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lunedì 25 gennaio 2016

Il bisogno della memoria, con Lelio Bonaccorso.

Sto qui“Sto qui, sto a guardare e non faccio niente. Mi ficco le mani più a fondo nelle tasche e so che si dovrebbe gridare, afferrare qualche cosa, fare qualche cosa, ma non faccio niente. Non mi resta che chiedere perdono, per me e per tutti gli altri che erano lì, di ciò che è imperdonabile”  
 (Christa Weiss).

Un albero secco che si nutre del dolore...
unico segno visibile di ciò che è stato...
 un volo di uccelli...
Un uomo passa di lì.
La legge del 2000 ha istituito la “giornata della memoria”: legge giusta, che deve essere assunta e vissuta per quello che voleva esprimere. L’obbligatorietà imposta ope legis potrebbe infatti rischiare di risolversi in un retorico “dovere della memoria”, inteso non come “sollen” ma come  “müssen”, mistificante e vissuto come alibi.  E’ quanto poneva in evidenza non molto tempo fa Elena Loewenthal nel suo Contro il giorno della memoria.

Un vestito che non contiene nulla...
un uomo che è ombra di se stesso...
cenere...
La memoria non serve agli Ebrei ed a tutte le altre Vittime sterminate, serve a noi tutti, giovani ed anziani: ci sollecita a ricordare il passato (il nostro passato: la Shoah, paradigma di ogni Olocausto, è anche un crimine italiano, basta pensare alle fascistissime leggi razziste del 1938 ed alle loro implicanze), ci sprona a fare i conti con le stragi del presente e con le nostre responsabilità, ci impegna a predisporre un futuro di pace per il nostri figli e nipoti.
“Come vorremmo vivere, domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete voluto più sapere” (G. Ulivi).

Un bambino cresciuto troppo velocemente...
freddo, filo spinato, ghiaccio...
solo il caldo di un orsetto. 
Tutti i 366 giorni del 2016 dovrebbero essere pregni di memoria. Tra questi il 27 gennaio, giorno simbolico, ammonisce con impietoso mordente che ogni generazione è sempre a rischio di sofferenza e di scacco; ci sfida a combattere ogni tentazione manichea e totalitaria:  si fa consapevole promessa – rivolta ad ognuno di noi ed a tutti insieme – di una possibile corale rigenerazione e ricostruzione del vivere sociale ed interpersonale incondizionatamente rispettoso della dignità delle persone.
E’ la forza della memoria nell'impegno quotidiano a vigilare che le coscienze, anche le nostre, non siano nuovamente sedotte ed oscurate. Memoria che diventa veicolo di libertà, porta aperta alla democrazia, strumento di misericordia per ognuno di noi.

Un sentito grazie a Lelio Bonaccorso che ci ha autorizzato ad inserire le immagini di alcuni suoi disegni tratti dal Reportage Auschwitz-Birkenau. Esso illustra le emozioni intense di un viaggio da lui condotto, insieme a Marco Rizzo, in Polonia, in occasione della presentazione del fumetto Jan Karski. L'uomo che scoprì l'Olocausto.. Chi lo desidera può cliccare qui sotto, sui pulsanti, per una nostra breve presentazione del fumetto e per visionare il Reportage.




Il fumetto: “Jan Karski”




Reportage Auschwitz Lelio Bonaccorso
 


Non ci resta che dare ascolto a E. Lévinas:Le grida di  Auschwitz  risuoneranno fino alla fine dei tempi; da queste grida emerge la domanda che sconcerta: Qualcuno tra gli uomini può lavarsi le mani per tutta questa carne andata in fumo?”.  

Post di Gian Maria Zavattaro e Rossana Rolando.
Illustrazioni di Lelio Bonaccorso.

2 commenti:

  1. Post davvero "necessario". Come sempre, ottima unione tra contenuto e immagini. Grazie. Buon fine settimana.

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  2. Grazie per la condivisione di queste riflessioni sulla giornata della memoria e per la partecipazione ad un modo di “sentire”. Buona domenica.

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