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Visualizzazione post con etichetta Auschwitz. Mostra tutti i post
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mercoledì 26 gennaio 2022

Babele e Auschwitz.

 Post di Rossana Rolando.

Gustave Doré, Confusione delle lingue, 1865
“Comunicare” è il titolo del quarto capitolo de I sommersi e i salvati di Primo Levi.¹ Il tema vero, in esso trattato, è però l’opposto: l’impossibilità della comunicazione. Già dalla prime righe si capisce inoltre che non si intende parlare dell’incomunicabilità come dimensione interna alla stessa comunicazione, strutturale rispetto all’umano essere-con-altri.
² Levi non si propone neppure di affrontare il tema da un punto di vista psicologico o sociologico, laddove la privazione del comunicare non è imposta, ma è – in qualche modo – voluta e scelta.
Egli cala immediatamente il lettore nella condizione estrema del lager, in cui il bisogno di comunicazione – nel senso elementare del comprendere ciò che viene comandato e urlato, pena la vita stessa – urta contro una barriera linguistica totale.

giovedì 24 gennaio 2019

Giorno della memoria. Sto qui, sto a guardare e non faccio niente.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini dei dipinti di Charlotte Salomon, pittrice tedesca, di origini ebraica, morta ad Auschwitz il 10 ottobre 1943, a soli 26 anni (nel video riportato alla fine del post la sua storia). 

Charlotte Salomon, 
dal ciclo pittorico: Vita? O teatro?
“Sto qui, sto a guardare e non faccio niente. Mi ficco le mani più a fondo nelle tasche e so che si dovrebbe gridare, afferrare qualche cosa, fare qualche cosa ma non faccio niente. Non mi resta che chiedere perdono, per me e per tutti gli  altri che erano lì, di ciò che è imperdonabile: abbiamo assistito, mio Dio, a come sei stato preso a calci”.
(Christa Weiss, in AA.VV.,
Speranza per oggi e per domani, Assisi, 1970, p.28)

Il 27 gennaio, giornata della memoria, avremo modo di leggere od ascoltare testimonianze terribili e travolgenti sull’Olocausto,  pronunciare o scrivere noi stessi sincere autentiche appassionate dichiarazioni e propositi di intenti. Come tutti gli anni.
Per 26 anni ho fatto il preside e per altrettanti anni, nelle scuole che dirigevo, testardamente ho sempre cercato di far vivere ai miei studenti  “la giornata della memoria”, costruita da loro, spronati da ben altro che la  legge del 2000, il cui rischio è risolvere in un retorico rituale il “dovere della memoria”. In questo aveva ragione il provocatorio  pamphlet  di Elena Loewenthal “Contro il giorno della memoria”, che circolava cinque anni fa nelle librerie.  Sono però decisamente convinto che nel corso degli anni sia gli studenti  che hanno  partecipato in tutta Italia a questa  giornata sia le migliaia che  hanno avuto come “premio” l’occasione di visitare i lager,  non dimenticheranno.

martedì 24 gennaio 2017

Che cosa significa pensare dopo Auschwitz.

Post di Gian Maria Zavattaro
Le immagini riproducono opere di Paolo Pennisi (per una sua presentazione  cliccare qui).

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Paolo Pennisi, 
Venti donna gessi
“Nessuno lo dimentichi, nessuno lo contesti. Auschwitz rimanga luogo di raccoglimento e di monito per le future generazioni” (Marta Ascoli, ex-deportata, Auschwitz è  di tutti, ed. Lint, Trieste, 1999, p.71).

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Paolo Pennisi, 
Senza titolo
Nei tre giorni natalizi trascorsi a Firenze, mia moglie ed io ci siamo imbattuti a Palazzo Medici Riccardi (Galleria delle Carrozze), praticamente per caso, nella mostra “Ebrei in Toscana  XX/XXI secolo” (dal 20 dicembre al 26 febbraio), che ci ha subito conquistato. Nei singoli padiglioni abbiamo contemplato fotografie, letto didascalie, meditato, sofferto, discusso tra noi quanto veniva proposto; abbiamo guardato ed udito le molteplici testimonianze che il video ci offriva. Abbiamo incontrato generazioni di persone (volti non numeri), italiani come noi, gruppi parentali ed amicali, storie personali e familiari che nell’impegno diuturno civile economico sociale politico hanno contribuito alla crescita della Toscana e dell’Italia tutta; e poi il lungo calvario della riduzione nei ghetti e della discriminazione sino alla tragedia dell’olocausto; infine una serie di riflessioni sul “processo del secolo”, la memoria dei sopravvissuti, la memoria della Shoah oggi e  gli Ebrei in Toscana oggi.

lunedì 25 gennaio 2016

Il bisogno della memoria, con Lelio Bonaccorso.

Sto qui“Sto qui, sto a guardare e non faccio niente. Mi ficco le mani più a fondo nelle tasche e so che si dovrebbe gridare, afferrare qualche cosa, fare qualche cosa, ma non faccio niente. Non mi resta che chiedere perdono, per me e per tutti gli altri che erano lì, di ciò che è imperdonabile”  
 (Christa Weiss).

Un albero secco che si nutre del dolore...
unico segno visibile di ciò che è stato...
 un volo di uccelli...
Un uomo passa di lì.
La legge del 2000 ha istituito la “giornata della memoria”: legge giusta, che deve essere assunta e vissuta per quello che voleva esprimere. L’obbligatorietà imposta ope legis potrebbe infatti rischiare di risolversi in un retorico “dovere della memoria”, inteso non come “sollen” ma come  “müssen”, mistificante e vissuto come alibi.  E’ quanto poneva in evidenza non molto tempo fa Elena Loewenthal nel suo Contro il giorno della memoria.

domenica 25 gennaio 2015

Il Giorno della Memoria. La forza di un video.



La potenza dell'arte ci porta dentro altri mondi... 
(Enrico Benaglia, immagine tratta da facebook)
Proponiamo un video ideato e realizzato nel 2003 dagli alunni dell’Istituto d’Arte di Imperia, con la supervisione di alcuni docenti tra i quali non posso esimermi dal citare il mitico prof. Dolmetta. Ho conosciuto in modo non superficiale questa Scuola (che ho diretto in qualità di preside per due anni dal 2002 al 2004) e ancora è ben viva in me – in un intreccio di care memorie e di riconoscente gratitudine -  la caparbia dedizione di tanti docenti e la genuina freschezza e gioia di vivere di tanti/e giovani, anche se costretti a gestire e vivere  non poche difficoltà esistenziali.

La giornata della Memoria...
(immagine ripresa dalla pagina facebook 
dedicata ad Auschwitz Memorial)
Sono loro che hanno costruito, spronati da ben altro che la  legge del 2000, la “giornata della memoria” fuori dal retorico rituale di una celebrazione mistificante  e controproducente, se vissuta come alibi dei  nostri silenzi e delle nostre viltà. Sono  proprio i giovani che ci spronano a non dimenticare ed a comprendere che l’universale grido di dolore che si leva dai campi di sterminio è  struggente invocazione che deve servire non agli ebrei ed a tutte le altre vittime sterminate, ma a noi tutti,  giovani ed anziani, per mettere a nudo il nostro  passato e le nostre responsabilità (la Shoah è anche un crimine italiano, basta pensare alle fascistissime leggi razziste del 38 ed alle loro implicanze), per non chiudere gli occhi sulle stragi  del presente, per non legittimarle con la nostra indifferenza ed il nostro silenzio.

... per non chiudere gli occhi... 
(immagine tratta dalla pagina facebook 
dedicata ad Auschwitz Memorial)
Nota sul video.

Il rischio delle immagini – anche le più crude e terribili che raccontano la Shoah – è  quello dell’assuefazione, della ritualità, del “già visto”.

Qual è la chiave per aprirci all'esperienza terribile del dolore... 
per farci provare com-passione?
Nella pletora delle informazioni, del fluire liquido delle comunicazioni, vi è la reale possibilità che il segno rimanga muto, sepolto nell’insignificanza di ciò che scorre davanti a noi, senza più coinvolgerci.

Come condividere un'esperienza 
tanto lontana?
Il merito di questo breve filmato – che rivela la notevole maturità umana di chi lo ha prodotto – è quello di scrollarci dal torpore, di strapparci dall’estraneità e di trasportarci subito all’interno di un vortice d’ansia, di paura, di angoscia. Nel video non si indugia sulle figure tristemente note della Shoah, anzi vengono anche utilizzate immagini apparentemente lontane da quell'esperienza, eppure noi ci sentiamo portati DENTRO un’emozione, uno stato d’animo, un sentire che rimanda, in qualche modo, all’esperienza tragica del lager.

Come sentirci dentro una storia 
che non abbiamo vissuto?
E proprio l’uscita dall’indifferenza ci può permettere di trovare il senso di una giornata come quella della Memoria.

Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviare il video.




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