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Visualizzazione post con etichetta Profeti. Mostra tutti i post
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venerdì 20 luglio 2018

Il nostro debito verso Gabriella Caramore.

Post di Rossana Rolando.

Gabriella Caramore
🌟Si è conclusa il 30 giugno e il 1 luglio 2018 la trasmissione radiofonica condotta da Gabriella Caramore e dai suoi collaboratori (almeno nella forma che conosciamo). “Uomini e profeti” ha rappresentato, per molti anni (25!), un unicum nell’ambito dei programmi radiofonici e all’interno di quell’altrettanto unica emittente che è Radio 3, superando la separatezza tra mondo laico e mondo religioso che caratterizzava l’esperienza precedente, da cui proveniva la stessa Caramore.
Per mio marito e per me, ormai da molto tempo,  quella “voce”, nel breve intenso spazio - meno di un’ora - del sabato e della domenica, rappresentava un appuntamento imperdibile di riflessione sul mondo religioso, condotta con una libertà e una profondità – filosofica, teologica, estetica, musicale, letteraria, storica – senza pari. Ma non solo per noi. Gabriella Caramore ha saputo costruire intorno a questo momento radiofonico una comunità ideale di persone che – pur non conoscendosi – si sentivano dentro un certo approccio largo -“non asfittico”-  al “sacro” (anche non credenti, abitati però da un'inquietudine). Ne sono stati e ne sono tuttora prova i gruppi social (in particolare “Gli amici di Gabriella Caramore” su facebook) nei quali si è realizzato e si realizza un confronto rispettoso ed un arricchimento reciproco.

martedì 16 febbraio 2016

Profeti oggi, con Péguy. Illustrazioni di Stefano Nava.

Stefano Nava, 
Annunciazione
Charles Péguy“… Come avviene  che tanti buoni cristiani non facciano una buona cristianità? Ci deve essere qualcosa che non va… Se  ci mandassi, se soltanto volessi mandarci una delle tue sante. Ce n’è ancora: dicono che ce n’è, se ne vedono, se ne ha sentore, c’è chi ne conosce qualcuna … Ma non so come accada. Santi ce ne sono, santità ce n’è, e mai il regno del reame della perdizione aveva tanto dominato sulla faccia della terra. […] Ci vorrebbe forse qualche cosa di nuovo, qualche cosa che non si fosse mai vista, qualche cosa che non si fosse mai fatta ancora. Ma chi oserebbe dire, mio Dio, che ci possa essere ancora una cosa nuova, dopo quattordici secoli di cristianità, dopo tanti santi, dopo i tuoi martiri, dopo la passione e la morte di tuo Figlio! Eppoi bisognerebbe, mio Dio, bisognerebbe mandarci una santa… che riesca.” (Charles Péguy, Il mistero della carità di Giovanna d’Arco, ed. Ave minima 26, Roma 1966, pag.16).

Stefano Nava, 
Mosè guarda la terra promessa 
dal monte Nebo
In questi giorni  ho riletto alcuni libri degli anni della mia prima e tarda giovinezza editi da AVE (es.: C. Carozzo - Gruppo del Gallo di Genova - Due profeti l’amore il potere, minima 65, 1971) e da Cittadella di Assisi (es.: E. Schùngel-Strauman, Sofonia-Naum-Abacuc-Abdia-Giona, Israele e gli altri?,1989). E mi sono chiesto: questo nostro tempo,  come ogni altro tempo, ha un forte bisogno di profeti. Ma chi sono, dove sono? Sappiamo riconoscerli? Distinguerli  dai falsi profeti?
Stefano Nava, 
Elia sul monte Oreb
Non sono che un esperto di nulla, di professione sono un inquieto ricercatore, ma da quel poco che ho capito dei profeti dell’AT, da quel tanto e poco che la mia vita mi ha  insegnato, ho solo griglie di interpretazione mutevolmente flessibili, che pretendono un ascolto il più possibile in profondità degli avvenimenti che ogni giorno viviamo.
So bene che profeta non è colui o colei che si rivolge agli uomini e donne del futuro, prevedendone e predicendone fatti e situazioni. Profeta, ieri come oggi, è colui che si situa nel proprio presente e si  rivolge agli uomini e donne del suo tempo, al suo  mondo, al divenire quotidiano della nostra vita ed alla storia  dei nostri giorni. Avverso ad ogni idolatria, tanto intransigente quanto tenero e misericordioso, rifiuta ogni  dualismo tra il gusto per la vita in tutte le sue manifestazioni e la fede che si nutre di tutti i frutti della terra. Vive nella passione per l’uomo e nell’adorazione  di Dio, inscindibili.