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venerdì 20 maggio 2016

Insegnanti e "buona scuola". La diagonale di T. van Doesburg.


 “Tra le parole ineludibili che aprono sul misterioso intero dell’esistenza umana, 
rientra anche il termine coraggio” 
(Karl Rahner, Fede come coraggio,  Morcelliana, 1977).

Theo van Doesburg, 
Contro composizione di dissonanze, 1925
L’irrompere della  frenesia della frammentazione e disgregazione non può non avere ripercussioni sui docenti, anch’essi ambivalenti. Ogni giorno più di 800.000 docenti di ogni ordine e grado si trovano al bivio di due strade. La prima è la fuga nel carpe diem, nella rassegnazione o nel disincanto indifferente: “Me ne frego. Entro, mi sbrigo a fare quel che son costretto a fare e fuggo”. “Presenti sono assenti”, direbbe Eraclito. La seconda è l’I CARE  di don Milani (1).
Theo van Doesburg, 
Sole cosmico (1915)
Sapete che cosa è successo a Dubai? Ha vinto l’I care: Hanan Al Hroub, 43 anni, palestinese nata e cresciuta nel campo di Betlemme, ha vinto il Premio Global Teacher Prize per il miglior professore 2016, durante il global forum per l'educazione a Dubai. Il suo motto: Dobbiamo insegnare ai nostri bambini che le nostre uniche armi sono il sapere e l'educazione. Il nome del vincitore è stato comunicato via video da Papa Francesco, che ha ricordato l'importanza degli insegnanti, costruttori della pace, creatori dell'incontro: pace, incontro, parole forti, pregnanti.
Theo van Doesburg, 
Composizione II, (Natura morta) 1916
Per rispondere ai significativi cambiamenti dell’oggi ci ha provato la legge 107/2015, la riforma della “buona scuola”. L’attuazione si è concentrata sulla stabilizzazione dei precari, bonus per il merito, ruolo del dirigente, alternanza scuola-lavoro, lasciando in ombra molti altri aspetti e settori della vita scolastica. Come hanno reagito i docenti e le loro associazioni? Qualche plauso, molto silenzio ed un buon numero che si sta adoperando per raccogliere le 500.000 firme necessarie al referendum abrogativo  della legge. Intanto per il mese di maggio sono state indette da vari sindacati raffiche di scioperi nella scuola. Non so come andrà a finire, ma il clima che si respira non favorisce la crescita di una com-unità.
Che cosa può fare la scuola per adeguarsi ai tempi e soprattutto per insegnare a questa nostra generazione digitale a rispettare i diritti di ciascuno, praticando una convivenza attiva e responsabile?
Theo van Doesburg, 
 Composizione I, 
(Natura morta), 1916
Vi è un pullulare di proposte tecno didattiche. Ne cito una sola, emblematica: la Treelle “Educare a vivere con gli altri nel XXI secolo”, presentata a  marzo alla Luiss di Roma, presenti ministri e parlamentari. Radicalmente rivede programmi metodi didattici, formazione di insegnanti “dedicati”, organizzazione del tempo scuola. Prevede  non lezioni trasmissive cattedratiche, ma un tempo curricolare dedicato ad “attività” interattive interdisciplinari con uso delle nuove tecnologie, scuola a tempo pieno (7/8ore per 5/6 giorni) obbligatoria nei primi 8 anni, facoltativa dopo, aperta ad opportunità educative extrascolastiche, sfruttando appieno gli edifici scolastici troppo spesso inutilizzati.
Theo van Doesburg, 
Composizione, 1915
Che pensare di questa e di tante innovazioni proposte? Sono sicuramente da sperimentare: se disseminate in tutte le scuole produrranno effetti positivi, anche se alcune non sono affatto una novità, perché in tante scuole l’innovazione didattica è una realtà indotta dalle trasformazioni dei nuovi media (2).
Ho però il sospetto che siano pochi a credere  nel miracolo delle panacee dove si rischia di confondere il mezzo con il fine  o,  se si vuole, la vision con la mission. Non saranno le sole  tecnologie innovative a fare la “buona scuola” né le grida ope  legis.
Theo van Doesburg, 
Movimento eroico, 1916
Immaginiamo invece gli 800.000 docenti, tutti convinti paladini dell’I Care,  ognuno con il suo stile, i suoi orizzonti culturali, i suoi limiti e le sue grandezze, consapevoli  che  la speranza di una umanità più solidale è fondata principalmente sull’educazione: una rivoluzione silenziosa che potrebbe cambiare significativamente il futuro dei nostri giovani.
La “buona scuola” è fatta di persone, ognuna con il suo nome, storia, identità; è fatta di parole parlate e scritte, ma soprattutto delle parole dei volti e degli sguardi. Avete mai vissuto l’intensità di un’intera classe, gli sguardi puntati sul volto del docente, presa, coinvolta, conquistata dalla sua passione, mentre insieme percorrono le strade della filosofia, storia, matematica, arte, cucina…qualsiasi disciplina? Volti e sguardi che si  comunicano  lo stupore del sapere ed il gusto di percorrere insieme questa strada.
Theo van Doesburg, 
Ritratto astratto, 1915
Volto e sguardo del docente che spiega o stimola alla discussione, che ha a cuore la crescita differente di ognuno, la sofferenza e l’estraniazione del perdente o del “diverso”, che non educa al conformismo gregario, che non dà risposte uguali a persone in situazioni disuguali, che segna le relazioni interpersonali con lo stigma della gratuità, inclusione, solidarietà. Qualcosa che solo la vera “buona scuola” può fare o potrebbe fare.
Note.
(1)“Il desiderio d'esprimere il nostro pensiero e di capire il pensiero altrui è l'amore. E il tentativo di esprimere le verità che solo s'intuiscono le fa trovare a noi e agli altri. Per cui essere maestro, essere sacerdote, essere cristiano, essere artista e essere amante e essere amato sono in pratica la stessa cosa” (Don LorenzoMilani, Lettera alla professoressa Dina Lovato, Barbiana 16.3.1966.).
(2)  Cfr. ad es.  Cecchinato G. & Papa R., Flipped classroom: un nuovo modo di insegnare e apprendere (UTET, To, 2016).

Theo van Doesburg, 
Composizione VII, 
(Le tre grazie), 1917
Theo van Doesburg (pseudonimo di Christian E.M. Küpper, 1883-1931), poliedrico artista olandese - architetto, pittore, poeta - è stato, insieme a Piet Mondrian rappresentante del neoplasticismo, teorizzato nella rivista De Stijl, fondata nel 1917 dallo stesso T. van Doesburg. Nella prima fase della collaborazione, P. Mondrian e T. van Doesburg condividono l’idea secondo cui l’arte deve essere ricerca di un ordine essenziale che rispecchia una dimensione di perfetta armonia, sottratta alla caducità e alla tragicità del divenire, espressa nelle pure forme delle linee verticali e orizzontali e nel cromatismo dei colori primari (rosso, giallo, blu) o dei non colori (bianco e nero). A partire dal 1924 matura tra i due la rottura che si consuma intorno alla questione teorica della diagonale, inserita da T. van Doesburg come segno del movimento, del tempo, dell'instabilità, del caos e del disordine. Da questo momento T. van Doesburg si allontana dal neoplasticismo per fondare l’elementarismo.
Theo van Doesburg, 
Contro Composizione XI, 
1925-26

Nella duplicità P. Mondrian - T. van Doesburg ben si sintetizza la difficile professione dell'insegnante, tutta giocata nell'equilibrio tra due poli: da una parte la tensione verso un ordine armonico (nel rigore del pensiero, nella chiarezza espositiva, nella limpidezza delle relazioni) e, dall'altra parte, l'emergere continuo della vita come caos, disordine, frammentazione, movimento, imprevisto (la diagonale che rompe l'equilibrio delle linee!)

Post di Gian Maria Zavattaro: quarto estratto dalla relazione tenuta il 2/5/2016 al Campo Scuola Agesci, presso Sassello, diretto da Fabrizio Coccetti e Donatella Mela, appena eletta Capo Guida nazionale. Per il primo, il secondo e il terzo, si possono vedere: 

Iconografia di Rossana Rolando.

3 commenti:

  1. .. La "buona scuola" è fatta di parole.. di sguardi.. di volti
    .. Bellissima verità!!! Sono stata sempre convinta che qualunque "informazione" può essere veicolata solo se se si è riusciti ad aprire varchi, "scavando" negli occhi e nei cuori...
    Ancor di più oggi nell'era informatica, nel "sapere" ormai dappertutto.. Un clic e ci sei!! Ancor di più oggi urge la figura di docente che abbia come motto... "I CARE"..
    Buona domenica

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  2. .. La "buona scuola" è fatta di parole.. di sguardi.. di volti
    .. Bellissima verità!!! Sono stata sempre convinta che qualunque "informazione" può essere veicolata solo se se si è riusciti ad aprire varchi, "scavando" negli occhi e nei cuori...
    Ancor di più oggi nell'era informatica, nel "sapere" ormai dappertutto.. Un clic e ci sei!! Ancor di più oggi urge la figura di docente che abbia come motto... "I CARE"..
    Buona domenica

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  3. Cara Nele nele, paradossalmente proprio oggi, nel momento in cui – come dici tu – è così semplice accedere all’informazione, proprio oggi è tanto più necessario “insegnare” a selezionare, a comprendere criticamente, a interiorizzare. E’ la scommessa della “buona scuola”: consentire alle nuove generazioni di non essere dominati e schiavi delle nuove tecnologie e dei burattinai che le manovrano, rinnovando così la possibilità di essere liberi anche nel mondo virtuale. Ciao, buon pomeriggio.

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