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venerdì 27 maggio 2016

Spinoza e Vermeer: la perfezione del frammento.

L’uomo libero a nessuna cosa pensa meno che alla morte;
e la sua sapienza è una meditazione non della morte, ma della vita 
(Spinoza, Ethica, Sansoni, Firenze 1963, p. 535).

Jan Vermeer, 
Astronomo, particolare
Baruch Spinoza e Jan Vermeer sono contemporanei, nati nello stesso anno (1632) e nella stessa terra d'Olanda (ad Amsterdam il primo, a Delft il secondo). Al di là del dato biografico, il riferimento alla filosofia di Spinoza e, in particolare alla sua Etica, è utile per comprendere l’estetica di Vermeer e, forse, Vermeer può illuminare Spinoza (se è vero come dice  Gian Piero Jacobelli che egli è l’alter ego filosofico del pittore”).
A titolo di semplice esempio considero i due dipinti gemelli: il Geografo e l’Astronomo (effigie dello stesso Spinoza, secondo una consuetudine interpretativa). 
Jan Vermeer, 
Geografo, particolare
In Spinoza non vi è alcuna gerarchia tra le diverse realtà. Tutto ha pari dignità. Siamo noi uomini ad introdurre la logica mezzo-fine, interpretando le cose che ci circondano come mezzi a nostra disposizione e considerando noi stessi il fine per cui il mondo esiste. Se penso che questa luce è stata creata per illuminare il foglio su cui scrivo, quindi al mio servizio, tolgo perfezione alla luce, perché la subordino a me. Ma non è così. Nella sua vera realtà – sub specie aeternitatis – la luce realizza la sua perfezione, filtra dalla finestra e illumina. Non esiste per me, anche se io me ne servo per scrivere. Liberarsi dal pregiudizio antropocentrico, significa cogliere ogni realtà per quello che è, come parte di un Tutto perfetto. Nel sistema panteistico di Spinoza ogni aspetto del mondo è, nello stesso tempo, manifestazione di una potenza infinita, che non dissolve il finito ma lo esalta. Quindi non vi è nulla di contingente, perché anche la più piccola realtà è parte della vita divina e il frammento diventa così il segno in cui rintracciare l’intero, porzione limitata della perfezione infinita di Dio. Per questo, “Quanto più conosciamo le cose singole, tanto più conosciamo Dio” (Spinoza, Ethica, cit. p. 621).
Jan Vermeer, 
Geografo, particolare
Così in Vermeer ogni oggetto è colto sub specie aeternitatis. Nei suoi  dipinti la realtà è fissata sotto una luce eterna: il singolo gesto, la singola cosa, il semplice spazio emergono dalla loro quotidiana semplice presenza e assumono lo spessore di un attimo sospeso dal tempo e reso eterno. 
Nel Geografo - come nell'Astronomo -  è la finestra a sinistra a gettare il suo fascio luminoso all'interno della stanza, permettendo la nitida visione degli oggetti. Mappe, carte, libro, compasso, globo terrestre... tutti gli strumenti del mestiere sono rappresentati nella loro particolarità, porzioni non secondarie di quella vita che pulsa nella stanza e nello sguardo assorto dello studioso.

Jan Vermeer, 
Geografo, particolare
Per Spinoza, anche la nostra vita, come ogni altro aspetto della Natura, si svolge secondo un’intima necessità. Pensiamo di essere liberi solo perché non conosciamo le cause che ci hanno spinto e ci spingono ad agire in un modo piuttosto che in un altro. Ma - secondo Spinoza - la consapevolezza della necessità non deve portare alla rassegnazione sottomessa di chi si sente schiacciato dal meccanismo delle vicende o alla tristezza ribelle di chi non accetta la propria situazione esistenziale, ma deve approdare ad un’etica della gioia, della letizia, che riconosce nell’ordine necessario delle cause la perfezione del tutto. Afferma Spinoza: “Un affetto, dunque, è tanto più in nostro potere e la mente ne patisce tanto meno, quanto più lo conosciamo” (Ethica, cit., p. 585). La tristezza che ci porta a rammaricarci per aver perduto un bene o per non aver colto un’occasione si attenua se pensiamo che non poteva andare diversamente. La necessità può essere vissuta pienamente solo se è conosciuta e assunta.  
Jan Vermeer, 
Astronomo, particolare
La vera liberazione dalle passioni tristi, per Spinoza, non consiste dunque nel cambiare luogo, ma nel guardare lo stesso luogo in modo nuovo. Se un cane è trascinato da un carro – dicevano gli stoici – non si può opporre, ma può decidere se correre, assecondando il movimento, o lasciarsi trascinare.  Il dominio su se stessi sta nell’assumere quello che noi siamo diventati e nell’interpretarlo attivamente. Solo così ogni gesto, ogni evento - anche doloroso - sarà vissuto in modo attivo e compiuto.
Nei quadri di Vermeer c’è questo dominio su se stessi - trasfigurazione delle emozioni tristi in un sentire lieto - che si traduce in un’alta serenità, in una silenziosa gioia della vita.
Nell’astronomo che siede al suo tavolo c’è tutto il suo essere, il suo dover essere lì e non altrove, il suo essere tutto in quello che è e fa. Lo attesta la posizione del corpo, la concentrazione dello sguardo, la mano tesa sul mappamondo celeste. E in questa consapevole presenza a se stesso e alla realtà si realizza la sua pienezza umana.

Jan Vermeer (nome esteso: Johannes van der Meer), 
Astronomo (1668)
Jan Vermeer, (nome esteso: Johannes van der Meer)
Geografo (1668-69)
Post e iconografia di Rossana Rolando.

4 commenti:

  1. Laura D'Aurizio27 maggio 2016 12:43

    Un post bellissimo per la messe di considerazioni e intuizioni; Spinoza rimasto per me alla blanda acquisizione degli studi classici mi si ripropone in una veste magnifica di modernità "quantica" persino zen o taoista (il frammento porta all'intero) e per Vermeer amatissimo per intuito mi spiego maggiormente la sua significazione, il fascino silente e potente che la sua lattaia ha su di me in termini di un'efficacia composita fatta di calma, di obbedienza all'esistente, di sacrale autorevolezza dell'ordinario, di sentimento pieno nel gesto, nell'accadimento di una bellezza interiore dialogante con tutti gli elementi e strumenti possibili dell'esteriore. Insegnamento di come la semplicità sia portamento e portata del consapevole.
    Grazie Rossana dei tuoi spunti di incoraggiamento al solito alla pensabilità buona (un abbraccio).

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  2. Rossana Rolando27 maggio 2016 13:03

    Grazie di cuore Laura! Avevo letto tempo fa il tuo splendido commento alla “lattaia”. Mi onora e mi gratifica molto la tua riflessione sul post, anche per le considerazioni profonde e acutissime che aggiungi. Ciao, buona giornata e un abbraccio anche a te, Rossana.

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  3. Sono d'accordo con Laura. Le riflessioni sul pensiero di Spinoza, l'ottima disamina della sua affermazione "Deus sive Natura" insieme all'analisi estetica dei quadri di Vermeer ci offrono un post eccellente. Mi sono commossa nel leggerlo. Grazie.

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  4. Rossana Rolando28 maggio 2016 11:05

    @ Mari da solcare: sono molto contenta. Grazie per il pensiero e il coinvolgimento. Spinoza è davvero un autore che può ancora dire molto, può suscitare un grande fascino, nonostante l’oggettiva difficoltà delle sue opere e la problematicità di alcuni passaggi teoretici (penso soprattutto all’Etica, qui citata). E Vermeer è semplicemente meraviglioso, ogni dipinto spalanca un mondo.

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