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venerdì 10 novembre 2023

Lottare per la scuola e la cultura.

Riscoprire il valore immenso della scuola nella vita delle persone.
Post di Rossana Rolando.
Immagini tratte dalla pagina facebook dell'artista afghana Shamsia Hassani (qui).
 
Shamsia Hassani, Studentessa
💥 Resistere oggi, almeno nel nostro mondo occidentale, asservito a logiche di profitto e di consumo, in cui l’apparire conta più dell’essere, significa continuare a fare cultura, in ogni luogo, soprattutto a scuola.
Potrebbe sembrare una tautologia: certo, a scuola si fa cultura, cos’altro?
Eppure… Anche la scuola è assediata da una pretesa utilitaristica, quella per cui ha sempre meno spazio la formazione fine a se stessa, la promozione del pensiero senza altri fini, la coltivazione delle discipline teoretiche, i cui risvolti applicativi non risultano immediati.
Nel pieno delle cose da consumare, in cui tutto appare facile, a portata di mano, l’avventura del sapere sembra perdere il proprio fascino e la propria rilevanza all’interno della società.
La figura del docente è sempre più lontana dal compito dell’intellettuale, dell’uomo/donna di studi, per essere declassata in molti modi, sia internamente al mondo della scuola, con le sue logiche aziendali che equiparano gli studenti a clienti, sia esternamente ad esso, nelle aspettative dei genitori e della società tutta, che alla scuola chiedono tanti altri servizi, ma non quello della formazione-educazione della mente.
Quel che Nicola Gratteri ha affermato qualche giorno addietro, rispecchia un’opinione diffusa: «Oggi i ragazzi vedono gli insegnanti come degli sfigati. Quando un insegnante arriva a scuola con la Panda, agli occhi dei ragazzi è un fallito. Il loro modello è il cafone che arriva davanti al pub la sera col Suv vestito tutto luccicante. È il loro modello vincente perché non si è investito in istruzione».¹
 
Shamsia Hassani, Senza titolo
💥 Insegno in un Liceo Classico
e sento fortissima l’esigenza di promuovere il pensiero davvero pensante, la passione per i libri, il gusto della parola esatta, la fatica della riflessione e dell’argomentazione. Certo, l’ora di lezione è ancora veicolo di vera promozione intellettuale e umana e ci sono ancora alunni/e che si appassionano al sapere, vivendo il tempo della scuola come kairos – occasione unica per crescere, per aprire la mente e diventare persone autonome, capaci di pensare con la propria testa.² Ma non si può certo ignorare che il contesto in cui vivono i ragazzi, le richieste delle famiglie, le esigenze del mercato, le miopie della politica lavorano sempre più in direzione opposta.
In particolare oggi, il mondo dei giovani vive una grave crisi generazionale - tanto più vistosa dopo l’epidemia del covid - spesso contrassegnata dal torpore di un umore stanco e privo di slanci o, al contrario, dall’ansia fuorviante della prestazione. Il linguaggio si è impoverito e appiattito, la comunicazione tra adolescenti si è ridotta in molti casi ai selfie sui social, ai video su tiktok, alle faccine colorate, in cui il pensiero, l’emozione, il desiderio lasciano il posto al gesto semplificato. Il rischio è quello di essere sempre più preda di parole d’ordine, di slogan, di mondi senza complessità dialettica e di orizzonti alquanto ristretti. E il prezzo da pagare è molto alto, non solo in termini di formazione della coscienza individuale, ma anche in rapporto ad una prospettiva per il futuro, sia politica, sia sociale.
 
Shamsia Hassani, Madre
💥 Alcuni spunti
possono farsi traccia per un’ulteriore riflessione sul destino della scuola e della cultura, sull’urgenza dell’istruzione-formazione, come forma di resistenza e di esercizio critico rispetto ai modelli dominanti.
Due letture ed un’artista.  
👉 Leggo il libro Noi afghane. Voci di donne che resistono ai talebani e ritrovo lì la consapevolezza del valore immenso della scuola nella vita delle persone. I libri sono i mezzi per lottare contro i taleban, le scuole segrete rivolte alle adolescenti sono luoghi in cui si incoraggiano le ragazze ad interessarsi di politica, la laurea per le bambine è un sogno, come racconta un’anonima mamma afghana: «Ho una figlia che frequenta il quarto anno di scuola elementare. Mi ha chiesto: “Mamma, potrò continuare solo fino al sesto anno? E poi? Perché mio fratello sì e io no?” Anche se queste parole mi hanno rattristato, le ho risposto: “Fai del tuo meglio, Dio è grande. Anche tu arriverai alla laurea”».³
👉 L’altro libro che vorrei citare è di specie totalmente diversa. Si intitola Il valore aggiunto della filosofia di Marta C. Nussbaum. In particolare il primo saggio - “L’economia ha ancora bisogno della filosofia” - la dice lunga sull’angustia di concezioni economiche, giuridiche e sociali che hanno abbandonato l’orizzonte filosofico del pensare in grande e il senso di progettualità che ad esso si lega.
Shamsia Hassani, Street Art
👉 Infine mi riferisco all’artista Shamsia Hassani, proveniente ancora dal mondo afghano, da cui riprendo le immagini di questo post. Le sue figure femminili, senza bocca e con gli occhi chiusi, sono l’emblema di un mondo in cui le donne sono private della possibilità di accedere alla cultura, che è sempre intreccio di visione (idea, per Platone!) e parola. Nel suo sito si legge, in apertura: “L’arte cambia la mente delle persone e le persone cambiano il mondo”. Questo il senso impegnato dei suoi graffiti, sui muri di Kabul, disegnati prima dell’arrivo dei talebani, per spronare la popolazione a trovare la forza di resistere e continuare a vivere.
 
💥 In conclusione. Ho parlato di due libri di donne e di un’artista femminile. Non per questioni legate semplicemente al genere. Piuttosto, per guardare a chi sa lottare e ricominciare.
 
💥 Note.
1. Cfr. qui.
2. Così si legge in Umberto Curi, La morte del tempo, il Mulino, Bologna 2021, p. 49:  «Kairos è il termine con cui ci si riferisce a una dimensione qualitativa, piuttosto che quantitativa, del tempo. Coincide dunque con quello che si potrebbe chiamare il "momento opportuno", il "tempo debito", nel quale la continuità chronologica si interrompe per l'irruzione di un "istante" diverso e più "intenso" rispetto ai precedenti.»
3. Noi afghane. Voci di donne che resitono ai talebani, a cura di Lucia Capuzzi, Viviana Daloiso, Antonella Mariani, Vita e Pensiero, Milano 2023, p. 66.
4. Cfr. Martha C. Nussbaum, Il valore aggiunto della filosofia, Brescia 2023, pp. 33-55.
5. Sul termine gr. ἰδέα («aspetto, forma, apparenza» dal tema di ἰδεῖν «vedere») cfr. Dizionario di filosofia Treccani.
6. Per il sito dell'artista afghana cfr. qui.   

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8 commenti:

  1. Cara Rossana, chi ancora calca le aule della scuola - ne dobbiamo essere consapevoli - subisce e vive mille frustrazioni. “ Chi manovra” decide, senza consultare, una rotta che degrada la cultura a strumento utilitario. Sempre quelli di sopra pensano di portare la scuola verso la “ funzione professionalizzante”.
    Negli angoli remoti di paesi prima “ rapinati dal colonialismo” i/le bambini-e sognano di iscriversi nella scuola ( accettando l’onere di mille sacrifici fisici ed economici).
    Porto ancora ad esempio la recente presentazione, dentro Quante storie, del libro ultimo di Massimo Cacciari, con le sue illuminate parole, che dalla Metafisica planano sul vasto oceano della Cultura, per avvertire che in essa c’è il Significato.
    Condivido la tua preoccupazione e ti ringrazio dell’importante post. Rosario 🤗🍀☮️

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  2. Caro Rosario, grazie a te per la tua attenzione e il tuo impegno nel promuovere cultura. Ci sono molte voci che potrebbero essere proficuamente ascoltate. La stessa Martha Nussbaum, che cito nel post, nel suo libro "Non per profitto", mette in guardia dal pericolo di una scuola sempre più deprivata di anima: "Distratti dall'obiettivo del benessere, chiediamo sempre più alle nostre scuole di insegnare cose utili per diventare uomini d'affari piuttosto che cittadini responsabili. Sotto la pressione del taglio dei costi, sfoltiamo proprio quelle parti dello sforzo formativo che sono essenziali per una società sana.
    Quali sono le prospettive se si continua così? Nazioni abitate da persone addestrate tecnicamente che non hanno imparato ad essere critiche nei confronti dell'autorità, gente capace di fare profitti, ma priva di fantasia". Ci sarebbe molto da riflettere, se solo si volesse.
    Un abbraccio.

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  3. Grazie per il suggerimento del libro di Nussbaum, credo anche io nella filosofia come liberazione, siamo orfani del pensiero femminile inespresso, la filosofia influenza il nostro vivere, ma finora è stato appannaggio solo del mondo maschile, quante Simone Weil ci siamo persi nel corso dei secoli che non hanno potuto esprimersi come accade oggi ancora in Afghanistan o in altri paesi sovranisti!!
    Un abbraccio a tutta la redazione

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  4. Grazie di cuore per il bellissimo commento che pone l'accento sul pensiero filosofico femminile inespresso o conculcato, come accade oggi in molti contesti, quali l'Afghanistan.
    Simone Weil, Hannah Arendt... pochi, luminosi nomi.
    Un caro saluto.

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  5. Quanti stimoli a riflettere in questo post, cara Rossana!
    Condivido in pieno quanto hai scritto! Purtroppo sono vere le parole di Gratteri: l'insegnante è visto come uno sfigato perché agli occhi di tanti giovani - non tutti per fortuna - conta più l'apparire che l'essere e il guadagno più che, dico una parola grossa?, la vocazione.
    Grazie di cuore e un forte abbraccio!

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  6. No, non dici una parola grossa. Mi è capitato, in questi giorni, di parlare della vocazione alla vita intellettuale con un mio alunno. Ogni giovane dovrebbe poter scoprire la propria inclinazione profonda, per essere davvero contento di sé. Se a questa ricerca interiore si sostituiscono l'utile, il profitto, l'apparenza, si fallisce come scuola (il cui compito primario dovrebbe essere la formazione dell'uomo e del cittadino), ma si prepara anche una società impoverita dal punto di vista culturale e valoriale.
    Un abbraccio.

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  7. Thank you for your informative and well-crafted post. It made a difference!

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  8. Grazie anche per queste riflessioni così lucide e necessarie, cara Rossana. E grazie anche per la segnalazione del recente libro della Nussbaum. Buona serata e buona domenica.

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