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sabato 2 luglio 2016

Adam Elsheimer, Fuga in Egitto.


Adam Elsheimer è stato un pittore tedesco, vissuto tra il 1578 e il 1610. Dopo essersi formato in Germania, si è spostato in Italia, prima a Venezia e poi a Roma, luogo in cui è morto ad appena 32 anni, dopo aver condotto una vita spesso segnata dalla malinconia e dalle difficoltà economiche. Nella permanenza italiana ha assorbito la lezione di grandi artisti: da Tiziano a Tintoretto, da Caravaggio a Carracci. La Fuga in Egitto - un vero gioiello - è un'opera di piccole dimensioni (31×41) del 1609 (oggi all'Alte Pinakotheck di Monaco).


La fuga in Egitto. I critici sono concordi nel ritenere questo piccolo quadro un punto di passaggio fondamentale dalla pittura stilizzata del paesaggio - e in particolare della volta stellata - alla rappresentazione realistica del vero. Di questo dipinto molto si è detto proprio in questa direzione: l’individuazione delle varie costellazioni (del Delfino o dell’Aquila, delle Pleiadi, dell’Orsa Maggiore…) ha fatto pensare ad una ben determinata notte del 1609 (con varie ipotesi: 21 marzo? 19 aprile?).

Del resto siamo nel periodo della rivoluzione scientifica e del cannocchiale, con tutta l’esaltazione del sapere scientifico che Pascal efficacemente racchiude nell’espressione esprit de géometrie, con cui indica proprio la capacità calcolante dell’uomo, il suo procedere per osservazioni e dimostrazioni. Gli stessi critici tuttavia sottolineano le incongruenze della raffigurazione pittorica rispetto al presunto realismo: una fra tutte l’impossibilità di vedere la Via Lattea quando la luna è avvolta dalle nuvole. Si può pensare ad una inesattezza del pensiero astronomico che si riflette nel dipinto. Oppure, come qui vorrei suggerire, si può ipotizzare un prevalere – sull’esprit de géometrie - dell’esprit de finesse. Con questa seconda espressione Pascal indica il cuore, la capacità di cogliere e intuire immediatamente l’essenziale. E qui l’essenziale non è il resoconto astronomico, ma la narrazione poetica e religiosa che l’autore vuol porre al centro. La volta celeste rappresenta, nel suo “realismo artificioso”, la notte di stelle che accompagna e protegge la fuga della Sacra Famiglia. La luce diminuisce da destra a sinistra, fino ad identificarsi solo con il fuoco allestito dai pastori. Le nubi, non congruenti con il resto della situazione meteorologica, sono lì per oscurare il cammino ad Erode ed impedirgli di raggiungere il bambino. La Via Lattea – realisticamente costituita da tante luci puntiformi – si protende in modo non realistico verso un albero secco, simbolo cristologico del supremo sacrificio... E così si potrebbe continuare.

Post e iconografia di Rossana Rolando.

4 commenti:

  1. Personalità complessa, quella di Pascal! Ben inserito nel trend della rivoluzione scientifica, egli stesso insigne matematico ed abile inventore di nuovi strumenti ( a lui risale il primo modello di calcolatrice ),ha ben presente i limiti della ragione (esprit de geometrie ) e quindi rintuzza una prepotenza intellettuale, che da lì sarebbe originata per approdare allo " scientismo". Di fronte alla aridità e al lungo "arzigogolare" della ragione dimostrativa, il cuore (esprit de finesse) giunge d'un colpo alla verità.

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  2. Che meraviglia ... grazie di avermi "presentato" Elsheimer, che non conoscevo. Mi sono permessa di citare il vostro blog nel mio ultimo post. Buona domenica. Saluti cordiali.

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  3. @ Rosario. Sì proprio questo… Pascal ha previsto in anticipo l’atteggiamento della ragione che sfocia nello “scientismo” – forte tentazione ancora oggi, non solo sul versante tecnologico - come pretesa di esaurire nella scienza ogni possibilità conoscitiva. Grazie per questo sviluppo del discorso. Buona serata.

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  4. @ Mari da solcare. Grazie di cuore a lei per l’apprezzamento e per il pensiero davvero gentile che ci ha rivolto sul suo blog e che contraccambiamo con sincera stima. Buona serata.

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