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sabato 19 febbraio 2022

L'ironia della pulce.

Lode alla "inutilità" del sapere che serve a rendere il mondo meno triste, meno povero e forse anche meno violento di quello che è oggi.
Post di Rossana Rolando.
 
Uomo, ragazzo/a, donna, bambino raccolgono pulci (Wellcome)
In tempi di spaventosi venti di guerra che provengono dall’est Europa e che si aggiungono a molti altri conflitti già in atto nel mondo, rileggere lo scritto di Primo Levi, Il salto della pulce,¹ può risultare fruttuoso per dare il senso della sproporzione che intercorre tra l’arroganza del potere e della volontà di dominio con cui l’uomo si accanisce sull’uomo - e si arroga il diritto di asservire a sé ogni altro essere vivente - e la smisurata realtà dell’universo, mirabile nella varietà di esseri e di vita, del tutto indipendente dai pregiudizi umani e da ogni finalismo antropocentrico. 
Studiare ciò che non ha una immediata utilità significa uscire dalla autoreferenzialità, dal pensare che il mondo sia costituito per la signoria dell’uomo, fino al punto da poterne fare scempio, ma vuol dire anche ridimensionare la ferocia dell’homo homini lupus, ridurre l’aggressività e la sopraffazione, ricollocandosi all’interno di un ordine più grande, di un cosmo in cui tutti sono alla fin fine soltanto ospiti.
Dice, infatti, Primo Levi, a proposito delle osservazioni sul salto della pulce: “Qualche lettore si chiederà a cosa servano queste ricerche: un animo religioso potrebbe rispondere che anche in una pulce si rispecchia l’armonia del creato; uno spirito laico preferisce osservare che la domanda non è pertinente, e che un mondo in cui si studiassero solo le cose che servono sarebbe più triste, più povero, e forse anche più violento del mondo che ci è toccato in sorte. In sostanza, la seconda risposta non è molto diversa dalla prima”².
 
Pulce di cane; adulto, pupa, uovo e larva (Wellcome)
💥 Parassiti e ospiti. Il finissimo gusto ironico di Primo Levi, volto a ridimensionare le pretese antropocentriche e le logiche predatorie, comincia con il paragone tra la limitata astuzia umana che si difende, a breve termine, dai parassiti – come sono le pulci - e la duratura astuzia evolutiva di questi animali che in milioni di anni si adattano anatomicamente ottenendo strabilianti risultati. “Basti pensare ai vermi intestinali: si nutrono a nostre spese, di un cibo così perfetto che, unici nella creazione, insieme forse con gli angeli, non hanno ano; o alle pulci dei conigli, le cui ovaie lavorano in sintonia con le ovaie dell’ospite: così coniglia e ospite figliano contemporaneamente, in modo che ogni coniglietto riceva alla nascita la sua razione di minuscole larve, ed uscirà già provvisto di pulci sue coetanee.”³
Ma l’ironia prosegue con il paragone tra insetti parassitari e uomini parassiti. Come a dire che esistono comportamenti per i quali l’uomo si assimila agli organismi viventi più fastidiosi, al punto da non apparire per nulla tanto superiore nella gerarchia delle specie. «Il mestiere di parassita (“colui che mangia al tuo fianco”) non è facile, né nel mondo animale né in quello umano.» E il parallelismo procede individuando l’ospite del parassita: forte e grosso per l’animale, potente e ricco per l’uomo. L’azione del parassita deve essere poi dolce, non portare alla morte o al fallimento (nel caso umano) dell’ospite, pena l’espulsione. A questo fine serve, per esempio, l’anestesia adottata dalle zanzare (un’altra tipologia parassitaria) in concomitanza della puntura o la stessa funzione anestetica che assume l’adulazione del benefattore da parte del parassita umano. Comunque la differenza sostanziale tra i due è data dall’intelligenza di cui deve essere dotato il parassita umano, la cui condizione è frutto di una scelta, e la totale assenza di cervello del parassita animale, volto solo alla riproduzione di sé.
Medico scimmia esamina paziente gatto per pulci (Wellcome)
Culmine dell’ironia è la notazione conclusiva per la quale non si può procedere oltre nell’analogia poiché oggi, nella società complessa, “il commensale scroccone ha ceduto ampiamente il campo alle classi e ai redditi parassitari, da cui è più difficile difendersi”.
Altrove, in Storia di un atomo di carbonio, l’accento ironico lascia spazio ad una considerazione esistenziale: il parassitismo non descrive solo un certo tipo di animale e di uomo, ma diventa metafora del vivere, inteso nel senso dell’essere accolti e ospitati: «“così è la vita”, benché raramente essa venga così descritta: un inserirsi, un derivare a suo vantaggio, un parassitare… Su questo cammino all’ingiù, che conduce all’equilibrio e cioè alla morte, la vita disegna un’ansa e ci si annida.»
 
💥 Conclusione. Dopo i riferimenti alla storia (la pulce e le epidemie), alle società del passato (la pulce e le sue frequentazioni, in tutti gli strati sociali), alla letteratura (da Belli a Balzac a Goethe), la trattazione trova il suo apice nella spiegazione scientifica del salto della pulce, capace di sottrarre l’animale alla cattura, con un volo che è pari anche a “cento volte la lunghezza della pulce stessa”. Qui la maestria del chimico e del letterato rende godibilissima la descrizione, ricongiungendosi alla notazione con cui si è aperto questo post, relativamente allo studio delle cose che non servono.
Pulce comune; adulto, pupa, uovo, larva (Wellcome)
Termino quindi, a cerchio, con un richiamo ad Aristofane. Ne Le nuvole il grande commediografo greco deride Socrate affermando che la filosofia serve a misurare il salto della pulce ovvero non serve a nulla. Ritorna anche qui il tema dell’inutilità del sapere, questa volta quello filosofico. Al di là dei contorni precisi della polemica di Aristofane nei confronti di Socrate, rimane valido il monito di Primo Levi che loda questa inutilità del sapere (non piegato a logiche di potere), se esso serve a rendere il mondo meno triste, meno povero, e forse anche meno violento del mondo che ci è toccato in sorte.
 
💥 Note.
1. Primo Levi, Il mestiere di vivere, contenuto in Opere, vol. II, Einaudi, Torino 1997.
2. Ibidem, p. 729.
3. Ibidem, pp. 725-6.
4. Ibidem, p. 726.
5. Ibidem, p. 726.
6. Primo Levi, Carbonio, in Il sistema periodico,  in Opere, vol. I, Einaudi, Torino 1997, p. 939.
 
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5 commenti:

  1. L’ironia è l’arma per combattere il Potere, in specie il Potere- Palazzo.
    L’ironia è molto sofisticata, ma in questo caso, la “ sofisticazione “ segue strade che costeggiano la verità ( la verità, si sa, nel nostro raggio, si raggiunge per approssimazione).
    Acquisita la garanzia dell’ironia, ti sei affidata, cara Rossana, ad un maestro di umanità e ad un “ cesellatore della parola, Primo Levi.
    Godimento intellettuale di gran classe, mentre si dà scacco matto al parassitismo.🌹💥🫂

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  2. Belle le canzoni, a cominciare da quella di Branduardi e molto interessante il tuo articolo con l'elogio dell'inutile che fa Primo Levi. Quanta bellezza, gratuità e stupore nello studio delle "cose che non servono"...e certo senza di esse il mondo sarebbe davvero più triste e povero!
    Grazie di cuore, cara Rossana!!!

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    1. Anche per le canzoni - così come per le immagini - ho cercato di proseguire sul tono ironico. Non poteva certo sfuggire a te l'elemento musicale! Un abbraccio.

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  3. Cara Rossana, è davvero un invito a nozze questo tuo post! Assai attuali e toccanti gli scritti del 'nostro' Primo Levi, col suo richiamo al nostro essere decentrati nell'universo, all'utilità spirituale dell'inutile...Grazie di cuore. Mi sa che rilancio il post nel mio blog. Un abbraccio.

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