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lunedì 8 gennaio 2018

Gesto e gesti.

La ricchezza dei gesti è espressione esteriore di moti interiori: emozioni, affetti e passioni...è segno di prossimità e gratuità...
Post di Rosario Grillo
Immagini dei dipinti di Egon Schiele (pittore austriaco vissuto tra il 1890 e il 1918).

Egon Schiele, 
Donna che danza
Gli inglesi hanno uno strano disprezzo per la gesticolazione e la considerano non decorosa e volgare: – a me questo disprezzo sembra, appunto, soltanto uno degli stolti pregiudizi della pruderie inglese. Si tratta, infatti, della lingua che la natura ispira a ognuno e che ognuno capisce; perciò volerla eliminare e proibire, soltanto per soddisfare i sullodati gentlemen, è cosa alquanto discutibile (Arthur Schopenhauer).

La gesticolazione è, in gran parte, tipica dell’essere umano e si connette alle capacità comunicative. Più facile che con il gesto si comunichi un’emozione. Quindi, va ricondotto al lato affettivo, prendendo atto di ciò che è implicito negli affetti (come dice l’etimologia: da afficio, con aspetti di registrazione in interno di quanto proviene dall’esterno).
Insomma, gli affetti rientrano nelle passioni (ancora una volta l’etimologia sottolinea il patire).
Egon Schiele, 
Ritratto di Arthur Rössler
Insistendo, però, sulla qualità comunicativa, si rende evidente il lato attivo e re-attivo delle emozioni.
In misura maggiore di Platone, fu Aristotele a comprendere il fronte terreno dell’agire umano, riconoscendo la potenzialità ambivalente delle passioni. Dando, così, inizio ad una tradizione che troverà accoglienza nel Rinascimento ed arriverà a Spinoza.
(Chiedo scusa, ma devo chiarire che ciò non contraddice un generale assetto neoplatonico della filosofia spinoziana).
Spinoza, da immanentista, studiò la possibilità di trasformare le passioni in affetti (per meglio dire: gli affetti in azioni) (1), nell’orizzonte di un intelligere panico che culmina nell’amore intellettuale di Dio. Il suo intimo significato è l’uscita dall’egoità e l’ingresso nella cosmicità.
Egon Schiele, 
Donna con nipote
Ho voluto dilungarmi in questa premessa per segnare la valenza del gesto. Con esso esprimiamo approvazione e repulsione.
In aggiunta, noi mediterranei siamo tacciati di un abuso della gesticolazione. Si può riconoscere in ciò un animo emotivo, più partecipe? Ritengo di sì.
Ma, ragionando sulla linea antropica, con naturalezza, al gesto si deve riconoscere lo speciale dono della prossimità. Per suo tramite, portiamo a compimento la consapevolezza dell’alterità, l’amore per gli altri, l’atto di carità.
Il gesto, mi piace sottolineare, ha in sé la gratuità (si noti relazione con Grazia), ha una sublime qualità poetica.
Per poterne trovare esempio ricorro al soffio con cui Dio creò Adamo. Alla risposta di Maria all’Annunciazione... e poi lascio a celebri dipinti di rappresentarlo.
Più nello specifico, c’è uno speciale carisma delle mani, magico o divino, secondo i punti di vista, linea di continuità tra Oriente ed Occidente, come rigorosamente esplorato dalla sintesi in visione qui.
E la poesia? Risponde all’unisono alla predisposizione.
Dall’insieme scelgo due diversi interpreti: la poetessa Alda Merini e Rainer Maria Rilke, noncurante di una differenza di stile e di sostanza tra i due.
Egon Schiele, 
Il poeta
La prima elabora nel gesto l’atto di spontaneità senza censura, il dire senza censura, il dire con il massimo di espressività (2).
Il secondo, compassato nella sua classicità, è un mostro di emozioni interiori, che racchiudono il segreto dell’appartenenza alla Natura: il gesto, per lui, è tramite di manifestazione, epifania (3).
Concludo facendo notare che il gesto connota la nostra relazione allo Spazio. Rispecchia così il nostro lato fisico, spaziale. Indisgiungibile, come quello temporale, dal nostro essere.

Note. 
Egon Sciele, 
Donna seduta con la testa china
1. Remo Bodei, intervista su Spinoza Le passioni di Spinoza su www.filosofia.rai.it. 
2. Qui  le più belle frasi di Alda Merini.
3. Sonetti a Orfeo. Parte seconda XIII. Sii oltre ogni addio, come se fosse già dietro di te – come l’inverno che appunto se ne va. Perché tra i tanti inverni c’è un inverno talmente infinito che, se il tuo cuore lo sverna, allora sopporta ogni cosa. Sii sempre morto in Euridice – innalzati cantando e, nella pura relazione, ridiscendi celebrando! Qui tra quelli che svaniscono, nel regno del declino, sii risonante cristallo che già nel suono s’è infranto. Sii – e insieme sappi la condizione del non-essere, fondamento interminato della tua interna oscillazione –che tu possa compierla appieno, quest’unica volta. Alle risorse già usate, come a quelle oscure e mute della natura ricolma, alle somme indicibili, aggiungi con gioia te stesso, pareggia il conto! Rainer Maria Rilke (Praga, 4 dicembre 1875 – Montreux, 29 dicembre 1926) Ritorna primavera. E la terra è come un bimbo che sa  poesie a memoria ma  tante tante… E per la gran fatica dell’imparare, ha un premio….Rainer Maria Rilke, Praga, 4 12 1875 – Montreux, 29 12 1926 da “Sonetti a Orfeo” (I.21)
4. LINGUAGGI. Il sole ci parla con la luce, il fiore col profumo e col colore, con nubi, neve e pioggia parla l'aria. Vive nel segreto del mondo un impulso inestinguibile, a violare il mutismo delle cose, a esprimere il segreto dell'essere in parole, gesti, suoni e colori. Qui sgorga la fonte delle arti, il mondo cerca la parola, la rivelazione, lo spirito, e chiara annuncia da labbra umane eterna esperienza. Ogni vita desidera un linguaggio, con parole e numeri colori linee suoni scongiura la nostra ottusa morte e costruisce del senso un trono sempre più alto  [...] (Herman Hesse).

6 commenti:

  1. Caro Rosario, approfittando del fatto che, per ora, la rete pare funzionare, commento brevemente il taglio filosofico da te proposto sul “gesto e gesti”. A me pare monito a non perdersi nella solitudine virtuale ed a guardare l’insidia che le connessioni digitali nascondono: l’espulsione del gesto, cioè della relazione di prossimità e di alterità che il gesto esprime e significa (nella sua varietà che raccoglie mille sentimenti, emozioni affetti anche tra loro contradditori), trincea per non perdersi nella “solitudine del cittadino globale”. Nella vita familiare, interpersonale, sociale e professionale di ognuno di noi il gesto – quello autentico, non quello cinicamente studiato da persuasori occulti per il nostro ossessivo liquido consumo di tutto, connessioni comprese – è garanzia della nostra umanità fatta di propositi, disponibilità, attese, atteggiamenti, sguardi, posture che parlano un ineludibile linguaggio non verbale. Al bivio di ogni giorno ci tocca decidere quale strada gestuale praticare, ancor prima delle parole: quella tranquillante dell’indifferenza oppure la via inquieta di gesti inauditi che mi fa prossimo all’altro, una via per “l’inizio della saggezza” .

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  2. Innanzitutto un grazie immenso per la pubblicazione, che so avvenuta tra mille difficoltà e quindi un grazie per il tuo sollecitante commento.
    Ovviamente mi trovi in accordo sul significato del gesto. La pluralità è solamente legata alla quantità. La qualità è una e rientra nel verbo dell’Amore. Gli altri, pseudogesti, accattivanti e meno liberi, sono gesti tribunizi.

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  3. Grazie della condivisione, molto ricco di spunti di riflessione.
    Buona giornata

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  4. Nella Crosiglia9 gennaio 2018 21:06

    Bellissimo!

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