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Visualizzazione post con etichetta Ida Budetta. Mostra tutti i post
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sabato 20 maggio 2017

Il filo della soggettività, Ida Budetta.

 🖋Post di Rossana Rolando
🎨Immagini delle opere di Ida Budetta (qui il sito).

Mercante di fili
per tessere trame corrotte, particolare
L’enigmaticità di cui si caricano le opere di Ida Budetta si raccoglie tutta nel contrasto tra la precisione del frammento, realisticamente rappresentato - come nella più classica, “olandese”, delle tradizioni - e l’imperscrutabilità dell’insieme, data dall’accostamento improbabile delle cose, non conforme alla comune esperienza, o dalla deformazione delle dimensioni e delle tinte, che rende gli stessi oggetti provocatoriamente strani, inducendo chi guarda ad interrogarsi “dechiricamente” sul significato della composizione. Un identico spaesamento scaturisce dall’effetto surrealistico di alcuni tratti pittorici che prestano alle cose una valenza psichica: dentro i colori e le figure si nascondono strati segreti della mente. Gli stessi titoli dei dipinti ci riportano a dimensioni del profondo e all’ambiguità sotterranea dell’umano.

venerdì 12 maggio 2017

Riso e sorriso.

🖋 Post di Rosario Grillo
🎨 Rappresentazioni delle opere di Ida Budetta (qui il sito), pittrice dallo stile personalissimo, non etichettabile, difficile eppure immediatamente suggestivo. Alla sua arte dedicheremo un prossimo post. Intanto la ringraziamo per averci accordato il permesso di pubblicare le sue immagini.

Ida Budetta, 
Angelo bifronte
Riso e sorriso si debbono distinguere?
Alcune volte creiamo inconsapevolmente ambiguità inesistenti.
Molto semplicemente si potrebbe dire che: se distinzione “ha da essere”, consiste in un aspetto esteriore e formale.
Esposto alla caricatura e alla sguaiataggine il primo, contenuto, elegante e signorile il secondo.
Sopra tutto il riso è incorso nella disputa filosofico-teologica relativa alla sua convenienza nell'abito del perfetto e “compunto” uomo di fede.
E’ d’uopo citare  Il nome della rosa di Umberto Eco, costruito sulla paura della “irrazionalità” del riso, ipoteticamente sostenuta da Aristotele nel secondo libro della Poetica, a noi non pervenuto.
L’abate del monastero difende il “segreto” per impedire la presenza del demonio (il riso).
A questa satanizzazione del riso, altri hanno contrapposto la sua capacità satirica, decostruttiva e critica (Nietzsche, Bataille).
Sulla strada della contrapposizione, si rischia, però, la chiusura in un recinto pseudo-dialettico, sterile ed inconcludente.
La natura umana, nel concerto della Natura, contiene il tragico e il comico.