienamente  e compiutamente la scelta di vita che hanno fatto, sono totalmente quello che hanno scelto di essere. Il contrasto con il sentimento di estraneità alla vita che caratterizza l’esistenza del poeta (Vissi al cinque per cento, non aumentate/la dose) e si traduce nella continua titubanza del vivere (Quando non sono certo di essere vivo…) e nel terrore dell’inconsistenza di tutta l’umana esperienza (il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro/ di me, con un terrore di ubriaco.)… non potrebbe essere più netto.   E se in alcuni componimenti prevale l’elitarismo di chi avverte la propria solitudine come il destino della chiaroveggenza, in questa poesia domina il tono nostalgico della chiusa che identifica la vita pienamente vissuta - indipendentemente dalla condizione esistenziale toccata in sorte - con la perfezione di un cielo mai toccato.


Palazzo in cui si trovava l'abitazione di Montale
Veduta di Genova da corso Carbonara

12 commenti:

  1. Bella lettura, illuminante. Ne farò sicuramente tesoro. Grazie.

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    1. Rossana Rolando21 luglio 2017 14:23

      Sono contenta. Grazie per l’attenzione.

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  2. Complimenti all'autrice.

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    Risposte
    1. Rossana Rolando21 luglio 2017 14:25

      Ringrazio di cuore per il gradito apprezzamento.

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  3. Patrizia Gallo21 luglio 2017 12:52

    Molto bella e interessante la visione della perfezione in Montale, come da definizione: perfectum - ciò che è in esso compiuto, al di là di un'attribuzione di valore necessariamente positiva. Riporta alla perfezione ai folli saggi di altre spiritualità, come quelle di matrice buddista ma anche induista, esempi per i discepoli di santità e perfezione, sebbene dalle consuetudini esistenziali tutt'altro che socialmente apprezzabili!

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    1. Rossana Rolando21 luglio 2017 14:27

      Grazie per la notazione e l’applicazione del concetto ad altre spiritualità. La perfezione, così intesa, ha un doppio volto: per certi versi può apparire più accessibile rispetto ad un parametro assoluto di perfezione (ognuno, infatti, ha la propria compiutezza), per altri versi richiede una convinzione, nell’essere se stessi, che il poeta – e non solo il poeta… - può sentire di non avere.

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  4. O forse erra dal vero,
    Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
    Forse in qual forma, in quale
    Stato che sia, dentro covile o cuna,
    È funesto a chi nasce il di' natale.

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    1. Rossana Rolando21 luglio 2017 14:29

      Ciao Gianni. Leopardi è sempre un grande compagno di strada e, nel suo “Canto notturno” mette in guardia dalla tentazione di vedere nell’altrui sorte una felicità non realizzabile nella propria condizione esistenziale… Ed è un monito sempre valido. Qui però mi pare che l’idea di una compiutezza del vivere prescinda dalla raggiungibilità o meno di una vita felice (come nell’anelito di Leopardi), per indicare una situazione dipendente da ciascuno (essere totalmente se stessi… vivere pienamente il proprio tempo… felice o infelice che sia…). Perciò anche l’errante pastore in cui Leopardi si identifica potrebbe essere perfetto.

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  5. Vincenzo Scaringi22 luglio 2017 13:10

    Grazie per l'illuminazione.

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  6. Rossana Rolando22 luglio 2017 14:39

    Ne sono molto lieta. Un saluto.

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  7. Non conoscevo questa lirica di Montale. L'ho apprezzata, insieme alla sue ottime sottolineature. Molto belle anche le foto. Saluti cordiali.

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    1. Rossana Rolando25 luglio 2017 18:09

      Grazie! Questo post unisce il mio amore per Montale con la mia passione per Genova… Un caro saluto.

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