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venerdì 20 ottobre 2023

David Grossman, pensare il nemico.

"Laddove saremo certi di avere ragione, non cresceranno fiori" (Yehuda Amichai).
Post di Rossana Rolando.
Immagini di Lesley Oldaker (qui il sito instagram).

«Io vi invidio, invidio la pace in cui siete nati, 
l'idea che neppure ci fate caso, al fatto di vivere nella pace» 
(David Grossman, Corriere del Ticino).
 
Lesley Oldaker, Nuovi inizi
Pensare il nemico - tentando di comprendere il suo punto di vista, cercando di immaginare che cosa prova nei nostri confronti - è la via per riconoscerne l’esistenza. La guerra, la violenza, il fondamentalismo negano il nemico come persona, con la sua irripetibile individualità, lo relegano nell’anonimato della cosa, senza volto, come fosse una massa indistinta. “Resuscitare la persona dentro l’armatura”, da entrambe le parti in lotta, alternativamente in attacco e in difesa, è l’unico spiraglio per un possibile futuro di pace.
Questo il messaggio di un intervento dal titolo Con gli occhi del nemico (2006), elaborato da David Grossman, lo scrittore israeliano che ha pagato di persona il prezzo del conflitto in medio oriente, perdendo il figlio Uri nella guerra contro Hezbollah. Da sempre impegnato nella ricerca di possibili strade di pace, è tra le voci più autorevoli che abbiamo letto e ascoltato in questi terribili giorni, dopo l’attacco violentissimo di Hamas ad Israele.
 
💥 Oggi certamente, sembra molto difficile, se non impossibile, intraprendere vie di pacificazione.
Lesley Oldaker, Terre lontane
Su Repubblica del 12 ottobre 2023 lo stesso Grossman si domanda: “Sabato 7 ottobre 2023 è davvero andata perduta per sempre, o si è congelata per molti anni, la minuscola possibilità del dialogo vero, della riconciliazione con l’esistenza dell’altro popolo?... Dovranno passare molti anni, anni senza guerre, prima che si possa pensare a una riconciliazione, a una guarigione. Nel frattempo, possiamo solo immaginare l’intensità delle ansie e dell’odio che ora schizzeranno in superficie”.
Eppure, di seguito a queste affermazioni cariche di turbamento e desolazione, lo stesso Grossman, si appella ai palestinesi perché nonostante l’odio verso gli israeliani occupanti in Cisgiordania, prendano distanza da “quanto hanno commesso membri del loro popolo”, perché c’è comunque “una gerarchia della malvagità”.
E questa preghiera mi pare si colleghi ai contenuti del saggio, citato all’inizio di questo post, ancora validi e lungimiranti, nonostante la drammaticità estrema del momento.
 
💥 In Con gli occhi del nemico (2006), Grossman esprime una posizione molto realistica e laica. Non propone di “amare il nemico”, dal momento che, in certi contesti rigidamente fossilizzati, risulta del tutto impraticabile l’invito alla convivenza ovvero allo “stato binazionale”: “i due popoli (israeliano e palestinese) snaturati da una guerra senza fine, non sono nemmeno capaci di essere cugini e qualcuno crede ancora che possano essere gemelli siamesi?”
Lesley Oldaker, Un futuro incerto
Il suo discorso tiene conto dell’estrema complessità di una situazione incancrenita in cui occorre cercare una via d’uscita creativa, una trovata (come l’eureka di Archimede).
Secondo Grossman la scrittura e la letteratura possono insegnare qualcosa alla politica, perché appartengono al regno della libertà ovvero della capacità “di pensare diversamente, di guardare in modo nuovo a situazioni e persone anche se sono i nostri nemici”.
Chi scrive, infatti, cerca di far penetrare il lettore in personaggi estranei, diversi da sé, in un processo di immedesimazione che permette di comprenderne il modo di ragionare e di sentire.
Nella lettura si accorcia la distanza perché si entra nello spazio interiore dell’altro e se ne capisce i moventi, fin’anche gli errori, quelli che fanno “parte della sua tragedia”.
Pensare il nemico – anche quando si è convinti di avere ragione, di essere stati ingiustamente colpiti da una crudeltà senza pari, cosa che d’altra parte il nemico pensa di noi, nota Grossman - non significa giustificare, ma guardare con i suoi occhi, seguendo la sua logica interiore.
Non è per nulla facile: vuol dire uscire da una visione consolidata, difensiva, ormai resa ufficiale, all’interno di una conflittualità permanente, e magari scoprire che “quello stesso nemico mitico, minaccioso, demoniaco non è altro che un insieme di persone spaventate, tormentate e disperate quanto noi”.

💥 Nota.

Le citazioni sono tratte da David Grossman, Con gli occhi del nemico. Raccontare la pace in un paese in guerra, Milano, Mondadori 2007. Cfr. parte del testo in rete qui.

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11 commenti:

  1. Grazie. Uno spiraglio di luce, in questa notte nera,nera. Abbiamo bisogno di “pensare altrimenti” per far brillare la stella interiore che c’è dentro di noi e ci può indicare la via….grazie! Patrizia

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  2. Ciao, cara Patrizia. Sì, vie alternative, creative... Un grande abbraccio.

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  3. Grazie anche da parte mia, cara Rossana! Profonde e sofferte le parole di Grossman, nella volontà di sperimentare vie nuove verso la pace.
    Un abbraccio!

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    1. In un momento in cui le scorciatoie del pensiero sembrano trionfare, Grossman ci restituisce il senso della complessità. E questo è il vero compito dell'intellettuale: illuminare. Un abbraccio grande.

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  4. Cara Rossana, non mi considerare eccessiva per favore: quando leggo tuoi post come questo - lucido, necessario, profondo - mi commuovo... E' probabile che in settimana possa rilanciarlo nel mio blog. Grazie. Un abbraccio.

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    1. Grazie Maria, so bene che sei molto sensibile ai temi della nostra umana convivenza. E questo ti fa onore. Un grande abbraccio.

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  5. Cara Rossana, ho rilanciato oggi il tuo scritto nel mio blog. Grazie ancora. Buon fine settimana.

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    1. Grazie, Maria, per le tue parole sul blog Mari da solcare.

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  6. Sicuramente una riflessione importante e preziosa, tanto più che viene da chi ha perso un figlio per mano di quel nemico. Bisogna però trovare, come dice, una soluzione creativa. E anche in fretta.

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