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| La sacralità del tempo ... |
Il paradigma
storico della festa, che si perde nella notte dei tempi, è l’esperienza della
sacralità del tempo, articolato nelle forme cicliche delle ricorrenze che segnano
la vita individuale (nascita, iniziazione, matrimonio …), che accompagnano l’inizio
e la chiusura di ogni attività umana nell’alternarsi delle stagioni,
scandiscono le tappe della vita e della
storia di un popolo: insomma il luogo ed
il tempo ove si incrocia la storia personale con quella del gruppo di
appartenenza.
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| ... che scandisce le tappe della vita ... |
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| ... dal battesimo ... |
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| ... al matrimonio ... |
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| ... al congedo ultimo ... |
Nella società
sacrale e preindustriale la festa, momento di aggregazione istituzionalizzata e
di rassicurazione contro le incertezze correlate
ad una vita di sussistenza, era spesso
finalizzata a ridurre nelle attese devozionali il dramma delle crisi ricorrenti
(siccità, carestie, epidemie, calamità).
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| La ricerca di rassicurazione ... |
La condivisione di un culto – espressa
nella ritualità, nella preghiera, nella
coralità delle parole e del canto – e lo scambio di cibi consumati insieme
erano le emozioni in cui ritrovare l’identità propria in quella dell’altro, la
fiducia per affrontare il domani. L’immancabile aspetto ludico poteva anche
scoprire il senso gratificante della carnalità, dell’eversione e trasgressione,
sino alla scurrilità ed irriverenza, come forme consolatorie di emancipazione
(penso alla “festa dei folli” o all’origine del carnevale: semel in anno licet insanire!). La festa infine assolveva anche
alla funzione di ammortizzatore sociale ed era veicolo di educazione e di
comportamenti sociali.
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| ... ma anche il carattere carnevalesco della festa ... |
I caratteri
sopra descritti sono sostanzialmente presenti oggi nelle consuetudini festive
profane, frutto concluso di un processo
di secolarizzazione e di omologazione dei comportamenti che con la religiosità
ormai non hanno nulla da spartire: feste popolari, calendariali, civili,
politiche, etniche, interculturali, familiari, individuali, paesane, urbane,
rurali, sagre popolari, telematiche …
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| ... oggi ereditato dalle consuetudini festive profane ... |
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| ... ormai sganciate dal mondo religioso ... |
Non cambiano i
bisogni di riposo, di svago, di aggregazione; possono invece cambiare nel tempo
contenuti, rituali, regole occulte e manifeste, forme e ruoli, in rapporto con
le forze sociali che ne assumono il controllo e ne fissano la
valenza sociale e ideologica. Ieri
e oggi ogni festa, per essere
tale, deve rispondere ai seguenti requisiti: collocarsi in giorni e luoghi ben
definiti; riferirsi a precisi valori e
convinzioni; offrire e suscitare emozioni, affetti, interessi, momenti di svago, rassicurazioni, interazioni;
aggregare e coinvolgere nella partecipazione
ai riti religiosi o politici o civili o militari (v. le bande musicali, le
parate, le sfilate, i cortei, le processioni, i raduni oceanici nelle
piazze,…).
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| Non cambia il bisogno di riposo .... |
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| .... di aggregazione ... |
Rimane però ancora aperto l’interrogativo: che cosa è
per me-noi e che cosa può significare la festa?
La prima serie di immagini riproduce opere di Domenico Ghirlandaio (1449-1494) la seconda opere di Paul Cézanne (1839-1906). Anche l'arte accompagna ed evidenzia il passaggio da un mondo sacrale - ormai tramontato - ad un mondo secolarizzato.
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