“Ecco. La vita è il paragone delle
parole e degli atti esterni che valgono poco più delle parole. Quel giovane
cattolico era anzitutto un cristiano, e traduceva le sue opinioni mistiche in
vive opere di bontà umana, in atti costanti di pietà […] come un’assistenza
immediata alla sventura; senza altri fini o secondi fini che la
espressione di un dovere sinceramente sentito e di un amore fraterno. […]
Tra l’odio e la superbia e lo spirito di dominio e di preda, questo “cristiano”
che crede ed opera come crede, e parla come sente, e fa come parla, questo
“intransigente” della sua religione, è pur un modello che può insegnare qualche
cosa a tutti” (Filippo Turati, “La Giustizia”, 8 luglio1925). (1)
Qualche tempo
fa, nel rovistare la soffitta della mia casetta nel Biellese mi capita tra le
mani un opuscolo di 28 pagine “PIER GIORGIO FRASSATI PAROLE DETTE DA
DON COJAZZI il 14 dicembre 1925”, pubblicato nel 1926, 90 anni fa, dalla
SEI di Torino «a cura del circolo universitario “Cesare Balbo” a totale
beneficio dei poveri della propria conferenza di S. Vincenzo – v. Arcivescovado
12, Torino. £.2».
Mi pare
quasi doveroso, a distanza di 90 anni, dar conto di questo libricino - che non
sono riuscito a trovare citato da nessuna parte - ancora pregno di
intense, accorate, emozioni a pochi mesi dalla morte inaspettata del
giovane.
Don Cojazzi – questo grande salesiano (2) – con il suo stile appassionato, che persuade e si fa ascoltare, spesso intercalato da metafore a tutti comprensibili - tesse tre riflessioni sulla falsariga dell’iscrizione situata sulla porta della chiesa di S. Francesco da Paola a Torino. Non intende fare un panegirico (ma lo fa...), vuole “dipingere la realtà” ed invita coloro che hanno conosciuto Pier Giorgio a fargli pervenire ”ricordi, fatti, impressioni dirette ed indirette” al fine di completare la biografia prevista “per il primo anniversario della trasfigurazione di Lui (4 luglio1926)”, che però sarà pubblicata solo nel 1928.
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Don Cojazzi – questo grande salesiano (2) – con il suo stile appassionato, che persuade e si fa ascoltare, spesso intercalato da metafore a tutti comprensibili - tesse tre riflessioni sulla falsariga dell’iscrizione situata sulla porta della chiesa di S. Francesco da Paola a Torino. Non intende fare un panegirico (ma lo fa...), vuole “dipingere la realtà” ed invita coloro che hanno conosciuto Pier Giorgio a fargli pervenire ”ricordi, fatti, impressioni dirette ed indirette” al fine di completare la biografia prevista “per il primo anniversario della trasfigurazione di Lui (4 luglio1926)”, che però sarà pubblicata solo nel 1928.





