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giovedì 19 giugno 2014

La resistenza nel quotidiano.


Resistere...
 ...resistere, resistere, resistere...

Quando, dove, a che cosa, fino a che punto è nostro dovere opporci ... non cedere ... resistere?

Non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è l’obbedirla. 
Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle 
quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). 
Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) 
essi dovranno battersi perché siano cambiate.
Don Milani.

Resistere è faticoso... 
implica uno sforzo, un impegno, 
un discernimento quotidiano...
La quotidianità del resistere. Ogni giorno, alzandomi presto al mattino, mi chiedo: su che cosa punterò oggi il mio quotidiano resistere? Su di me, i miei errori e le mie pochezze? Sugli altri? Sugli scandali che ogni giorno rischiano di sommergerci, sulle ingiustizie che ci circondano anche qui ad Albenga, sulle violenze invisibili cui non si fa caso? Sulla mia incapacità di vedere il bene ovunque presente ancorché nascosto?
Mi riferisco al nostro resistere quotidiano espresso con la frase che ormai tutti sentono il dovere od il bisogno di utilizzare e di reiterare a proposito e a sproposito: “resistere resistere resistere” di Borelli.

Ogni giorno mi chiedo 
su cosa resistere...
Dove, in quali ambiti resistere? La vita di ognuno di noi è costellata di resistenze ed anche - tutti lo sappiamo bene - di cedimenti, veniali e mortali, su tutti i piani della nostra vita interiore e sociale: il mio io, la famiglia, l’amore e le amicizie, le interazioni sociali, i rapporti con chi detiene il potere, grande o piccolo che sia.



Resistere vuol dire 
non cedere all'indifferenza.
Resistere di fronte a se stessi. Il resistere si riferisce prima di tutto a me stesso: alla mia incoerenza tra dire e fare, al disimpegno ed all'indifferenza, alla viltà ed al conformismo, alla fuga dal pensare, alle tre scimmie “non vedo non sento non c'ero e se c’ero dormivo”. Implica spesso gestire in solitudine audacia e coraggio.
  
Resistere significa non essere ciechi e muti ...

... non nascondere la testa...
Resistere di fronte al "mondo". Non sempre si deve resistere. E allora, quando è bene obbedire e quando invece è doveroso disobbedire, opporre resistenza? Resistere non significa negare il valore dell’obbedienza, della lealtà e della fedeltà. Don Milani ci ha però ricordato e testimoniato che esse non sono virtù formali, ma si fondano su contenuti precisi: la giustizia, la democrazia, la dignità, la libertà, la legge non scritta anteriore e superiore a quella positiva dello stato. Ecco: la resistenza è riconoscibile anzitutto come opposizione ad ogni forma di violenza nei confronti di chi è più debole, fosse anche la violenza della legge e del potere costituito. 

... di fronte all'ingiustizia del mondo...


Resistere alla violenza e alla ingiustizia. Il resistere entra quindi in campo di fronte al condizionamento da plagio, ai persuasori occulti, alla manipolazione delle persone, a seduttori e imbonitori, alla riduzione della cittadinanza in sudditanza ed in gregge non pensante, ai bombardamenti consumistici, alla violenza nelle sue molteplici forme, alla mortificazione della dignità, alla sopraffazione e all'ingiustizia, a livello locale e globale...

Resistere vuol dire
sapersi opporre alla manipolazione.
Resistere significa prendere parte, schierarsi. Questa quotidiana impresa non è una titanica e sfibrante lotta impari. E' “il gioco della vita” di cui parla Moltmann, “una grande cosa”. E’ vivere fino in fondo la propria vita personale entrando in comunione con il mondo ed aprendosi all’esistenza degli altri: si soffre per la loro sofferenza,  si partecipa alla loro gioia, si crea un legame tra solitudine e solidarietà senza infingimenti e nascondimenti, perché la comunione consiste nel prendere parte, schierarsi, costruire  a poco a poco il "sì" della vita senza paura.
Resistere significa prendere parte, 
contribuire alla costruzione ...
Resistere per costruire un mondo più umano.
Certo, resistere è provare tormento e melanconia per il travaglio del mondo, ma insieme è dispiegare un’allegrezza del cuore che riconosce che si può vivere anche in una società imperfetta senza lasciarsi soffocare, nella speranza di poter migliorare noi stessi e il mondo. Resistere significa quindi saper sperare, saper vedere la realtà che ci circonda oltre le abitudini standardizzate, provare a vivere la gratuità ed il dono di franche relazioni, riconoscere in sé e negli altri il diritto ai propri errori e cedimenti, ma insieme la disponibilità ad accogliere, a dar tempo, a condividere. Resistere significa non smettere di amare la vita propria ed altrui.
Resistere per coltivare sogni...
... resistere per migliorare 
noi stessi e gli altri ...

Tutte le immagini sono state attinte dal sito “Street Art Utopia”. La “street art” o arte di strada, così denominata dai primi anni del 2000, è costituita da tutte quelle forme di arte che si ritrovano nelle città, in luoghi pubblici, spesso su muri (in Italia, in particolare, a Roma, Milano e Bologna). In molti casi, queste creazioni artistiche vogliono rivendicare una libertà di espressione, di critica e quindi di “resistenza” rispetto ai conformismi opprimenti della società contemporanea.

2 commenti:

  1. "Resistere al quotidiano". Sostanzialmente:resistere sempre! Mai accettare supini prevaricazioni e soprusi. Siamo nati uomini liberi, nel corpo e nella mente. "Piuttosto uccidetemi il corpo, mai la mente!" Resistere è forza, talvolta superiore a quella che vorrebbe annientarci. E' dolore, sofferenza, privazione, consapevolezza... Condivisione di un umano sentimento di avversione verso le soverchie. E' la speranza che ci consente di combattere per una vita migliore. E' l'opporsi a tutto ciò che non riteniamo giusto. La forza della resistenza, nasce e cresce nella comune condivisione, di contrapporsi all'oppressione. E' anche soffrire e piangere in solitudine, asciugarsi le lacrime, inspirare profondamente più volte. Riprendere a respirare normalmente, sorridere a se stessi e dirsi: coraggio, ce la devi fare... Non cedere mai.

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    Risposte
    1. Resistere all’oppressione della solitudine e della sofferenza: un aspetto determinante della nostra resistenza quotidiana, da me ignorato in questo post, anche se affrontato in precedenti interventi. Eppure è quanto milioni di persone ogni giorno debbono affrontare: non lasciarsi schiacciare dalle cose che fanno star male, risorgere ogni giorno, anche attraverso il pianto liberatorio e il sorriso che induce a respirare il coraggio della speranza. Potessimo comunicare a tutte queste persone sole e sofferenti la nostra compartecipazione e la nostra prossimità …

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