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domenica 19 luglio 2015

Un pensiero mattutino, con Erri De Luca. La parola contraria.

 
Liberare la parola.

Un pensiero mattutino, con Erri De Luca. 
La parola contraria.

“In margine al diritto di parola contraria, desidero scrivere che per me si tratta di dovere.
Se non lo facessi, se per convenienza tacessi, badando ai fatti miei, mi si guasterebbero le parole in bocca. Il mio vocabolario di scrittore si ammalerebbe di reticenza, di censura. […] Per me, da scrittore e da cittadino, la parola contraria è un dovere prima di essere un diritto” (Erri de Luca, La parola contraria).

La parola che libera.
Il diritto di parola contraria non è il semplice diritto di esprimere verbalmente il proprio pensiero e le proprie idee, è il diritto di affermare un pensiero critico, opposto, resistente a qualcosa, contrario.
Non una parola che contraddice per capriccio o per istinto, no. Piuttosto una parola pensata e pesata, che si oppone a ciò che non è buono e non è giusto. 
Perciò diventa un dovere. Dallo spazio della libertà – sono libero di dire si entra in quello della giustizia e dell’etica: devo dire, non posso tacere. 

La parola che si oppone 
alle catene dell'ingiustizia.
La parola contraria ha un costo, si paga al duro prezzo dell'accusa, della sofferenza e dell'intima solitudine. 
Essa, infatti, si dissocia dalla convenienza e dalla noncuranza, è parola dettata dalla tensione verso un bene che supera l'individualità ed esce dall’io, dalla tranquilla e sicura soggettività per andare nella direzione dell’altro.
Perciò è il dovere di chi pensa ad alta voce ed è ascoltato, di chi scrive ed è letto, di chi guida ed è seguito. 
Ma è il dovere di ciascuno, di ogni cittadino che voglia essere davvero tale.

La parola contraria.
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martedì 14 luglio 2015

Arturo Paoli, grande testimone del nostro tempo.



Arturo Paoli...
Ci ha lasciato Arturo Paoli, Piccolo Fratello della congregazione di Charles de Foucauld, grande profeta del nostro tempo. Giusto tra le Nazioni – per aver salvato centinaia di ebrei nella Seconda guerra mondiale - instancabile compagno dei poveri e degli indifesi, prima in Italia e poi in Argentina, lì condannato a morte dal regime militare, quindi esule …

...ha conosciuto il deserto...
Molte notizie si possono trovare in queste ore sul web. Noi vogliamo sommessamente ricordarlo andando a rovistare in mezzo ai nostri libri. E’ tra coloro che hanno accompagnato la nostra vita giovane e adulta. Una voce ricca di spiritualità e di profonda libera umanità. Ma anche una voce scomoda, difficile, esigente. Una parola forte, nutrita di un Vangelo che non conosce mezze misure, che scuote da false sicurezze, una fonte di acqua limpida e pulita…

... ha lasciato una traccia ...
Troviamo tra i libri il testo La radice dell’uomo, regalato a mia moglie da un amico scout nel 1983. Leggiamo questo passo che vogliamo condividere con gli amici del blog, come ricordo e ringraziamento per questo dono che la vita e la testimonianza di Arturo Paoli hanno rappresentato per noi e per molti. 

... ha trasmesso un messaggio ...
“La bellezza è il fine della storia: la pace, l’armonia, l’unità, la musica sono diverse parole che esprimono la stessa realtà. Dare la vita perché il mondo sia più bello, più giusto, più in pace: impedire che fini egoistici parziali sciupino questa armonia dell’insieme, è essere religioso. E’ religioso il contemplativo che, spinto alla radice dell’essere, riscopre il senso delle cose […]. Ed è religioso il rivoluzionario che non accetta l’ordine esistente, e rifiuta di vivere in una successione senza senso, e lotta per ricreare una realtà sociale il sui senso sia il convivere nell’amore e nella ricerca costante di una dignità, nell’altro.
Fuori di questi limiti, la religione è espressione di paura, travestimento dell’interesse, idolatria, non libera l’uomo dal deserto perché lo rinchiude in forme storiche cristallizzate e non lo apre all’appello originale e personale dell’Essere”.

... ci ha donato bellezza.
Grazie Arturo Paoli,
grande testimone del nostro tempo.

sabato 11 luglio 2015

A proposito di maggioranza e opposizione ingauna.



“timor de re non timenda
 cogitatio de re non cogitanda,
sensus rei quae non est”
(paure per ciò che non si deve temere,
pensieri su ciò che non merita alcun pensiero,
percezioni di ciò che non esiste)
John Dryden -1631-1700 -,
Dryden's Poetical Works, Astor ed., 1899.
 
Le nostre insensate paure...
Maggioranza e opposizione qui ad Albenga.
A poco più di un anno di distanza dall’insediamento della nuova amministrazione ingauna non è facile capire che cosa in città sia cambiato e se le promesse elettorali siano state mantenute non solo da parte di chi governa ma anche e soprattutto da parte dell’opposizione. Viviamo in una città condizionata, come tutte, dal contesto regionale, nazionale, globale, irto di contraddizioni e di lacerazioni: crisi che  continua a perseguitarci alla faccia delle smentite, disoccupazione, tensioni sociali, pace internazionale periclitante, subdolo razzismo strisciante... 

... all'interno della realtà 
in cui ci troviamo ...
Governare la città è obiettivamente difficile e richiede a volte anche di fare l'impossibile. Eppure nella competizione del maggio 2014 un po’ di speranza era rifiorita sulla possibilità di una pedagogia cittadina”, intesa ad una gestione partecipata del potere che testimoniasse  la possibilità di amministrare  e fare opposizione senza bisogno di gridare, di accusare, di dire mezze verità ovvero menzogne, di  deridere ed irridere l’avversario. Erano in tanti ad aspettarsi da parte di maggioranza e minoranza  la decisa volontà di ricucire un’Albenga divisa, che non poteva andare molto lontano, perché per procedere c’è  bisogno di tutti, a meno di cedere agli interessi tracotanti del trasversale “partito della paralisi”. 

... con le speranze suscitate un anno fa 
da maggioranza e opposizione ...
Il Sindaco e i suoi amministratori.
Volentieri in questi mesi ho ri-conosciuto amministratori e responsabili di pubblici uffici disponibili, capaci di comunicare e soprattutto di ascoltare. In primis il Sindaco, il cui stile mi piace molto,  ma da cui  continuo ad aspettare azioni di coraggio (il coraggio creativo dei giovani, quello che fa imboccare nuove strade impensate); l’amico Maurizio che vive in profondo l’“I care” di don Milani, ma che spero deciso quanto prima a rompere con la dittatura del cemento, a salvare il territorio scegliendo di de-classificare le aree su cui in precedenza si era pensato di costruire;  altri nomi - qualcuno di "destra", qualcuno di "sinistra" -  per ora  li tengo per me; di altri ancora non so che dire o perché per mia colpa non so nulla di loro o perché, specie i giovani, hanno ancora molto  da imparare.

... la maggioranza sarà in grado 
di agire con coraggio...
di rompere con la dittatura del cemento?...
L’opposizione.
Albenga ha fame  di cultura, di sicurezza, di strade curate, di bilanci partecipati  e di tantissime altre cose, ma in primis  di rispetto reciproco, che consente a tutti di guardare e vedere meglio. E questo dipende da tutti ma in particolare dall’opposizione, la quale senza il rispetto rischia di vedere male e di meno. La mancanza di rispetto, condita di rivalsa, competizione e magari di effimero protagonismo, oscura gran parte di ciò che si vede. 

... e l'opposizione?...
In un mondo (ne è esempio il Parlamento) dove quotidianamente ognuno sbatte la  faccia contro la mancanza di rispetto  intesa come postulato di partenza e connotato dominante nelle relazioni, un'opposizione invece capace di bandire la violenza verbale, l’irrisione, la derisione, il sarcasmo (a cominciare da questioni non decisive presentate  invece come nefandi peccati mortali: uno per tutti il guasto pirotecnico del 2 luglio), dimostrerebbe di essere capace di  progettualità alternativa e di affrontare seriamente le vere questioni decisive. 

... l'opposizione saprà rifiutare 
pettegolezzo, insulto, faziosità? ...
Quanto sarebbe  più efficace ed eticamente “bello” il garbo (anche dell’ironia: non male, ad es., il “Lella ciao” al risveglio mattutino degli esiti elettorali regionali!), dove anche  la rottura, lo strappo, la denuncia possono far  parte di un gesto libero e non faziosamente ostile, dove il no ha piena cittadinanza in un'autentica dialettica, fatta anche  di durezze ma tesa al bonum  della città.

... senza cavalcare insensate paure ...
Una riflessione sulle nostre paure.
Albenga mi pare il microcosmo che per molti aspetti ricapitola davvero il macrocosmo: qui, come dappertutto altrove, il rischio è di velare i veri problemi che ci assaltano e che reclamano la nostra attenzione, mentre siamo inondati da timori assurdi, da pensieri  dettati da  un presunto buon senso vuoto di senso, da oracoli che vogliono farci sentire (come vedere, udire, odorare, toccare, dis-gustare) cose inesistenti: timor de re non timenda, cogitatio de re non cogitanda, sensus rei quae non est…

... per cercare di dare risposta 
ai veri problemi ...
In riferimento poi alle notizie di questi giorni  non posso accettare  che si alzino anche  nel nostro Albenganese nuovi muri e si dica che, siccome  il “nostro” ingauno benessere proviene dai turisti,  nessuno di loro (e di noi) deve essere disturbato da tristi visioni di poveracci in transito. Siamo sicuri che sia “nostro” questo benessere? Di chi è veramente? Siamo sicuri che i poveracci siano solo loro, i transeunti?  Non è un po' troppo  semplicistico, per usare un eufemismo?

... nella comune tensione alla salvaguardia 
della dignità di ciascun uomo ...
Per parte mia…
Per quanto mi riguarda, continuerò ad ascoltare le voci che gridano nel deserto (Papa Francesco, Enzo Bianchi, Alex Zanotelli, Ernesto Olivero, Desmond Tutu, economisti come Nicola Carace, tanto per fare qualche nome) ed a vedere l’altro versante, nascosto ma reale, esistente, quello che ogni giorno si scortica le mani: il volontariato ingauno così fervido, l’impegno solidale di tante persone, il coraggio di tanti giovani.

... nell'ascolto della "parola contraria" ...
Con mia moglie vorrei continuare ogni giorno ad affrontare paure vere (in particolare la paura più grave perché impercettibile ed inarrestabile che è la crescente uniformità acritica dell’opinione pubblica nelle piazze virtuali e reali), a pensare in libertà  i  pensieri  decisivi per dare senso e valore al tempo e spazio in cui tutti viviamo, a "sentire" la reale esistenza di tutta un’umanità dolorante che non può lasciarci indifferenti. 

... perché a ciascuno sia data 
una prospettiva ...
Senza infingimenti compassionevoli e soprattutto senza lasciarci abbindolare dal ridondante indottrinamento dei media: timor de re timenda, cogitatio de re cogitanda, sensus rei quae non est.

... per questo vorrei continuare 
a pensare e scrivere in libertà.
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mercoledì 8 luglio 2015

Il NO della Grecia.


Il no della Grecia.
Alla luce della cronaca di questi giorni...


“La nostra costituzione si chiama democrazia
 perché il potere è nelle  mani non di una minoranza
ma del popolo intero”
(Tucidide, II, 37).

La festa per la vittoria del no...

Il no della Grecia...
Non posso stare zitto di fronte agli affossatori di destra e di sinistra dell'Europa di Ventotene ancora tutta da costruire, che confondono non a caso il no (greco e nostro) all'austerità con il loro no all'Europa...

...non è un no 
al sogno dell'Europa...
Il no della Grecia cosa ha rappresentato …
Non sappiamo ancora che cosa voglia dire il no della Grecia per il futuro dei Greci - e per il nostro futuro -, non sappiamo se sarà un ulteriore tracollo o se avrà inizio un percorso di rinascita. Comunque il no della Grecia non è il no al sogno dell'Europa, ma è il no a questa Europa così come si è andata costituendo. E' la volontà di un paese di decidere il proprio futuro, di rimettere al centro la politica come decisione di un popolo, di non sentirsi schiacciato da anonime forze sovranazionali.

... tra paure e speranze ...
Cambierà qualcosa nel modo di concepire l’Europa?
Il referendum in Grecia - pur nella problematicità della pagina che si apre ora per la Grecia - sollecita l'Europa delle finanze a fare i conti con il modo di praticare la democrazia, che poi vuol dire ripensare quel sogno che non si è realizzato: l'Europa dei popoli.
... la sfida della Grecia 
è un appello alla democrazia vera...
L'ambiguità della famosa citazione di Tucidide.
Già G. Reale (Radici culturali e spirituali dell’Europa, per una rinascita dell’”uomo europeo”,  R. Cortina, Mi. 2003) aveva a suo tempo messo in luce l’ambiguità contenuta nel proemio della Costituzione europea (approvata ma mai ratificata e quindi mai entrata in vigore), là dove si vale della citazione sopra riportata di Tucidide: “la nostra costituzione si chiama democrazia   perché il potere è nelle  mani non di una minoranza ma del popolo intero” (II, 37).
... una democrazia in cui le decisioni importanti 
non siano riservate a pochi...
La democrazia di Pericle – maschera di un’aristocrazia – icona dell’Europa di oggi.
Bellissime parole, ma sono le parole di Pericle nel famoso epitaffio in onore dei caduti ateniesi nel primo anno della guerra del Peloponneso (431-430 a.c.). Pericle – ci rammenta Reale - è un’icona perfetta per un certo modo di intendere l’Unione europea: formalmente democratico, in realtà gestore  di una democrazia che lui dirige, senza prestare attenzione al dissenso, disprezzando il “bordello” della democrazia  partecipativa. Non a  caso - conclude Reale - a proposito della democrazia ateniese  così Socrate si esprime nel “Menesseno”: ”Qualcuno  la chiama democrazia, qualcun altro nel modo che gli piace, ma in realtà è un’aristocrazia con l’approvazione della massa”. Noi oggi la chiamiamo  manipolazione, trionfo delle lobby finanziarie, potere delle banche, consumismo di massa, mercato trasferito nell’arena politica ...

... non è questa l'Europa dei popoli...
Nulla di più lontano 
dall' Europa sognata 
e sperata da molti  di noi, 
sulle orme del Manifesto di Ventotene.

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