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martedì 31 maggio 2016

"Alternanza" scuola lavoro. La linea di Paul Klee.

Paul Klee, 
Due teste
Pur senza entrare nel merito dei singoli aspetti legislativi, ritengo che si debba riconoscere in linea di principio  la positività della legge 107/15 per quanto riguarda la regolamentazione della cosiddetta alternanza scuola-lavoro, obbligatoria per un tot di ore annuali negli istituti superiori. Senza dimenticare che l’alternanza (anzi, meglio, l’integrazione) è stata da molto tempo avviata ed è praticata da moltissime scuole nella loro autonomia progettuale.
Vorrei però riflettere a voce alta su possibili equivoci e malintesi.
Paul Klee, 
Figura in giallo
Alternanza od integrazione? Entrambe, purché la prima rientri nella seconda. L’alternanza assume significato  in periodi e luoghi separati e fuori del tempo-spazio della scuola. L’integrazione si colloca nel tempo-spazio della scuola, con cui l’esperienza di lavoro interagisce. Il mondo del lavoro e delle relazioni sociali entra nella scuola ed essa a sua volta  entra a pieno diritto nel lavoro.
Non senza condizioni. Avere un lavoro – essere cioè liberi da ricatti e sudditanze - è premessa essenziale per l’effettivo esercizio dei diritti-doveri di cittadinanza. E’ perciò indispensabile collocare  il mondo cosiddetto del lavoro all’interno del percorso educativo/formativo e viceversa. 
Paul Klee, 
Possibilità in mare
Rimane in ogni caso irrinunciabile il compito prioritario della scuola: l’educazione della persona, nella logica della gratuità del sapere e della cultura. Dal sistema educativo e dalla diffusione dell'istruzione dipendono sia l'avvenire dell'Italia come paese civile e progredito sia i beni supremi della vita delle donne e degli uomini: la libertà, l'autonomia, la possibilità di essere a pieno titolo cittadini di un mondo dai linguaggi e dalle conoscenze sempre più complessi. La scuola rivendica la sua  “extraterritorialità” ed autonomia: non può essere né colonia né ancella del villaggio globale o locale, per quanto aperta e radicata nel proprio contesto territoriale di cui deve conoscere i risvolti socioeconomici, compresi i concreti sbocchi occupazionali. 
Paul Klee, 
Il Palloncino
Si impone certamente il dovere di ripensare le funzioni della scuola a favore del successo formativo degli studenti e della costruzione del loro progetto di vita in riferimento  a ciò che avviene nel territorio e nel mondo. Ma la sua priorità non è far acquisire  questo o quel sapere specialistico utile a qualcuno, bensì formare la persona ed il cittadino  capace di esercitare i propri diritti-doveri e la responsabilità verso se stesso, gli altri, l’ambiente. Il  problema è educare a pensare, contro ogni tentativo, da  qualsiasi parte venga, di clonazione.
Paul Klee, 
Scacchi
Tutti noi abbiamo consapevolezza dei grandi eventi e cambiamenti che ci stanno proiettando verso una società sempre più complessa, interdipendente e globale, telematica, interculturale ed interrazziale.
In altre parole ciò significa praticare con urgenza una nuova epistemologia della complessità che sappia, da una parte, leggere ed interpretare i bisogni e le richieste della società civile e, dall’altra, assolvere al fondamentale paradigma della scuola, “l’humanitas”, che riscopre e connette essere e fare, sapere e saper fare, utilità e gratuità.
A questo punto sono tante le strade che si possono praticare in fatto di “alternanza scuola - lavoro”. Ne cito sinteticamente due, radicalizzandone volutamente l’opposizione.
Paul Klee, 
Due vie
La prima è la strada dell’improvvisazione, del disincanto, delle furberie: ciò che interessa non sono gli alunni, ma è dimostrare documenti alla mano che le ore sono state effettuate con la connivenza e le profferte non certo disinteressate di tante agenzie dell’extrascuola.
La seconda è il cammino faticoso, che non si improvvisa, di una vera integrazione scuola-mondo del lavoro, basata su  un esplicito patto educativo territoriale centrato sugli studenti, espresso in un progetto condiviso di  educazione. 
Paul Klee, 
Strada principale 
e strade secondarie
In esso trovano collocazione gerarchica prima di tutto i bisogni della persona (cui risponde la scuola), poi i bisogni del territorio in prospettiva non localistica  ma europea (cui rispondono le istituzioni abilitate), infine i  profili e le competenze professionali conseguenti (cui rispondono l’università, la formazione-istruzione post-secondaria e gli enti abilitati a promuovere e coordinare progetti internazionali, prioritariamente Cee). La logica sottesa, quella della circolarità e reciproca autonomia, si esprime in protocolli e specifiche convenzioni tra le parti. Non si tratta di amministrare miracolosi posti di lavoro, ma di filtrare bisogni ed attese degli alunni e delle loro famiglie perché ognuno, nella sua libertà di scelta, si confronti con la durezza della realtà, non coltivi  sogni illusori  destinati a trasformarsi in delusioni, ma possa individuare e  promuovere il suo  personale irripetibile progetto di vita.
Mi pare chiaro quale strada dovrebbe seguire  ogni scuola … 


Paul Klee, 
Le voci
L'estetica della linea. 
Paul Klee (1879-1940) è uno dei massimi rappresentanti della pittura novecentesca. Difficilmente etichettabile, egli raccoglie nella sua ricca produzione molte delle tendenze che caratterizzano le avanguardie. 
L’arte ha, per Klee, una funzione ri-velativa (a-letheia) e non riproduttiva: non ha il compito di riproporre il visibile, ma di rendere visibile (cfr. Confessione creatrice, 1920).
Essa è creazione in un duplice senso:  in primo luogo perché il gesto artistico restituisce alla realtà – seppellita sotto la coltre impolverata della scontata quotidianità -  la meraviglia originaria dell’inizio, risvegliando lo sguardo e rendendo visibile ciò che normalmente rimane nascosto; in secondo luogo perché l'ideazione artistica non è chiusa nel recinto del reale e del necessario, di ciò è e non può essere diverso da come è, ma  ha la potenza del nuovo, dell’inedito, del possibile.  
La linea di Klee – tratto sottile e scarno di un linguaggio pittorico essenziale – racchiude quindi tutta una teoria estetica, nella vertiginosa analogia tra l’atto divino della creazione e la genesi dell’opera d’arte.

Paul Klee, 
Uno che capisce.
Post di Gian Maria Zavattaro 
Iconografia di Rossana Rolando.

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