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lunedì 2 giugno 2014

I giovani, la festa del 2 giugno e la Costituzione.


Il 2 giugno 1946 si è tenuto il referendum istituzionale 
che ha visto nascere la Repubblica italiana.

Il 2 giugno 1946 hanno votato 
per la prima volta le donne ...
Sarà il 2 giugno  una sentita  festa  della libertà, della pace e della democrazia? 
Come chiedere ai giovani di guardare al passato e commemorare ricorrenze come questa?
 
Il 2 giugno 1946 è stata eletta 
l'Assemblea costituente...
... che ha elaborato la nostra Costituzione ... 
(Il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola firma la Costituzione 
che entrerà in vigore il 1° gennaio 1948).

La celebrazione del 2 giugno (come pure del 25 aprile), appunto perché celebrazione, appare sempre più, man mano che ci si allontana da quel periodo storico, un patrimonio di pochi, di una minoranza di Italiani.

... una memoria che non può dissolversi 
come una bolla di sapone ...
G. Leopardi nello Zibaldone scrive che “senza memoria l’uomo non saprebbe nulla e non saprebbe fare nulla”. Il tema della memoria delle origini della nostra democrazia è centrale nello sviluppo della  cittadinanza attiva giovanile, tanto più se si considera l’evidente correlazione tra giovani e Resistenza. Resistere è dei giovani e sono i giovani che hanno fatto la resistenza: Galimberti  L. Bianco, N. Revelli, Cascione e quanti nelle nostre valli ne sono testimoni viventi. Giovani che hanno  ricominciato da capo di fronte ad un paese in sfacelo ed hanno  testimoniato due modalità di vivere la  resistenza, come evento storico e come categoria esistenziale.

... una memoria che affonda 
le radici nella Resistenza...
La resistenza come evento storico non appartiene a tutti, ma ai partiti ed agli uomini e donne che l’hanno vissuta in un’impresa corale che unì comunisti socialisti cattolici liberali monarchici militari civili uomini donne, come li unì la carta costituzionale nell’Assemblea Costituente. Il confine tra la parte sbagliata e la parte giusta deve rimanere chiaro, per evitare il rischio di perdere l’immenso patrimonio di esempi e di valori.

... una resistenza che va la di là del fenomeno storico 
e può appartenere a tutti...
... se è intesa come lotta per la libertà...
Come categoria spirituale ed esistenziale essa invece è possibilità aperta a tutti, perché tutti siamo chiamati a combattere la nostra resistenza per la libertà, anche se non abbiamo potere e non siamo uomini e donne che contano, contro le sicurezze vili, l’indifferenza, la rassegnazione, l’intolleranza. 
...questa passione per la libertà, 
di cui la nostra Costituzione è espressione, 
va comunicata ai giovani...
Difendere e mantenere la memoria sono imperativi di fronte all’incalzante propensione ad una rimozione collettiva, ben consapevoli che l’indifferenza di tanti giovani non è determinata solo dalla scarsa conoscenza della  Storia, ma  dal fatto  che gli adulti, e la scuola in particolare, non trasmettono  la passione e la forza delle emozioni, non suscitano partecipazione ad  ideali sempre vivi ed universali. 
...va trasmessa alle nuove generazioni...
Il messaggio è chiaro: i nostri giovani hanno bisogno di attualizzare queste celebrazioni, attribuendo loro nuovi significati, per sentirsi più coinvolti. Manteniamo  viva la memoria, ma assegniamo anche una connotazione aggiuntiva, che superi la funzione riduttivamente commemorativa e che diffonda i valori fondamentali espressi nei primi 12 articoli della Costituzione repubblicana: dignità del lavoro, diritti inviolabili della persona e pari dignità di tutti, solidarietà politica economica e sociale, impegno a rimuovere gli ostacoli che impediscono libertà uguaglianza partecipazione dei cittadini, libertà religiosa, sviluppo della cultura e libertà della ricerca,  tutela del paesaggio e del patrimonio storico ed artistico, accoglienza  dello straniero, ripudio della guerra come valore essenziale dell’educazione,  rapporto intrinseco tra  pace e giustizia sociale ed internazionale...

... perché non rimanga cosa morta ...
Quando ancora esercitavo le mie funzioni nella scuola, ogni giorno incontravo giovani alla  ricerca autentica di valori da vivere, giovani che cercavano di viverli con una coerenza che spaventava molti adulti. Non tutti, certo: altri invece ponevano la ricerca del successo e tornaconto individuale come obiettivo fondante della loro vita;  altri  ancora, precocemente provati dalla vita e timorosi d’amare, rifuggivano le emozioni e  vivevano per sopravvivere; altri infine galleggiavano nella palude adulta del qualunquismo .
... perché educhi cittadini.
Ma erano i primi che creavano il clima della scuola. Tutto ciò rimandava e rimanda prepotentemente alla responsabilità di noi adulti verso le nuove generazioni, che è innanzitutto quella di riconciliarli con le istituzioni.  Il recupero di fiducia nella cittadinanza da parte dei giovani passa, che piaccia o no,  attraverso noi adulti e prima di tutto attraverso la scuola.

Noi adulti dobbiamo restituire 
significato alla Costituzione...
E la prima cosa che si deve fare a scuola è leggere la Costituzione:  parlo della “lectio” che non è solo lettura banale, ma ricerca e discussione corale, interpretazione appassionata.  Leggere significa far conoscere il   contesto in cui hanno  operato le forze politiche presenti nell’Assemblea Costituente.  
... leggiamola, illustriamola...

Leggere vuol dire  far conoscere i motivi che spinsero i giovani di allora a scegliere la montagna, il carcere ed i campi di concentramento, come  ci ricordava Calamandrei. Ma leggere non basta se  non c’è la pratica della costituzione. Nella scuola il miglior modo di fare resistenza e vivere la costituzione è educare a pensare e vivere la speranza, categoria comune alla scuola, alla resistenza,  ai giovani: la speranza è la matrice della resistenza,  è il senso profondo della scuola, è l’insegna della giovinezza. Praticare la Costituzione è appunto insegnare ai giovani a conservare sempre la voglia di sognare un mondo migliore e di rischiare, se occorre, per raggiungerlo.
... per rendere possibile la speranza ...
Collocata in questa  dimensione, la memoria diventa allora per i giovani una vera festa:  essere liberi è una festa, è motivo di gioia,  perché è la libertà che mi  permette di essere me stesso insieme agli altri. La nostra umanità si esprime nella nostra libertà.  Nella festa si  trova il gusto di essere persone che insieme vivono e gioiscono in una dimensione comunitaria che  rompe la solitudine dell’individualismo. Non si fa festa da soli, la festa è con gli altri. E allora, al di là ed oltre le celebrazioni di rito, facciamola questa festa ogni anno anche ad Albenga…
... proteggiamo la nostra libertà...
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2 commenti:

  1. Un bell'articolo, che fa riflettere. I miei genitori non mi hanno mai parlato di questi valori, spero di non commettere lo stesso errore quando avrò dei figli.

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    1. Gentile signor Alessandro, grazie per il suo apprezzamento e per la sottolineatura che ha dato all’aspetto della trasmissione dei valori. E’ pur vero che per essere fecondi questi valori devono essere accolti. Se Lei li ha riconosciuti come tali è sicuramente perché il terreno – nei contesti e nelle relazioni per Lei più significative – è stato preparato.

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