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sabato 17 marzo 2018

Antonio Ligabue commuove.

L'incontro commovente con l'artista e l'uomo Antonio Ligabue.
Post e fotografie di Rossana Rolando.

Antonio Ligabue, 
Scoiattolo
🌟Luciano Manicardi, monaco e priore di Bose, introduce il suo toccante intervento sugli  autoritratti di Antonio Ligabue (Zurigo 1899 - Gualtieri 1965), pubblicato in occasione della Mostra allestita a Genova presso Palazzo Ducale e ora in corso (3 marzo – 1 luglio 2018), con un racconto emblematico dello scrittore finlandese Tove Jansson (riportato nella forma riassuntiva di David Grossman) al quale lega la figura tragica, eppure umanissima, dell’artista svizzero italiano:
«Mumintroll […] gioca a nascondino con gli amici. Si nasconde nel cappello grande e nero di un vecchio mago senza sapere che tutto ciò che vi entra cambia aspetto. Quando Mumintroll esce dal cappello i suoi amici si ritraggono spaventati: il suo aspetto è cambiato e ora è terrificante, quasi mostruoso. Mumintroll, tuttavia, non sa di essere cambiato e non capisce perché gli amici fuggono. In preda al panico, intrappolato nella solitudine delle sue nuove sembianze, cerca di spiegare che è lui, è sempre lui, ma loro scappano via urlando per il terrore. In quel momento arriva la mamma di Mumintroll, lo guarda stupita e gli domanda chi è. Lui la supplica con lo sguardo di riconoscerlo perché se lei non lo capirà, come potrà vivere? Allora lei lo guarda negli occhi, osserva profondamente l’anima di quella creatura, che non assomiglia affatto al suo caro figlioletto e dice con un sorriso: “Ma tu sei il mio Mumintroll”. E in quel momento accade un piccolo miracolo: il mostro, l’estraneo, svanisce e Mumintroll torna a essere quello di prima»¹.
Antonio Ligabue, 
Lepre con paesaggio
Nell’ultima sala della mostra campeggia ancora, in alto, una frase di Luciano Manicardi che suggella il significato di questo racconto applicato alla vicenda di Ligabue:
«Se l’arte può essere una terapia, la pittura di Ligabue è almeno stata una forma di sopravvivenza. Lui era quei quadri che continuavano a chiedere amore. E che in tale domanda, nel coraggio di tale domanda, mostrano tutta la dignità dell’essere umano quale mendicante di un “tu”. E ricordano a chi guarda la vera vocazione di ogni uomo: in un’esistenza precaria e minacciata, continuare a cercare amore»².

🌟Gli animali.
Antonio Ligabue,
Testa di Tigre
Il percorso attraverso la mostra commuove per la potente tensione drammatica che vi si respira.
La retrospettiva si apre con la prima sala, dedicata alla rappresentazione delle famose fiere di Ligabue: da Caccia grossa a Leopardo che assale un cigno; da Leone con leonessa a Leone con serpente; da Leopardo nella foresta a Testa di tigre…. La ferocia delle belve, ripetutamente messa in scena, non può essere confusa con il gusto esotico di gratuite rappresentazioni fantastiche, ma costituisce il risultato di una violenza della vita che il pittore avverte su di sé e sublima nella sopraffazione sanguinosa e intercambiabile della natura (la volpe in fuga con la gallina tra le fauci è la stessa che, in un dipinto successivo, viene divorata dall’aquila).
Antonio Ligabue, 
Leopardo con serpente
Per altro verso, il rapporto con gli animali raffigurati - domestici, ma non solo: cani, gatti, mucche, tori, galli, scoiattoli, lepri… - è sostitutivo di una mancanza, supplisce un’assenza che non può essere in alcun modo colmata. Tutto, infatti, concorre a scavare un baratro tra Ligabue e gli altri uomini: da parte sua l’aspetto esteriore, le patologie, le stranezze, l’incomunicabilità, la selvatichezza… da parte degli altri (nel soggiorno a Gualtieri e nei ricoveri in manicomio a Reggio Emilia) l’incomprensione, la ripugnanza, l’ostilità, l’estraneità di chi veniva chiamato Al matt (il matto) o Al tedesch (il tedesco), …

🌟Il gesto artistico.
Antonio Ligabue, 
Aratura con buoi
La sua pittura (e scultura) è rifugio nell’abbandono, è linguaggio nel silenzio, è consapevolezza del proprio valore nel baratro oscuro della negazione di sé (altrui e propria).
Sulla tela c’è lotta, tormento, dolore, morte, lacerazione… ma anche armonia, bellezza, colore, vita, tenerezza… in una sorta di superiore pacificazione degli opposti.
Anche la ricostruzione della propria contraddittoria identità passa attraverso il pennello: la memoria viva dell’infanzia vissuta in Svizzera è sempre raffigurata sullo sfondo dolce di paesaggi, case, chiese.

🌟Gli autoritratti.
Antonio Ligabue, 
Autoritratto con grata
Fino ad arrivare agli autoritratti. Qui davvero si avverte il momento di sintesi di tutto lo sforzo creativo. Il volto che chiede di essere guardato si consegna senza alcun abbellimento, nella sua cruda nudità: è il volto invecchiato e rugoso, è il collo rigonfio del gozzo, è il viso avvolto da una grata, è la pelle su cui si posano le mosche.
Eppure - quel volto martoriato e sovraesposto - non provoca ripugnanza, ma suscita una più alta profonda “pietà”, una vera fraterna com-passione.
Nello sguardo – sempre obliquo, come di animale braccato - si condensa tutta la resistenza di un’invocazione muta.
Ed è un incontro che coinvolge e interpella, come se il gesto di umana considerazione, negato a Ligabue su questa terra, fosse quello ancora ostinatamente reclamato e finalmente ottenuto.
Nello spazio sovratemporale dell’arte si realizza il miracolo di un riscatto che  - con lui e oltre lui - si rende possibile per tutta l’umanità ferita e reietta. 

⭐1. Luciano Manicardi, Gli autoritratti di Antonio Ligabue: "Dam un bès", contenuto in Ligabue, Skira, Milano 2018, p. 47.
2. Ibidem, p. 49. 


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15 commenti:

  1. Laura D’Aurizio17 marzo 2018 07:40

    La ferita è emorragica quindi insanabile, ma l'arte per tutti gli artisti afflitti dal dolore di vivere, è un salvataggio, una sfida estrema per un beneficio di autostima, un conforto esistenziale, una sorsata di autoconsolazione.
    Ligabue commuove perché di sé dice: ecce homo, questo sono, un esemplare difettoso, imperfetto, folle, strampalato eppure commuovo, induco a pena, a senso di pietà. E tutti questi sommuovimenti e sentimenti sono appannaggio del cuore umano senziente.
    Grazie Rossana, un post bellissimo!

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    1. Rossana Rolando17 marzo 2018 10:09

      Cara Laura, amica preziosa, grazie per le tue considerazioni che mi trovano in totale sintonia, anche nel tuo uso sempre particolare ed efficacissimo del linguaggio. Hai perfettamente ragione. Infatti , Ligabue, erroneamente qualificato per molto tempo come “pittore naïf” oggi viene prevalentemente considerato un “espressionista tragico”, un artista che dipinge le proprie angosce, come Kirchner, Van Gogh, Munch… Grazie, un grande abbraccio.

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  2. Atteso e coinvolgente! Semplicemente avverto che il fine dell’arte, con la comunicazione è liberazione....e Ligabue, possiamo ritenere, raggiunse lo scopo.
    Molto bello, Rossana 👌

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    1. Rossana Rolando17 marzo 2018 10:42

      E, infatti (come dice Sergio Negri presidente del comitato scientifico della “Fondazione Museo Antonio Ligabue” di Gualtieri), l’ampia serie degli autoritratti – che, anche nella mostra di Palazzo Ducale, occupa quasi un’intera sala – non ha naturalmente una valenza narcisistica, ma piuttosto un valore introspettivo, un viaggio dentro i dolori della propria mente. Grazie Rosario, sempre affettuoso e generoso.

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  3. Si, un post bellissimo e commovente. Grazie :-)

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    1. Rossana Rolando17 marzo 2018 10:52

      Grazie alla tua fine sensibilità artistica e culturale.

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  4. GRAZIE è SQUARCIO DEL E NEL CUORE
    E GRAZIE PERCHé- STUPENDO

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    1. Rossana Rolando17 marzo 2018 11:34

      Sì, Ligabue tocca il cuore, perché nella sua arte prodigiosa e nella sua storia, seppure tanto tragica, c’è un’implorazione che appartiene, in forme diverse, ad ogni uomo.

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  5. GRAZIE è SQUARCIO DEL E NEL CUORE
    E GRAZIE PERCHé- STUPENDO

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    Risposte
    1. Rossana Rolando17 marzo 2018 11:25

      Grazie davvero Roberta, di cuore, per questo commento! Un caro saluto.

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    2. Marco Bianchi18 marzo 2018 08:49

      Roberta Il blog di Gian Maria (e Rossana e Rosario) è di grande qualità !

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    3. Grazie Marco per il gradito apprezzamento!

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  6. Rossana, grazie. un saluto di sole e vento

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  7. Bellissimo e commovente: mi associo al commento di Gianni Marras. Grazie.

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    1. Rossana Rolando18 marzo 2018 08:53

      Grazie anche a te Maria per la tua amicizia e vicinanza!

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