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venerdì 22 luglio 2016

L’estate e l’amore della vita.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Iconografia di Rossana Rolando.
“Amici cari, non abbiate paura della vita,
com’è bella la vita, quando si fa qualcosa di bello e di giusto!”
(Aljòša , ne I fratelli Karamazov di F. Dostoevskij, ed. Garzanti, 1981, pag.131)

Félix Vallotton, 
Il vecchio olivo (1922)
Tutte le stagioni sono un inno alla vita e tutte per il credente tempo-luogo dell’amare Dio. Ma l’estate è per me, oltre che occasione di vivificare l'inquietudine della mia fede, richiamo irresistibile alla vita, ad amarla in eterno, ad ogni piè sospinto, con le viscere, direbbe Dostoevskij per bocca di Aljòša, Ivan,  Myskin, così diversi tra loro. Amare la vita: ovvero amare se stessi e il prossimo come se stessi. Che cosa sarebbe il  nostro amore verso il  prossimo se non avessimo nel contempo cura di noi? “Caritas incipit ab egomet”: primum logico, anche se non cronologico né ontologico. 
Félix Vallotton, 
Tramonto con cielo arancione (1910)
Posso  rinnovare l’amore per me stesso - così come sono e mi riconosco e  come voglio e debbo essere - se mi apro al prossimo vicino e lontano ed ascolto e comunico con empatia; se credo nella donna che amo e con lei divido le mie giornate; se ritrovo uno sguardo lucido di tenerezza verso gli amici, i parenti, i conoscenti; se, nutrito di autentica sollecitudine, il mio sguardo è limpido verso gli esclusi ed invisibili; se scopro “ad ogni piè sospinto” quante cose belle vi sono al mondo e non mi perdo nello stordimento di mille droghe estive o nello squallido gioco del giovanilismo. Anche quando ognuno di noi è  torturato dalle proprie sofferenze e da quelle  di tanti innocenti vittime dell’odio. Anche quando ci capita di sentirci estranei ad un mondo di cui facciamo fatica a sentirci parte perché quasi incomprensibile (1).
Félix Vallotton, 
Bagno in una serata estiva (1892)
Amare la vita: ovvero amare  la terra come se stessi (2), “amarla in eterno” (3) anche  se si appartiene alla schiera di chi “non sa nulla, non capisce nulla, è estraneo agli uomini, estraneo ai suoni, a tutto, è un rinnegato della natura” (4).
Amare la terra avendo nel cuore la Laudato si’ di papa Francesco quando scaliamo montagne o ci tuffiamo in mare o visitiamo luoghi incontaminati e viviamo lo stupore delle bellezze naturali ed artistiche; quando “non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”; quando non dimentichiamo i diritti delle generazioni future ed il principio della destinazione universale dei beni, della condivisione della terra e delle sue risorse, mentre “i più poveri  si vedono obbligati a migrare, con grande incertezza sul futuro della loro vita e dei loro figli”.
Félix Vallotton, 
Case e canne (1921-1924)
Senza perderci nello sgomento, senza rinunciare alla verità segreta dei giorni estivi e festivi: la gioia sorridente dei momenti conviviali ed agapici in cui tutti ci ritroviamo uguali  nel gusto di comunicare ed assaporare insieme la gratuità della vita, nel gesto del dono e dell’atto disinteressato, nell’incontro di ciascuno con tutti. Ed anch’io canto e canterò, declamerò poesie che amo, vedrò con gioia gli altri danzare, insieme intuendo l’affiorare di un  presagio di liberazione e comunione totali e definitive.

Note.
Félix Vallotton, 
Sentiero assolato (1914)
(1) cfr. Ivan: “Se  non avessi fede nella vita, se avessi cessato di credere in una donna amata, se non credessi più nell’ordine delle cose, se mi fossi anzi convinto che tutto, invece,  è un caos disordinato, maledetto e forse diabolico, se fossi anche colpito da tutti i più orribili disinganni umani, anche allora vorrei vivere e, poiché mi sono accostato a questa coppa, non me ne staccherei finché non l’avessi vuotata! […] Mi sono domandato molte volte: c’è al mondo una disperazione capace di vincere in me questa furiosa e forse indiscreta brama  di vivere? [...]  Non crederò nell’ordine delle cose, ma mi sono care le foglioline attaccaticce che si schiudono a primavera, mi è caro il cielo azzurro, mi sono care certe persone, che qualche volta, credimi,  non sai nemmeno perché le ami, mi sono care certe imprese umane,  nelle quali forse già da tempo hai cessato di credere, ma che veneri tuttavia per una vecchia abitudine del  cuore. […]le foglioline viscose a primavera, il cielo azzurro, ecco quello che amo!  Qui non c’entra l’intelligenza né la logica, qui tu ami con le viscere…”. (I fratelli Karamazov, cit., l. quinto, c. III, pag. 245).

(2), “Ama la terra come te stesso”, art. di Enzo Bianchi, Jesus, ottobre 2014. Da leggere!
Félix Vallotton, 
La palla (1899)
(3) Aljòša: “Sopra di lui si aprì vasta, a perdita d’occhio, la volta celeste, piena di placide stelle scintillanti. Dallo zenit all’orizzonte si sdoppiava, ancora indistinta, la Via Lattea. Una notte fresca e calma fino all’immobilità avviluppava  la terra. Le torri bianche e le cupole dorate della cattedrale brillavano sopra un cielo di zaffiro. I magnifici fiori autunnali delle aiuole attorno alla casa si erano addormentati,  in attesa del mattino. Il silenzio della terra pareva fondersi con quello del cielo,  il mistero terrestre si congiungeva a quello delle stelle. Aljòša stava in piedi e guardava, e a un tratto, come falciato, si prosternò sulla terra. Non sapeva perché l’abbracciasse, non si dava ragione del suo desiderio irresistibile di baciarla, di baciarla tutta, ma la baciava piangendo, singhiozzando e bagnandola delle sue lacrime, e giurava, nella sua esaltazione, di amarla in eterno.” (I Fratelli Karamazov, cit., l. 7°, c. IV, p. 386).
Félix Vallotton, 
Il porto di Pully (1891)
(4)  Myskin:  “Che cosa  importa qualche mio guaio e qualche mia disgrazia, se mi sento  la forza di essere felice? Sapete? Io non so  come sia possibile passare accanto a un albero e non sentirsi  felici di vederlo, parlare con una persona e non essere felice di volerle bene! Oh, io non so esprimere bene i miei sentimenti… ma quante cose belle vediamo ad ogni piè sospinto, belle al punto  che l’uomo più abbietto non può che vederle sempre belle? Guardate un bambino, guardate l’alba divina,  guardate come cresce un fuscello, guardate negli  occhi che vi guardano a loro volta e vi vogliono bene…” (L’idiota, cit., parte quarta, c.VII, pag. 700).

 

9 commenti:

  1. Francesca Bonanomi22 luglio 2016 18:42

    La condivisione del post, che invito a leggere, mi porta a ringraziare di cuore e nuovamente Gian Maria Zavattaro e sua moglie Rossana per gli splendidi spunti di riflessione sulla Bellezza che qualche tempo fa mi hanno donato.

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    1. Grazie a lei per la sua attenzione nei nostri riguardi. Siamo sicuri che il 9 settembre - senza alcun nostro merito – sarà per lei e per quanti la seguiranno una splendida serata di Bellezza e Misericordia.

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  2. Patrizia Valdiserra23 luglio 2016 08:22

    Schiudere gli occhi al dono di questo giorno nuovo e leggere con occhi altri, più fondi, parole come una preghiera; lode alla bellezza della vita... avendo fede, ostinatamente sperando, ché in ogni ferita sempre alla pianta schiude una fioritura nuova. Con animo grato, in questo mattino.

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    1. Grazie per questa sua splendida pennellata di poesia che ha colto l’intima essenza di quanto volevamo esprimere.

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  3. Paola Graffigna23 luglio 2016 19:49

    Grazie della riflessione e del richiamo ad amare la vita ed il nostro essere qui, anche quando si fa fatica a comprenderne il senso, anche quando - proprio come in questi giorni, come adesso - si prova dolore ed impotenza di fronte alla sofferenza gratuita, inflitta con ferocia e stupidità insieme.

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    1. Sottoscriviamo parola per parola quanto lei ha espresso. In questi momenti in cui sembrano prevalere le tenebre dell’insensatezza e in cui lo stato d’animo dell’impotenza rischia di paralizzarci, continuare ad amare la vita per sé e per gli altri diventa un atto di resistenza.

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  4. Rosario Grillo24 luglio 2016 19:57

    Un inno alla vita!
    La vita, compenetrata di anima e corpo, dove la natura respira all'unisono con lo spirito.
    I personaggi Dostojevskijani, da diverse angolazioni, concertano lo stesso canto della vita, mentre
    danno saggio della grandezza dell'autore russo.
    L'iconografia, sempre "in tono", accompagna ed esalta le riflessioni; fa inoltre capire la sensibilità
    e la devozione con la quale è condotta la scelta stilistica.

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  5. Gent.mo GianMaria, queste parole sono così cariche di speranza da dover essere ... rilanciate! Oltre che, ovviamente, meditate e interiorizzate. Le chiedo l'autorizzazione di "linkare" prossimamente questo post nel mio blog. Grazie. Buona estate e ... buona vita!

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    1. Ma certo, non c’è bisogno di autorizzazione. Anzi, grazie per l’apprezzamento e per la sensibilità con cui ci legge. Buona estate e buona vita anche a lei!

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