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martedì 9 giugno 2015

L'Europa ad un bivio?


Grazie a Martina Isoleri 
e a tutti i partecipanti.

Riporto in due puntate alcuni estratti della relazione dal sottoscritto tenuta ad Albenga, in occasione dell’inaugurazione del circolo ingauno ACLI. Alla prima  (“L’Europa ad un bivio?”) seguirà  “L’Europa, la scuola, l’Islam, il laico cristiano”.


Delle tappe che hanno caratterizzato sinora la UE dei 28 stati oggi aderenti vorrei ricordare la prima, la “dichiarazione di Schumann” del 9 maggio 1950, giorno poi scelto dal Consiglio europeo come Festa dell'Europa: primo discorso politico ufficiale che prospetta una comunità europea economica tra sei stati  in vista di una futura integrazione politica e federale. Dopo le tragedie della seconda guerra mondiale la dichiarazione ha dato l’avvio al processo di integrazione con la sola forza della ragione, rivoluzionaria novità rispetto alle annessioni prima imposte manu militari.


Il sogno dei padri fondatori (Spinelli, De Gasperi, Schumann,  Adenauer, Monnet…) ha trovato un progressivo inveramento  solo parziale perché il loro sguardo mirava molto più  lontano, ad una Federazione degli Stati Uniti d’Europa. 
L’Europa è un sogno antico ed una speranza nuova. Vi racconto  perciò il mito di Europa, un’invenzione dei Greci più di 2500 anni fa. Europa è una principessa che  una mattina coglie fiori nei prati lungo la marina asiatica del Mediterraneo. Viene scorta da Zeus, che si  muta in torello, emerge dalle onde e si avvicina alla fanciulla. Europa, splendida e coraggiosa, sale sulla groppa, il toro balza in piedi e si butta tra le onde. La  conduce nell’isola di Creta, dove si unisce  a lei presso una fonte trasformata in talamo nuziale ed Europa  diventa “madre  di nobili figli”.

Pompei, Il ratto di Europa.
Perché cito questo mito? Per sua natura il mito suggerisce ciò che la fredda ragione (l’èsprit de géometrie) da sola non produce: va oltre la scienza, la politica, l’economia pur indispensabili; si fa immaginazione anticipatrice, passione, speranza, promessa di fratellanza. Il mito ci suggerisce che l’Europa non può essere data in mano ai soli  politici ed economisti: si deve immaginare e sentire come fascino di un’avventura di tutti, trionfo dell’ésprit de finesse, dei popoli, della reciproca ospitalità e non mosaico di  egoismi particolari.

E’ il sogno ad occhi aperti, in pieno conflitto mondiale, di A. Spinelli e E. Rossi, antifascisti confinati sull’isola di Ventotene dal 1941 al 1943 perché considerati ostili al regime mussoliniano. Scrivono “Per un’Europa libera e unita. Progetto di un Manifesto”. Molti aspetti appaiono datati o dichiaratamente  ideologici, ma l’idea di fondo  è splendida follia profetica. “In attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l’unità politica dell’intero globo”, delineano il futuro della Federazione degli Stati Uniti Europei, la cui premessa è la riforma della società secondo “il principio cardine che non è la sottomissione degli uomini all’economia, ma un suo controllo ed indirizzo”.

Una Federazione europea che segni la fine definitiva delle politiche nazionali esclusiviste: unico esercito,  politica estera e mercato; potere di determinare i limiti amministrativi dei vari stati associati; libertà di movimento di tutti i cittadini; magistratura federale, apparato amministrativo indipendente, legislazione e organi di controllo fondati sulla partecipazione diretta dei cittadini…

Ebbene, consideriamo ora la nostra Europa di oggi sotto stress: dilagano euroscetticismo, paure e diffidenze; difficoltà a trovare un percorso comune di accoglienza per impedire le stragi dei migranti nel Mediterraneo; prevalere degli egoismi  ed interessi nazionali… Non ho competenze per entrare nel merito di questa Europa, per quanto ben consapevole che senza la crescita dell’occupazione e degli investimenti, senza una politica economica funzionale tutto sarebbe perduto. Mi limiterò ad offrire qualche riflessione, porre interrogativi e soprattutto invitare a voler vivere questo tempo di intermezzo tra il non più ed il non ancora, nell’attiva speranza di  una compiuta Europa.

Le domande sono: Quale Europa si sta costruendo e che cosa vuol dire essere europei? Che sarà l’Europa senza la passione, i sogni dei giovani? Educare alla cittadinanza europea è  un’opzione o un dovere della scuola? Quale rapporto tra Europa ed Islam? E io laico cristiano che ci sto a fare in un’Europa multiculturale? Parlare dell’idea di Europa non è  parlare di una “res” fumosa, ma di noi, del nostro futuro, del nostro quotidiano vivere le relazioni con gli altri, della nostra  casa in cui abitiamo.

L’Europa non può ridursi solo a un concetto geografico o politico od economico. Scriveva Morin:“ La sua originalità è per così dire la sua mancanza di unità. L’Europa è  una nozione dai molti volti. […] L’Europa non ha unità se non nella sua molteplicità e attraverso essa. Sono le interazioni tra popoli, culture, classi, stati, che hanno intessuto un’unità, essa stessa plurale e contraddittoria”. Europa significa pluralismo, identità con  diverse appartenenza: un concetto complesso dai mille volti. 

Nei secoli ha prodotto la civiltà classica, greca e romana, il cristianesimo, il nesso chiesa-impero, le grandi letterature nazionali, la filosofia, l’arte, la musica, l’umanesimo ed il razionalismo, la grande rivoluzione scientifico-tecnica iniziata nel 600, ma anche roghi e caccia alle streghe. Ha prodotto divisioni, conflitti religiosi, guerre mondiali, dominazioni coloniali; ha attuato libere istituzioni, libere costituzioni democratiche, carte dei diritti ma anche regimi totalitari e discriminazioni di ogni tipo.

Ma a ben vedere in queste contraddizioni c’è una linea divisoria abbastanza netta tra  particolarismi ed interessi immediati (che hanno prodotto sempre e solo divisioni e guerre) e la cultura che tende a universalizzare i diritti dell’uomo, la lotta contro ineguaglianze e discriminazioni, l’impegno per la pace. Una complessa universalità che vede sfilare ed unire in un comune patrimonio di civiltà Dante Michelangelo Leonardo Cervantes Shakespeare Copernico Galilei Newton Cartesio Pascal Spinoza Molière Beethoven Kant Goethe Mozart Chopin Proust Tolstoj Dostoevskij Kafka Picasso Stravinskij Einstein Freud, per citarne alcuni…


La vocazione universale dell’Europa è così vera che all’UE nel 2012 non a caso è stato assegnato il premio Nobel per la pace, perché si presenta come strumento di pace e di rispetto  per ogni uomo. A dare slancio all’Unione è dunque una scelta di cultura. Dopo secolari contrasti e guerre le diversità nazionali cessano di essere motivi di conflitto ma arricchiscono un comune patrimonio culturale, superando progressivamente e faticosamente le idee stantie e false di nazione intesa come etnia o unica fonte dei diritti di cittadinanza.  

Questa vocazione al rispetto ed alla promozione dei diritti umani è talmente consapevole che da anni esiste nel Parlamento europeo una Commissione specificamente preposta alla verifica dello stato dei diritti umani nell’intero mondo. Non solo: il rispetto di tali diritti è “conditio sine qua non” sia per consentire l’accesso di altri Paesi dentro l’Unione  sia per stabilire rapporti di aiuto con i Paesi del cosiddetto terzo-quarto  mondo.

Allora è vero - sostiene padre Zanotelli - che oggi l’Europa, patria dei diritti umani, rischia il naufragio, se non saprà accordarsi su una comune politica di accoglienza nei riguardi dei “naufraghi dello sviluppo” e  se non saprà dire di no alla “cultura dello scarto”?

Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviare il video.


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