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Visualizzazione post con etichetta 2 giugno. Mostra tutti i post
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venerdì 1 giugno 2018

Difendiamo la festa della Repubblica.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini composte da Rossana Rolando.

Emblema della Repubblica Italiana
(posto sullo sfondo della più antica 
Carta costituzionale)
🌟L'occasione. In questi giorni abbiamo assistito ad un vergognoso squallido attacco alla figura del Presidente della Repubblica: accusa non solo del tutto ingiustificata ma palesemente strumentale, spudoratamente bugiarda ed ipocrita e perciò blasfema, offensiva di ogni intelligenza democratica.   E' bene allora ricordare a tutti che il 2 giugno unisce strettamente ed indissolubilmente Repubblica e Costituzione: festa della Repubblica Italiana, ma anche giorno dell'elezione dell'Assemblea Costituente. 
Non possiamo accettare che questa giornata venga strumentalizzata e resa l’opposto di ciò per cui è nata, scippando così la festa di tutti, volutamente rinnegandone la memoria e il significato.

🌟L’unico cambiamento possibile oggi è difendere la Costituzione per aprire nuove speranze. Significa riappropriarsi dell'I Care  che appartiene a chi  ben conosce la miseria e la grandezza dell’uomo, a chi non aspira ad impossibili purezze, ma esige con ogni sforzo per sé e per gli altri la via della coerenza e della testimonianza  più autentica. Significa ristabilire le grandezze, continuare l’impegno pervicace quotidiano di fare crescere la speranza e la fiducia nei giovani ed adulti per le istituzioni espresse e garantite dalla Costituzione.

martedì 2 giugno 2015

Il tempo presente della Costituzione.


2 giugno:  festa della Repubblica Italiana. Ma anche giorno dell'elezione dell'Assemblea Costituente. Giorno che strettamente, inscindibilmente,  unisce Repubblica e Costituzione. E a questo indissolubile legame dedichiamo oggi le riflessioni che seguono. 


Qualche anno fa – ero allora preside ad Albenga – chiesi al comitato studentesco del mio Liceo che cosa pensasse della Costituzione, della Resistenza, della Democrazia e della Pace. Una prima decisiva riflessione che emerse fu, da parte di un nutrito numero di studenti,  che la Scuola non poteva dirsi neutrale, perché era “partigiana”, parteggiava cioè per la Costituzione, senza faziosità settarie ma senza confusione. 


I fondamenti valoriali della scuola erano e sono i primi 12 articoli della costituzione: dignità del lavoro, diritti inviolabili della persona e pari dignità di tutti, solidarietà politica economica e sociale, impegno a rimuovere gli ostacoli che impediscono libertà  uguaglianza partecipazione dei cittadini, libertà religiosa, sviluppo della cultura e libertà della ricerca,  tutela del paesaggio e del patrimonio storico ed artistico, accoglienza dello straniero, ripudio della guerra come valore essenziale dell’educazione,  correlazione tra pace e giustizia sociale e internazionale.

 

Il tema della memoria delle origini della nostra democrazia è centrale nello sviluppo di una cittadinanza attiva giovanile. 


Per  noi  adulti  il tempo è costituito da un passato, dal presente e in minima parte da un futuro. Per i giovani il tempo è costituito soprattutto dal presente ed il futuro appare più come minaccia, che come promessa. 


E’ inutile che noi ci lamentiamo che i giovani non sanno progettare, non sanno guardare al futuro. Uno dei risultati del modo con cui stiamo gestendo la società è la deprivazione del futuro per i giovani, l’impossibilità per loro di progettare a medio e lungo termine. L’unica realtà che è loro consentito di percepire è collocata nel presente, in un presente dilatato, senza confini precisi; non determinato da un passato per loro incomprensibile data la velocità dei cambiamenti realizzati, non proiettabile in un futuro data la totale incertezza nella quale si vive.


E allora, come chiedere ai giovani di guardare al passato e commemorare ricorrenze come questa? 


La celebrazione del 2 giugno, appunto perché celebrazione, appare sempre più, man mano che ci si allontana da quel periodo storico, un patrimonio di pochi, di una minoranza di Italiani. 



Se da una parte difendere e mantenere tale memoria è imperativo di fronte all’incalzante propensione ad una rimozione collettiva, dall’altra dobbiamo renderci consapevoli che l’indifferenza di tanti giovani non è determinata solo dalla scarsa conoscenza della storia, ma dal fatto che gli adulti, e la scuola in particolare, non trasmettono abbastanza la passione e la forza delle emozioni, non suscitano partecipazione ad  ideali sempre vivi ed universali.


Il messaggio è chiaro: i nostri giovani esprimono l’esigenza di attualizzare queste celebrazioni, attribuendo loro nuovi significati. Manteniamo viva la memoria, ma assegniamo anche una connotazione aggiuntiva,  che superi la funzione riduttivamente commemorativa e che diffonda i valori fondamentali della Costituzione repubblicana: il primato della persona umana, la solidarietà, la democrazia, la partecipazione, la libertà, il ripudio della guerra. 



Valori non acquisiti una volta per tutte, ma da difendere e costruire giorno per giorno, mantenendo alto il livello di attenzione.




Collocata nella dimensione attuale, la memoria diventa allora una vera festa:  essere liberi è una festa, è motivo di gioia,  perché è la libertà che mi permette di essere me stesso insieme agli altri. La nostra umanità si esprime nella nostra libertà.

 


1. (Nota all'art. 7, secondo comma). I Patti Lateranensi sono stati modificati dall'Accordo concordatario del 18 febbraio 1984, reso esecutivo con la legge 25 marzo 1985, n. 121 (G.U. 10 aprile 1985, n. 85, suppl.).
2.  (Nota all'art. 8, terzo comma). A regolare tali rapporti sono intervenute le leggi 11 agosto 1984, n. 449, 22 novembre 1988, n. 516, 22 novembre 1988, n. 517 e 8 marzo 1989, n. 101 (G.U. 13 agosto 1984, n. 222; 2 dicembre 1988, n. 283; 23 marzo 1989, n. 69), emesse sulla base di previe «intese- intercorse, rispettivamente, con la Tavola valdese, le Chiese cristiane avventiste, le Assemblee di Dio e le Comunità ebraiche, e più di recente le leggi 5 ottobre 1993, n. 409 (G.U. 11 ottobre 1993, n. 239), 12 aprile 1995, n. 116 (G.U. 22 aprile 1995, n. 94), 29 novembre 1995, n. 520 (G.U. 7 dicembre 1995, n. 286), 20 dicembre 1996, nn. 637 e 638 (G.U. 21 dicembre 1996, n. 299), per la regolamentazione dei rapporti con altre confessioni o per la modifica delle precedenti intese.
3. (Nota all'art. 10, quarto comma). A norma dell'articolo unico della legge costituzionale 21 giugno 1967, n. 1 (G.U. 3 luglio 1967, n. 164), «l'ultimo comma dell'art. 10 della Costituzione non si applica ai delitti di genocidio.


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lunedì 2 giugno 2014

I giovani, la festa del 2 giugno e la Costituzione.


Il 2 giugno 1946 si è tenuto il referendum istituzionale 
che ha visto nascere la Repubblica italiana.

Il 2 giugno 1946 hanno votato 
per la prima volta le donne ...
Sarà il 2 giugno  una sentita  festa  della libertà, della pace e della democrazia? 
Come chiedere ai giovani di guardare al passato e commemorare ricorrenze come questa?
 
Il 2 giugno 1946 è stata eletta 
l'Assemblea costituente...
... che ha elaborato la nostra Costituzione ... 
(Il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola firma la Costituzione 
che entrerà in vigore il 1° gennaio 1948).

La celebrazione del 2 giugno (come pure del 25 aprile), appunto perché celebrazione, appare sempre più, man mano che ci si allontana da quel periodo storico, un patrimonio di pochi, di una minoranza di Italiani.

... una memoria che non può dissolversi 
come una bolla di sapone ...
G. Leopardi nello Zibaldone scrive che “senza memoria l’uomo non saprebbe nulla e non saprebbe fare nulla”. Il tema della memoria delle origini della nostra democrazia è centrale nello sviluppo della  cittadinanza attiva giovanile, tanto più se si considera l’evidente correlazione tra giovani e Resistenza. Resistere è dei giovani e sono i giovani che hanno fatto la resistenza: Galimberti  L. Bianco, N. Revelli, Cascione e quanti nelle nostre valli ne sono testimoni viventi. Giovani che hanno  ricominciato da capo di fronte ad un paese in sfacelo ed hanno  testimoniato due modalità di vivere la  resistenza, come evento storico e come categoria esistenziale.

... una memoria che affonda 
le radici nella Resistenza...
La resistenza come evento storico non appartiene a tutti, ma ai partiti ed agli uomini e donne che l’hanno vissuta in un’impresa corale che unì comunisti socialisti cattolici liberali monarchici militari civili uomini donne, come li unì la carta costituzionale nell’Assemblea Costituente. Il confine tra la parte sbagliata e la parte giusta deve rimanere chiaro, per evitare il rischio di perdere l’immenso patrimonio di esempi e di valori.

... una resistenza che va la di là del fenomeno storico 
e può appartenere a tutti...
... se è intesa come lotta per la libertà...
Come categoria spirituale ed esistenziale essa invece è possibilità aperta a tutti, perché tutti siamo chiamati a combattere la nostra resistenza per la libertà, anche se non abbiamo potere e non siamo uomini e donne che contano, contro le sicurezze vili, l’indifferenza, la rassegnazione, l’intolleranza. 
...questa passione per la libertà, 
di cui la nostra Costituzione è espressione, 
va comunicata ai giovani...
Difendere e mantenere la memoria sono imperativi di fronte all’incalzante propensione ad una rimozione collettiva, ben consapevoli che l’indifferenza di tanti giovani non è determinata solo dalla scarsa conoscenza della  Storia, ma  dal fatto  che gli adulti, e la scuola in particolare, non trasmettono  la passione e la forza delle emozioni, non suscitano partecipazione ad  ideali sempre vivi ed universali. 
...va trasmessa alle nuove generazioni...
Il messaggio è chiaro: i nostri giovani hanno bisogno di attualizzare queste celebrazioni, attribuendo loro nuovi significati, per sentirsi più coinvolti. Manteniamo  viva la memoria, ma assegniamo anche una connotazione aggiuntiva, che superi la funzione riduttivamente commemorativa e che diffonda i valori fondamentali espressi nei primi 12 articoli della Costituzione repubblicana: dignità del lavoro, diritti inviolabili della persona e pari dignità di tutti, solidarietà politica economica e sociale, impegno a rimuovere gli ostacoli che impediscono libertà uguaglianza partecipazione dei cittadini, libertà religiosa, sviluppo della cultura e libertà della ricerca,  tutela del paesaggio e del patrimonio storico ed artistico, accoglienza  dello straniero, ripudio della guerra come valore essenziale dell’educazione,  rapporto intrinseco tra  pace e giustizia sociale ed internazionale...

... perché non rimanga cosa morta ...
Quando ancora esercitavo le mie funzioni nella scuola, ogni giorno incontravo giovani alla  ricerca autentica di valori da vivere, giovani che cercavano di viverli con una coerenza che spaventava molti adulti. Non tutti, certo: altri invece ponevano la ricerca del successo e tornaconto individuale come obiettivo fondante della loro vita;  altri  ancora, precocemente provati dalla vita e timorosi d’amare, rifuggivano le emozioni e  vivevano per sopravvivere; altri infine galleggiavano nella palude adulta del qualunquismo .
... perché educhi cittadini.
Ma erano i primi che creavano il clima della scuola. Tutto ciò rimandava e rimanda prepotentemente alla responsabilità di noi adulti verso le nuove generazioni, che è innanzitutto quella di riconciliarli con le istituzioni.  Il recupero di fiducia nella cittadinanza da parte dei giovani passa, che piaccia o no,  attraverso noi adulti e prima di tutto attraverso la scuola.

Noi adulti dobbiamo restituire 
significato alla Costituzione...
E la prima cosa che si deve fare a scuola è leggere la Costituzione:  parlo della “lectio” che non è solo lettura banale, ma ricerca e discussione corale, interpretazione appassionata.  Leggere significa far conoscere il   contesto in cui hanno  operato le forze politiche presenti nell’Assemblea Costituente.  
... leggiamola, illustriamola...

Leggere vuol dire  far conoscere i motivi che spinsero i giovani di allora a scegliere la montagna, il carcere ed i campi di concentramento, come  ci ricordava Calamandrei. Ma leggere non basta se  non c’è la pratica della costituzione. Nella scuola il miglior modo di fare resistenza e vivere la costituzione è educare a pensare e vivere la speranza, categoria comune alla scuola, alla resistenza,  ai giovani: la speranza è la matrice della resistenza,  è il senso profondo della scuola, è l’insegna della giovinezza. Praticare la Costituzione è appunto insegnare ai giovani a conservare sempre la voglia di sognare un mondo migliore e di rischiare, se occorre, per raggiungerlo.
... per rendere possibile la speranza ...
Collocata in questa  dimensione, la memoria diventa allora per i giovani una vera festa:  essere liberi è una festa, è motivo di gioia,  perché è la libertà che mi  permette di essere me stesso insieme agli altri. La nostra umanità si esprime nella nostra libertà.  Nella festa si  trova il gusto di essere persone che insieme vivono e gioiscono in una dimensione comunitaria che  rompe la solitudine dell’individualismo. Non si fa festa da soli, la festa è con gli altri. E allora, al di là ed oltre le celebrazioni di rito, facciamola questa festa ogni anno anche ad Albenga…
... proteggiamo la nostra libertà...
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