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sabato 16 novembre 2019

Crisi persistente, non solo politica.

Essere consapevoli della crisi che viviamo è la premessa necessaria per poter decidere di agire, nella direzione di una rinascita collettiva.
Post di Gian Maria Zavattaro
Disegni del noto illustratore Doriano Solinas, per gentile autorizzazione.

Doriano Solinas, 
Crisi
Una signora milanese di 89 anni, deportata nei lager come milioni di ebrei d’Europa e scampata, insieme a pochi, allo sterminio, deve girare scortata da due carabinieri perché subissata di insulti e minacce online. Succede in Italia il sette di novembre dell’anno 2019. La notizia non consente di drammatizzare né di minimizzare. Ha una sua definitiva e terrificante eloquenza”.
(Michele Serra, Repubblica del 8.11.19) 

“τα μεγάλα πάντα επισφαλή…
Tutte le grandi imprese comportano dei rischi e, come vuole il proverbio, le cose belle sono davvero difficili”.
(Platone, Repubblica,  VI, 497 D) 

✴️ Crisi: parola enigmatica, conturbante e per questo abusata. Indubbiamente è “tempo di privazione” e di confuse incertezze che non risparmia nessuno, soprattutto i tanti - molti - che non l’avvertono, non ne hanno coscienza, non odono e non vedono, perché incoscienza avarizia sordità cecità sono l’espressione più terribile della crisi.
Illustrazione 
di Doriano Solinas
Può indicare la condizione persistente individuale o collettiva di sofferenza angoscia depressione infelicità; lo stato psicologico di perdita di vocazione, identità, autostima; sociologico, di incomunicabilità, solitudine, disgregazione, derelizione; economico di abbandono, impoverimento e miseria; politico, di chi non si sente più cittadino ma suddito, tradito da chi ha eletto e da istituzioni perse nei loro deliri; ecologico, di peccaminosa rottura del rapporto uomo-natura tale che ogni anno l’over shoot day viene sempre più anticipato (1); morale (chi era costei?); religioso  (Dio? Quale Dio?). Sono aspetti delle molteplici variabili della crisi, che in ogni caso è qualcosa di ben altro.
Ci sono giorni in cui mi capita, in un’accorata fusione di turbamento e speranza, di avvertire con particolare intensità questo qualcosa che incombe su tutto e su tutti. Stiamo vivendo una permanente stagione di trasformazioni sovvertimenti smarrimenti inquietudini non solo a livello politico e sociale (nazionale, planetario e globale), ma a livello culturale, e segnano ognuno di noi, separano od uniscono ed anche straziano le nostre singole esistenze (2).
Illustrazione 
di Doriano Solinas
Guardiamo in noi stessi ed attorno a noi: nevrosi individuali e collettive, dirompenti tensioni sociali, violenze sui minori, donne e uomini sfruttati al pari di schiavi, disperanti suicidi, insensati omicidi, nichilismo nelle più svariate forme, giovani arrabbiati, adulti senza lavoro, anziani soli, generazioni che non riescono a capirsi, nuove povertà galoppanti, mendicanti di ogni colore in tutti gli angoli, migranti ghermiti dal mare, popoli affamati…
 

✴️ E noi? Cittadini delle più ricche società mai esistite, scontenti del presente e spaventati del futuro, sentiamo il terreno franare, non  sappiamo a chi credere, a che cosa attenerci. Intanto la “macchina della paura”(3), manovrata da prezzolati strateghi ed orchestrata da abbietti registi all’interno della labirintica ragnatela dei social network, diffonde il virus della paura: mescola spudoratamente carte truffaldine, ci confonde con dati truccati e miriadi di slogan martellanti, ci rifila senza ritegno fraudolenti notizie,fabbrica nemici e complotti che attenterebbero alla nostra sicurezza e benessere. Mi pare l’espressione di un cinico disprezzo che non teme di addormentare la nostra coscienza critica, di spogliarci del diritto-dovere di  vagliare e discernere la verità dal falso, di ridurci a sprovveduti  compiacenti minorati per ghermire senza ritegno il nostro consenso - il nostro voto! - e perdutamente rubarci la nostra comune humanitas.
Illustrazione 
di Doriano Solinas
Non si sta  modificando qualcosa di marginale, si sta oscurando il mondo della cultura civile: l’universo di abitudini, sicurezze, convenzioni, convinzioni, orientamenti, valori, relazioni, ruoli che nel nostro vivere quotidiano davamo  per scontati e perciò infrangibili.
Ma crisi non è tanto il nostro languire individuale e collettivo, soprattutto  è dover rendere conto a noi stessi di noi stessi, renderci consapevoli e decifrare il malessere che segna la nostra esistenza per scorgere, con la speciale intensità che questo tempo amletico ci può svelare, l’urgenza di decisioni personali e collettive che sciolgano la nebbia, ci aprano a nuovi orizzonti liberanti, ci facciano sentire  creature nuove e respirare sollevati. “Crisi” non è agonizzare  nelle incertezze, è rinascere, perché è decidere, come ci rivela non a caso l’etimologia: dal lat. crisis, gr. krìsis “scelta-decisione”. 
Essere dentro la crisi vuol dire decidere di agire e  ripensare il significato delle cose: dobbiamo decidere adesso, perché oggi dobbiamo vivere, non domani. Decidere è scegliere una possibilità (una direzione, una rotta, in altre parole da che parte e con chi stare) ed escludere tutte le altre. Ma decidere  è anche scegliere la possibilità di non decidere e di non fare.
Doriano Solinas, La responsabilità 
e i silenzi della borghesia italiana
✴️ C’è appunto chi decide di non decidere: “non vedere non sentire non volere non sapere non fare”, rifiutarsi ad ogni posizione, attendere che le cose si risolvano da sole. La sua avarizia spirituale pretende siano rimossi dalla sua vista perché fastidiose sia le più nobili gesta umanitarie sia le grandi sofferenze degli ultimi. Che importano le solitudini la desolazione lo sconforto la disperazione dei vinti, dei marginali, dei miserabili? E’ bene che rimangano invisibili. 
✴️ C’è chi decide di cavalcare il palcoscenico dei demagoghi ed è sempre “contro”. Per lui la crisi è catastrofe pauperistica operata dagli “altri” (nemici, diversi,  migranti…). Per lui il benessere e la sicurezza della gente per bene si garantiscono solo innalzando muri, respingendo gli indesiderati ed indesiderabili, ripristinando il dogma  di un capo carismatico con pieni poteri, pronto ad invocare la palingenesi universale, ad eccitare con la “macchina della paura” (3) l’ansia della pauperizzazione e dell’insicurezza, incitando all’ostracismo degli “altri”ed allo smantellamento di ogni pletora democratica. Così ti  affidi ciecamente all’uomo o donna la cui professione è incantarti, sedurti, ammaliarti con il canto delle sirene, cioè stordirti  e soprattutto carpirti tramite il voto il tuo libero pensare. E ti precipiti, in fuga dal duro confronto con la realtà, a fagocitare l’illusione che l’agitazione sia  vita,  che gli slogan che ti rintronano le orecchie risolvano i problemi. E prima o poi scopri che urlare contro, imprecare, sfogarsi  in ordinarie e straordinarie trasgressioni null’altro sono che il programmato ottundimento di chi è caduto in trappola, gabbato, perdutamente raggirato.
Doriano Solinas, 
Rafforzare l'argine dell'antisemitismo

✴️ C’è chi decide di interrogarsi ed interrogare: non rifiuta il passato che sa essere un deposito delle grandi esperienze umane, non si esime dalla critica anche feroce circa gli sprechi, i furti, la corruzione, le pubbliche vergogne, gli errori, anzi i peccati, di chi aveva giurato sulla Costituzione. Vuole pensare, ascoltare, capire e  vuole fare, collaborare con chiunque sia disposto a praticare  nuovi modelli  di vita comunitaria e di sicurezza, basati su dialogo accoglienza reciproca inclusione, tutelando tutti compresi i non garantiti. E’ sempre a favore, non contro; non perde tempo in polemiche sterili; accetta con coraggio la sfida di crescere insieme agli “altri” e di condividere non solo a parole il loro dramma, rispettando il  principio costituzionale e il precetto morale che chi ha di più deve dare di più. Sa bene che la sua singola isolata decisione non sconvolgerà l’assetto mondiale, ma che insieme mille decisioni analoghe alla sua, diecimila, centomila, un milione cambieranno il mondo. Anzi già sta succedendo.
Ognuno di noi dunque di fatto con le sue decisioni contribuisce ogni giorno alla crescita o della speranza democratica o dell’immobilismo nichilista e del sovranismo individualista. Ognuno di noi, nel suo piccolo, cambia di fatto il mondo nel bene e nel male e, inconsapevole o consapevole, volente o nolente, è di ciò responsabile.
Doriano Solinas,
Saltimbanchi con poltrona

Questo periodo di critico interregno potrebbe rivelarsi non un semplice passaggio transitorio, ma spartiacque della  nostra storia  personale e collettiva: o verso la ricostruzione di una vera comunità di persone basata sulla partecipazione democratica e la cittadinanza attiva; oppure la regressione in un apparato autoritario e demagogico, la fissazione di una passiva aggregazione di sonnambuli, narcotizzati, irretiti, preda di insolenti consorterie ed in balia di  potentati finanziari. (4)

Leggo e rileggo le Beatitudini (Mt 5,1-12). Leggo le conclusioni del recentissimo sinodo dell’Amazzonia. Rinasce la speranza. Con essa la certezza che questa è precisamente l’ora del coraggio di “non avere paura - noli timere - nolite timere!”. Leggo, da inquieto credente, che “non avere paura” è scritto 365 volte nella Bibbia: come i giorni dell’anno, uno per ogni giorno. So bene che “a ciascun giorno basta la sua pena” (5): proprio per questo ogni giorno dell’anno è buono per rafforzare il coraggio di non avere paura di pensare, di interrogarsi, di interrogare, di impegnarsi ad operare coerentemente.  E magari assistere un giorno non lontano  ad una loro crescita a dismisura…

✴️ Note.

Doriano Solinas, 
I libri sulla Shoah, tanti e necessari

1. Indica a livello illustrativo il giorno nel quale l'umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell'intero anno. Il primo anno in cui l’Overshoot Day è andato sotto i 365 giorni dell’anno è stato il 1971, il 21 dicembre (da allora continuiamo a utilizzare il capitale naturale;  nel 1981 il 12 novembre, nel 1991 l’11 ottobre, nel 2001 il 23 settembre, nel 2011 il 5 agosto, nel 2017  il 2 agosto,  nel 2019 il 29 luglio (in Italia a maggio…): quest’anno abbiamo impiegato solo 7 mesi  per esaurire tutto il budget di risorse rigenerabili nel corso dell’anno che il pianeta ci mette a disposizione; dagli inizi di agosto sino alla fine dell’anno stiamo soddisfacendo la nostra domanda ecologica dando fondo alle risorse (il capitale) e accumulando gas ad effetto serra nell’atmosfera.
2. Forse sono i costi di questa nostra ambivalente globalizzazione: a una parte la galoppante crescita della rete digitale, delle comunicazioni delle conoscenze, l’invasione delle neotecnologie, lo sviluppo inarrestabile del dominio della finanza sull’economia, l’aumento del benessere (solo per qualcuno, come ci rassicurano proditoriamente i dati statistici: vecchia storia dei due che statisticamente mangiano in media un pollo al giorno, ma in realtà chi lo mangia tra i due  è uno solo e l’altro niente…); dall’altra la forbice sempre più ampia tra ricchi e poveri, la crescita delle disuguaglianze sociali, sfruttamento, ingiustizie di ogni genere, migrazioni forzate, espansione dei muri e dell’indifferenza…
3. cfr. report: qui. 
4. cfr. la recentissima pubblicazione di Luca Ricolfi,  La società signorile di massa, ed. La Nave di Teseo, 2019. Ricolfi è un sociologo che non ama la sinistra  perché “ non capisce più il paese”, ma  ama l’Italia e proprio per questo le sue analisi sono impietose.  L’Italia è  “una società opulenta in cui l’economia non cresce più e i cittadini che accedono al surplus senza lavorare sono più numerosi dei cittadini che lavorano”. Il paradosso tutto italiano della “società signorile di massa” secondo Ricolfi è contraddistinto dalla ricchezza  immobiliare e finanziaria accumulata dalle generazioni precedenti, dalla  perdita di produttività ormai cronica,dalla  crescita di massa dei consumi opulenti  (non quelli di base), dal record europeo di giovani Neet, dalla  formazione di un’infrastruttura schiavistica” (il “paraschiavismo”, circa  3 milioni  di persone, per lo più  stranieri,   che svolgono i lavori che non facciamo più e sorreggono a basso costo i consumi opuli). Non si può continuare così all’infinito, bisogna svegliarsi, ammonisce Ricolfi: “Il nostro stupefacente equilibrio è destinato a rompersi, la stagnazione diverrà declino. La società signorile è un prodotto a termine”. 
5. cfr. Mt 6, 34. Il versetto del Vangelo di Matteo è: Ảρκετὸν τῇ ἡμέρᾳ ἡ κακία αὐτῆς (arketòn tè hemèra he kakìa autès). La traduzione latina di S. Girolamo è “Sufficit diei malitia sua”; la traduzione italiana CEI di kakìa-malitia è “A ciascun giorno basta la sua pena”, che è anche il significato che attribuisce S. Tommaso “idest afflictio sollicitudinis” (Summa Theologiae Secunda Secundae, 1-91).


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14 commenti:

  1. Ogni volta ciò che scrive è un dono.

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    1. Ilaria Gambardella17 novembre 2019 13:29

      Proprio vero! Grazie Professore!

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    2. Paola Graffigna17 novembre 2019 13:30

      Grazie davvero, per gli spunti di riflessione che offre nel post e per i suggerimenti di lettura presenti in nota.

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    3. Grazie, Ilaria Gambardella, per le gentili parole.

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    4. Grazie, gentile Paola Graffigna, per la lettura accurata. Un caro saluto.

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  2. Alida Frangipane16 novembre 2019 09:19

    I suoi scritti sono prodigiosamente illuminanti! La sua abilità nel dare voce a quello che in molti pensano e non sanno esprimere è meravigliosa. La ringrazio di cuore. Dopo averla letta posso iniziare questa giornata con una speranza in più. Grazie!

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    1. Grazie davvero per le sentite, graditissime parole e buona giornata "con una speranza in più".

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  3. Testo illuminato e illuminante. La fotografia del contesto attuale non si limita ad essere pienamente compiuta nella descrizione, ma è animata da una consapevole e sapiente riflessione sull'ieri e sull'oggi e soprattutto si propone come un urgente richiamo ad una presa di coscienza della personale responsabilità di ciascuno. Tutti coinvolti e chiamati a scegliere da che parte stare, come rischiare i propri talenti. 
    Un grande grazie, Gian Maria. 

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    1. Gent.le Maria Antonietta, grazie per la precisa puntualizzazione, che coglie l’anima di quanto mi proponevo di comunicare. Rimane per me il problema quotidiano di perseverare nella coerenza, di non sprecare il tempo che mi rimane e i pochi talenti che mi sono stati donati. Buona domenica ed un caro saluto da parte anche di Rossana.

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  4. Mi hai preannunciato il tema , non il contenuto e quest’ultimo è giustamente impietoso.
    Nel senso proprio non c’è tempo senza crisi, essendo la crisi gestazione del nuovo ( ed intendo : nuovo non come l’effimero, ma come elemento dotato di uova vita, vita che si sviluppa).
    La casistica da te descritta dei “ colpiti dalla crisi” rappresenta in gran numero coloro che subiscono, riservando un segno a coloro che interagiscono attivamente con la crisi.
    Nei primi : la supinita’ è causata dalla indifferenza, che sguazza nell’individualismo - così spesso esecrata da Papa Francesco ( si leggano anche le pagine di Cecità di Saramago).
    Nei secondi : la linfa è data dalla Fiducia, dalla Speranza.
    Grazie di questa appropriata esortazione 🍀

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    1. Caro amico, raccolgo il tuo invito a guardare, con gli occhi e la voce di Saramago, questo nostro tempo pieno di contraddizioni, dove la cecità diventa un’epidemia e rischia di rendere tutti uguali, - i cosiddetti buoni e i cosiddetti cattivi, gli indifferenti e i cosiddetti impegnati di destra o di sinistra – tutti uguali perché ugualmente ciechi, nella misura in cui vivono in un mondo dove non c’è più speranza. Faccio perciò mia la tua conclusione: “la linfa è data dalla Fiducia, dalla Speranza”. Ciao.

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  5. Delle sue riflessioni, che condivido in toto, sottolineo in particolare due passaggi: “Crisi” non è agonizzare nelle incertezze, è rinascere, perché è decidere, come ci rivela non a caso l’etimologia: dal lat. crisis, gr. krìsis “scelta-decisione”. Essere dentro la crisi vuol dire decidere di agire e ripensare il significato delle cose: dobbiamo decidere adesso, perché oggi dobbiamo vivere, non domani. Decidere è scegliere una possibilità (una direzione, una rotta, in altre parole da che parte e con chi stare) ed escludere tutte le altre."
    E ancora:
    "C'è chi (...) vuole pensare, ascoltare, capire e vuole fare, collaborare con chiunque sia disposto a praticare nuovi modelli di vita comunitaria e di sicurezza, basati su dialogo accoglienza reciproca inclusione, tutelando tutti compresi i non garantiti. E’ sempre a favore, non contro; non perde tempo in polemiche sterili; accetta con coraggio la sfida di crescere insieme agli “altri” e di condividere non solo a parole il loro dramma, rispettando il principio costituzionale e il precetto morale che chi ha di più deve dare di più. Sa bene che la sua singola isolata decisione non sconvolgerà l’assetto mondiale, ma che insieme mille decisioni analoghe alla sua, diecimila, centomila, un milione cambieranno il mondo. Anzi già sta succedendo."
    Grazie.

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    1. Gentile Maria, felice sintesi dei concetti-chiave che intendevo esprimere e… bell’esempio di stile attico, che – ahimè ! – purtroppo non mi è molto congeniale …. Grazie, come sempre.

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