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mercoledì 4 febbraio 2015

L'educatore autentico e autorevole. La scuola tra educazione depositaria ed educazione problematizzante.



“Voglio essere ricordato come una persona che ha amato la Terra, che ha amato la possibilità di fare di questa terra un’unica comunità”
(Paulo Freire, in un’intervista rilasciata pochi giorni prima di morire).


Si insegna imparando...
(Il piccolo libro chiede al grande libro: 
"Mi leggi prima di dormire?" 
e il grande libro risponde 
"C'era una volta...")
Paulo Freire  è il noto autore, tra le altre numerose sue pubblicazioni, de “La pedagogia degli oppressi”, "La pedagogia dell'autonomia" e “La pedagogia della speranza”. La distinzione di fondo da lui attuata  tra educazione “depositaria” ed educazione “problematizzante” credo ci possa offrire, limitandoci allo stretto ambito scolastico, uno stimolante criterio interpretativo per stabilire le caratteristiche dell’educatore autentico ed autorevole.

Scuola ed educazione della persona.
La concezione (e la pratica) “depositaria” dell’educazione nega qualsiasi protagonismo negli educandi, li trasforma in “recipienti che l’educatore deve riempire”: “l’educatore educa, gli educandi sono educati; l’educatore sa, gli educandi non sanno; l’educatore pensa, gli educandi sono pensati; l’educatore parla, gli educandi ascoltano docilmente; l’educatore crea la disciplina, gli educandi sono disciplinati; […] l’educatore infine è il soggetto del processo; gli educandi puri oggetti”.


Il modello pedagogico 
del recipiente da riempire.
Alla concezione depositaria Freire oppone la concezione “problematizzante” del docente  che non considera gli studenti  “vuoti” da riempire ma che sa dare la parola a tutti, in una creativa e sempre nuova relazione interpersonale  dove i “contenuti” dell’educazione non sono sua “proprietà” quale detentore del sapere, non sono “ritagli della realtà” da trasferire in passivi contenitori, ma sono vissuti, interpretati, insegnati ed appresi attraverso una “curiosità epistemologica e critica” resa viva dal dialogo.

Il modello pedagogico del dialogo.
“Gli uomini si educano in comunione, attraverso la mediazione del mondo”: “in tal modo l’educatore non è solo colui che educa, ma colui che, mentre educa, è educato nel dialogo con l’educando, il quale a sua volta, mentre è educato, anche educa”. L’insegnante costruisce le sue competenze professionali attraverso la continua problematizzazione del suo sapere: insegnando-imparando-ricercando, mettendosi in discussione e rendendosi disponibile in ogni momento nell’avventura spirituale e materiale che è il suo essere a scuola. Questa era ed è la scuola che sognavo e continuo a sognare.

Vero insegnante è 
chi continua ad imparare.
Vorrei concludere queste brevi riflessioni, formulando  gli stessi concetti in termini ancor più provocatori. G. Blandino, psicologo  terapeuta psicoanalista,  qualche anno fa scriveva  che nel profondo ogni insegnante combatte una battaglia contro la distruttività e la morte e, in primo luogo, contro la propria distruttività ed aggressività. Insegnare è dare vita sotto forma di vita intellettuale, morale e sociale. La vittoria della creatività sulla distruttività non costituisce forse la motivazione più  profonda dell’insegnamento?
Vero insegnante è chi, formando, dà vita:
vita intellettuale, morale, sociale.
Non è così tuttavia per  l’insegnante autoritario e ripetitivo, colui che cede al fascino pericoloso del narcisismo e che - secondo l’orizzonte psicoanalitico di Blandino che qui giocoforza mi tocca sorvolare - difende le proprie angosce genetiche mantenendo  l’allievo in uno stato di dipendenza intellettuale, impedendogli di diventare autonomo e di pensare con la propria testa. 


Vero insegnante non è chi vuol rendere dipendenti ... 
ma chi vuole dare libertà.
La vittoria della creatività sta invece nell’ educare ogni alunno a “pensare”, ponendo al centro il suo crescere autonomo, il suo imparare ad imparare, la sua capacità di utilizzare conoscenze e strumenti critici adeguati all’oggi per costruire positivamente la propria identità e le proprie relazioni con gli altri e le istituzioni, la sua capacità  di progettare e trascendere l’ambiente, di fare piani per l’avvenire e di assegnare un significato al proprio essere nel mondo, vivendo in esso  da  persona libera pronta a  contribuire allo sviluppo  umano, civile e culturale della società in cui è incluso.

Vero insegnante è chi fornisce strumenti 
per affrontare il mare della vita.
Era così che Freire configurava il docente autentico ed autorevole: “un educatore creatore, un educatore liberato, o in processo di liberazione, un educatore che si mette in gioco, si avventura, che non ha paura della libertà, un educatore capace di amare, di amare lo stesso processo di educazione, di amare la propria pratica quotidiana”.

Vero insegnante è chi trasmette 
il valore liberante della cultura,
per tutti e per ciascuno 
(disegno di Tom Gauld, scozzese)
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1 commento:

  1. È così l'educatore se ne sta solo soletto ad aspettare un Commento
    I commenti dei più vanno dove c'è da far baruffa, alzare la voce ed imporsi : proprio il modello di " essere" che qui di accantona....
    Il Commento ora arriva ed è il mio : di piena condivisione, sia al modello di educazione proposto, sia ai contenuti pedagogici di Freire, sia a Gian Maria che bonariamente, ma significativamente li ha commentati

    RispondiElimina