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lunedì 25 luglio 2016

L’uomo migrante ieri e oggi.

Post di Rosario Grillo (prima parte) 
Iconografia di Rossana Rolando.
Hans Baluschek 
(1870-1935), 
Stazione ferroviaria
Al monito historia magistra vitae si risponde sempre più chiudendosi nel cogente presente (il presente ci limita e ci costringe!).
Per questo ci si dimentica del fenomeno più comune, addirittura “primario” della storia dell’uomo: la migrazione.
Siamo figli dell’uomo migrante. L’uomo, prima che stanziale, è nomade.
Le migrazioni dall’Africa, gli spostamenti degli uomini di Neanderthal, i passaggi negli altri continenti, in intreccio con le fasi climatiche della glaciazione e del disgelo, non solo testimoniano un indivisibile rapporto uomo-natura, ma disegnano le piste della distribuzione dell’uomo sulla Terra (diffusionismo). Da qui può discendere la necessaria “demitizzazione” del fenomeno migratorio. Una demitizzazione che mette da parte la crosta “tenebrosa, paurosa con cui lo si è ricoperto e considerato, che ne fa una “novella peste” del Duemila.
Hans Baluschek
(1870-1935)
Gli emigranti
Secondo quest’ultima prospettiva, si tratterebbe di un’epidemia – si pensi all’Ebola – che rischierebbe d’infettare il puro e salubre Occidente: sul piano sociale, di una sostanza infettante che minaccerebbe il nostro “benessere” (Welfare), sul piano culturale, di etnie impure e/o inclinazioni religiose spurie che deturperebbero l’integrità della nostra civiltà (integralismo).
Ecco il risvolto “negativo” dell’approccio. Ma, al contempo, si è dimostrato concretamente percorribile l’altro risvolto (aspetto attivo), che dichiara la fattibilità, addirittura la convenienza di una risposta favorevole alle migrazioni.
Hans Baluschek
(1870-1935),
Ufficio del lavoro
Dall’accoglienza dei migranti verrebbe un aiuto al boccheggiante sistema demografico europeo, un incremento finanziario alle povere casse statali per via dei nuovi e cresciuti versamenti e contributi, una forza lavoro determinante per il rilancio produttivo delle nostre imprese, e, modestamente, un allargamento di orizzonti in chiave di pluralismo culturale.
La fecondità del fenomeno, come già detto, si dimostra percorrendo in profondità il cammino storico dell’uomo. Da qui si evidenzia il felice innesto dei popoli migranti, anche laddove per qualcuno di essi – si consideri gli Ebrei – aveva corso la condanna biblica della diaspora. 
Hans Baluschek
(1870-1935),
Operaie sul ponte.
Considero, a volo d’uccello, la positività delle invasioni barbariche nel crogiolo della civiltà medievale, la pregnanza, per ricchezza culturale e monumentale, della Sicilia investita dalla presenza delle genti del Sud (Bizantini, Arabi) e di quelle del Nord (Normanni, Franchi), i risvolti positivi delle molteplici migrazioni alle volte del continente americano. Solo esempi, significativi di sicuro, di un campionario vastissimo, a cui aggiungo la contingenza fortunata del Nuovissimo Mondo (continente australiano), che da tanto tempo mette a frutto l’immigrazione che viene dall’Asia, dall’Indonesia, da tutta l’area del Pacifico, dall’Europa.
Hans Baluschek
(1870-1935),
Freddo
Non si esclude, per questo, il travaglio: sia dal fronte dei popoli migranti, che, comunque, vivono lo strappo delle radici e le difficoltà dell’integrazione, dopo la decimazione subita negli spostamenti, sia dal fronte dei popoli accoglienti, necessitati a prendere le misure opportune per pianificare il problema e, perciò, ad arricchire il proprio grado di consapevolezza.
Entrando in questa diversa prospettiva, si giunge a constatare che la storia è una sequenza ininterrotta di “melting pot” naturali (potremmo azzardare: antropologicamente costituiti).
Fine della prima parte.

8 commenti:

  1. condivido l'analisi,ma mi sento impotente e turbata di fronte alla di-
    mensione che assume oggi il fenomeno.
    Grazie x gli spunti di riflessione...

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  2. Rosario Grillo26 luglio 2016 07:43

    La storia inverte l'angolo visuale di Benjamin: le macerie sono nel nostro presente, pericolosamente percorso da pulsioni nichiliste.

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  3. @Enrica Maria Pavanello@Rosario Grillo
    L'altro ieri la prima lettura della messa domenicale, presentandoci Abramo che contratta con Dio il numero di 10 giusti per la salvezza di Sodoma e Gomorra, ci invitava alla speranza.
    Mi piace rammentare l’interpretazione “laica” di P. LEVY, il teorico del cyber-spazio (3° cap. del suo libro “Intelligenza collettiva”). Qual è la colpa di Sodoma? Negare l’ospitalità, garanzia del legame sociale, grazie alla quale colui che è separato, diverso, straniero viene accolto, integrato, compreso in una comunità. Al contrario dell’esclusione il giusto include e in una società di giusti ciascuno si impegna a includere gli altri. Questo non significa affatto che il “giusto” coltivi ad ogni costo l’unità come uniformità ed unanimità; al contrario Lot, l’unico giusto, solo contro tutti, assume la posizione dello straniero, a sua volta cacciato . Perché Lot non basta a salvare Sodoma? Perché ci vogliono almeno 10 “giusti”? La risposta è: c’è bisogno di com-unione collettiva per sostenere una città: 10 è simbolicamente l’inizio per sperimentare la società dei "giusti" dove si possa vivere insieme, sopportarsi, aiutarsi, valorizzare reciprocamente i propri atti ed i carismi di ciascuno. Levy conclude affermando che i “giusti” possono garantire la sopravvivenza di una società se costituiscono una “intelligenza collettiva”. Il cyber-spazio (internet), pur nella sua ambivalenza, può rappresentare una promessa per l’oggi ed il futuro!.

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  4. Rosario Grillo26 luglio 2016 08:46

    Gian Maria è lo stesso mio sforzo. Che forza in una comunità etica!

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  5. Ho preso nota dell'articolo per proporlo, con i dovuti chiarimenti, come lettura didattica ai miei alunni di III media, a settembre. Grazie anche al prof. Zavattaro per le riflessioni su Lot, il destino di Sodoma e la necessità di 10 giusti ... Saluti cordiali da Palermo.

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  6. @ mari da solcare. Rosario Grillo sarà sicuramente contento della diffusione di questo suo articolo. Grazie. Saluti da Albenga.

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  7. Risposte
    1. Grazie a Lei per l'attenzione e l'interesse nei confronti di questo articolo e del blog. Buona serata!

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