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domenica 1 febbraio 2015

Essere cattolici oggi. Un punto di svolta?

“Un vento nuovo soffia sulla Chiesa,
 anche se è ancora una brezza leggera”.
 (Card. Georges Marie Martin Cottier)

Un vento nuovo soffia nella Chiesa...
“Alcuni giornalisti mi chiesero: “E’ soddisfatto del Concilio?”:
questa la mia risposta: ”Sì,  è una primavera per la Chiesa,
 ma una primavera sul finire di febbraio e l’inizio  di marzo;
 ci saranno ancora piovaschi e gelate notturne,
 ma stiamo procedendo”.
(Card. Léon-Joseph Suenens)

“Credo che se il Concilio non ha raggiunto
 tutte le mete prefissate, o stenta a conseguirle,
 ciò significa che la nostra conversione è di là da venire”.
(Card. Loris Capovilla)

... sarà ancora troppo presto?...
Descrivere in poche righe le sfide che i cattolici oggi vivono non è possibile: la fuga nel presente di una società liquida pervasiva, il deserto spirituale della post-secolarizzazione, le forbici spaventose tra povertà dei molti e ricchezze dei pochi, le persecuzioni dei cristiani in Asia ed Africa, “la globalizzazione dell‘indifferenza”  di fronte all’alluvione di violenze di ogni genere,  gli eventi che dappertutto  incalzano e la Chiesa che non cessa di sorprendere: dal “gran rifiuto” di papa Benedetto alla tenerezza e misericordia di papa Francesco che  guida con fermezza tutto “il popolo di Dio” in nome del paradosso dell’Incarnazione e della Redenzione, sapendo bene che deve fare i conti con l’ostilità esterna di un becero laicismo ma anche con il “fuoco amico”.

... un rinnovamento che deve fare i conti 
con il fuoco amico...
Stiamo vivendo un profondo trapasso epocale, al quale il Vaticano II aveva dato una brusca accelerata. E’ forte la sensazione dell’imminenza di un punto di svolta, di una corsa contro il tempo, senza saper bene quale sia  la strada giusta.

...con le resistenze interne 
alla chiesa stessa...
Forse a tutti è richiesto  un supplemento di fatica e di fiducia, evitando il rischio del genericismo dei buoni propositi: lo spazio del possibile non è quello dell’assumersi il presuntuoso compito di salvare il mondo ma di compiere i due-tre passi di cambiamento concreto che vicino a casa è possibile realizzare assumendo ognuno la sua quota di responsabilità verso chi  è prossimo.

... per mettere in atto 
un cambiamento concreto...
Non molto tempo fa qualcuno sosteneva di voler proteggere e difendere  i cattolici “medi”.  Non so - e non mi interessa - che cosa voglia significare “cattolico medio”, ma so invece, anzi mi sforzo ogni giorno di capire, che cosa voglia dire il coraggio di essere cattolici laici oggi.

... un rinnovamento 
che coinvolga tutti ...
Si sa che laico e laicità sono parole ambigue: secondo il linguaggio comune  nella società  è chi non ha religione o la contesta; nella chiesa cattolica  chi non appartiene al clero. Nel secondo capitolo della Lumen gentium (”popolo di Dio”) i laici non sono più compresi a procedere dal riferimento al loro rapporto subalterno e costitutivo nei confronti della gerarchia ma compresi a procedere dalla vocazione comune a tutto il ‘popolo di Dio’. Anzi, commenta  Roberto Mancini in “Sperare con tutti", la laicità non si definisce per contrapposizione, perché laici sono tutti, compresi i presbiteri ed i vescovi, in quanto appartenenti al ”laòs”, al “popolo” non contrapposto al popolo profano o pagano, ma in quanto coincide  con esso, poiché tutta l’umanità è chiamata a diventare popolo di Dio in un mondo partecipe della redenzione dell’uomo e che impegna tutti alla responsabilità per la vita comune.
 
... tutto il popolo di Dio...
La laicità non è un’ideologia, ma “consapevolezza che si fa carico dell’universale condizione terrestre, della corresponsabilità, dell’ospitalità, del dialogo come dinamica di gestazione delle decisioni collettive, della giustizia verso chiunque”. Laici dunque  sono coloro  che decidono di farsi carico della condizione umana e di “amare la terra come noi stessi” (E. Bianchi, che a "laici" preferisce "fedeli"), che "abitano ciascuno nella propria patria ma come immigrati che hanno il permesso di soggiorno, dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo" (Lettera a Diogneto).

... per farsi carico 
della condizione umana...
Mi sovviene l’accusa di Péguy ai cattolici "languidi e senza carne”: Perché non hanno forza e grazia per essere della natura, credono di essere della grazia. Perché non hanno il coraggio temporale, credono di essere entrati nella comprensione profonda dell’eterno. Perché non hanno il coraggio d’essere del mondo, credono d’essere di Dio. Perché non hanno il coraggio di scegliere tra i partiti dell’uomo, credono d’aver scelto il partito di Dio. Perché non amano nessuno, credono di amare Dio”.

... ognuno nel proprio ruolo 
e con la propria responsabilità...
In altre parole ad ognuno di noi spetta la responsabilità del discernimento della nostra esperienza storica concreta: la valutazione dell’appello che Dio rivolge nella situazione concreta e la decisione che ciascuno di noi assume per rispondere a Dio che chiama. Si deve ricorrere alla preghiera, ma anche qui non ci sono ricette per un corretto discernimento: è un atteggiamento di ricerca soprattutto richiesto nel decodificare le zone oscure del nostro quotidiano locale e globale, abituale disponibilità ad accogliere l’imprevisto, habitus mentale intriso di speranza che si impara praticandolo, sapendo che si può sbagliare. Ma è possibile solo  se si ha l’audacia di affrontare il rischio della storia.

... per trovare la strada giusta.

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