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sabato 12 febbraio 2022

Tra la facies, la società, il volto e il mistero.

La scelta di abbandonare il "paludamento" e di avvicinarsi al "volgo".
Post di Rosario Grillo.
 
Mauro Biani, 2021
Voglio svolgere un discorso che sta tra l’attualità e l’antichità. Nella attualità pesco una novità che sa di riparazione (o almeno di compensazione): la decisione di esporsi, di uscire da una sfera di sacralità, di inviolabilità, di segretezza, mista a liturgia di preservazione dalla “contaminazione”.
La colgo nella scelta di abbandonare il “paludamento” e di avvicinarsi al “volgo”. (1)
Conseguentemente, viene usata l’arma dei mass media; ed ecco Papa Francesco che, dopo aver da subito intavolato un regolare dialogo con un famoso principe dei giornalisti, arriva a farsi intervistare nella trasmissione di Fabio Fazio. Ecco che, sul calco di certi illustri precedenti, il presidente Mattarella comunica telefonicamente ad Amadeus il suo gradimento su certe scelte dell’attuale festival di Sanremo. Casi che io interpreto non sul parametro del trionfo del “contenitore”, che impone subordinazione, ma nel senso della ricerca di un “punto di contatto”, sia in funzione di mediazione sia in chiave di elevazione. (2)
 
💥 VISO E VOLTO.
Sulla falsariga del richiamo con distinguo tra sorriso e riso, dove al primo si riconosce contegno con un margine di incomunicabilità e al secondo si attribuisce cedevolezza alla sguaiataggine, voglio analizzare la relazione tra viso e volto. Dal primo (da video) emergono sembianze ed espressioni che si offrono al pubblico e diventano comuni, e che, perciò, possono anche essere imitati, occasione di una fisionomia sociale, addirittura indistinguibile. Dal secondo (da vultus, che per via etimologica risale al verbo volo... quindi impegna la volontà) affiora un enigma. Vi si trova, potremmo pensare, il nascondiglio della “intentio della coscienza”, tema di Husserl. Egli, mentre esamina il “mondo degli oggetti”, che poi diventa “mondo della vita”, spessore della coscienza, riconosce di converso la relazione che la coscienza intrattiene con l’altro, che la allontana dal solipsismo e la inonda di umanità.
Mauro Biani, 2022
Questa dimensione della coscienza si distingue dal mero intellettualismo. (3) Compenetra la coscienza di elementi emozionali volitivi e pratici, aiutandola sintetizzarsi in una visione di insieme, arricchita di temporalità. In questa cifra il volto mantiene riservatezza, pur muovendosi nella scena sociale.
Mi sembra invitante la illustrazione che ne fa Silvia Ronkey: “È sacro, o ‘santo’ (‘sancito’, necessario) quel volto che nei suoi tratti rinvia a ‘un altro mondo’ rispetto a quello dei fenomeni: al mondo delle idee, all’iperuranio di Platone, al regno dei cieli nella filosofia dell’immagine cristiana o alle profondità della psiche.
L’estrazione dalla raffigurazione umana dei tratti di un volto santo è resa possibile da un processo di astrazione dall’immagine dei suoi caratteri naturali e trasforma il viso (visus, da video, ciò che è visto, dunque di per sé menzognero) in volto (ciò che è prodotto da una voluntas di rappresentazione). (4) Lo sguardo frontale di chi guarda, latore della intentio, è decisivo; non lo sguardo del ricevente, che non è indenne da un pizzico di voyerismo. Nel viso, invece, identifichiamo la facies, l’espressione accattivante, passibile di mistificazione.
 
💥 UN FILTRO STORICO.
Quale peso assegniamo alla storia? La intendiamo come esclusiva scienza profana o ne riconosciamo l’intervento divino? Problemi impegnativi, ma io mi tirerò di impaccio, mediando tra Vico e Sant’Agostino.
Mauro Biani, 2022
Posso prenderla alla larga, perché, in questo frangente, mi propongo di parlare delle motivazioni, spiegabili, che portarono a “separare” in luoghi segreti, in recessi nascosti con rituali rigorosi, l’autorità religiosa e/o politica. Si ricordino le tecniche taumaturgiche del potere sovrano, (5) il bacio della pantofola dei pontefici rinascimentali, fino all’abitudine della sedia gestatoria. In questa stregua, possiamo anche abbassare il volume del tasso rivoluzionario, quando, come ricordavo all’inizio, un presidente della Repubblica apre la linea telefonica con il mondo dello spettacolo, o un pontefice non rifugge dall’uso del mezzo televisivo. Non risulta perduto, perciò, il rispetto del “proprium” delle istituzioni, non viene trascurata la significanza cristiana - successore di Pietro e “servo dei servi” - immanente alla figura papale. (6)

💥 Note.

(1) In molti casi la volgarizzazione viene confusa con la secolarizzazione, letta come volgarità. Cito ad esempio il caso di un intellettuale, Marcello Veneziani, che, nell’ultima sua opera, stigmatizza la rottura della barriera tra fisica e metafisica e ne fa argomento per criticare la pastorale di Papa Francesco, attenta a temi del sociale e lontana dai principi dogmatici..
Mauro Biani, 2022
(2) Colgo l’occasione per richiamare la vivace disputa che nella didattica si è svolta tra i puristi, refrattari ad ogni compromissione e perseveranti, per salvare la ricerca, sul terreno della cultura cattedratica, e gli innovatori che hanno cercato la via per avvicinare la cultura ai cittadini salvaguardando la sua scientificità. Ricordo, a questo scopo, la felice riuscita di certe trasmissioni culturali sia della radio sia nella TV.
(3) Do ragione ad Husserl, che si difese dalle critiche di Heidegger.
(4) Silvia Ronkey, La cattedrale sommersa.
(5) Si confrontino gli studi di Marc Bloch (I re taumaturghi).
(6) Anche dopo l’abdicazione di Benedetto XVI, anzi, a maggior ragione, in quanto nel pontificato è caduta l’ultima barriera, che svela l’umanità della Chiesa senza intangere la sua spiritualità.
 

2 commenti:

  1. Caro Rosario, mille grazie. Leggo la tua riflessione, che cade puntualissima in questo momento, come invito rivolto a tutti noi a “riflettere” nel senso etimologico di rimandare indietro il nostro sentire e vedere abituale, riconsiderandoli, ripensandoli per scoprire o riscoprire l’attitudine a discernere in questo nostro momento storico “il viso” dal “volto” (bella la tua annotazione in proposito!), Veramente papa Francesco docet!.

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  2. Dopo la chiacchierata di oggi, mi gratifichi con questo bel commento, caro Gian Maria.
    Le premesse del mio post si trovano in un “ impasto” occasionale ( ma virtuoso) tra letture ed eventi. Dalle prime ricavo fonti e crediti, dai secondi conferme o smentite, portati velocemente sul palcoscenico social.
    Mi barcameno per non correre dietro all’effimero, mi sforzo di contemperare l’occasionale con la classicità.
    Ti dico che qualcuno mi rimprovera da un po’ la simpatia per Papa Francesco, sottolineando la sua scarsa tempra teologica, ma io resisto, perché mi ispiro alla Incarnazione e a certi temi della teologia della liberazione.
    Allo stesso modo, si potrebbe rimproverare al presidente una limitata caratura giuridica…ed io controbatterei con gli argomenti che testimoniano lo schieramento di Mattarella in favore del terzo settore, le sue note sulla “ dignità “ portate sul piano della concretezza.
    Nella sfera dell’ordine creaturale, al quale, per fortuna, si considera inscritto lo stesso Pontefice - che fortuna esserci allontanati dalla infallibilità! - il limite ci contrassegna e ci deve confortare la compagnia di Dio ( Emmanuele)
    Grazie 🫂🙏

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