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domenica 3 settembre 2017

Umanesimo ed ecclesiologia.

Una riflessione che si snoda a partire dalla libertà - come segno distintivo della dignità umana - per arrivare alla responsabilità e alla cura che caratterizzano la visione cristocentrica dell'uomo.
Post di Rosario Grillo
Immagini di alcuni dipinti de La lavanda dei piedi tra '400 e '500.

Beato Angelico, 
Lavanda dei piedi, 1450
Una delle cime del sentimento umanista si trova, senza ombra di dubbio, nella orazione “pro dignitate hominis” di Pico della Mirandola. Vi si celebra il libero arbitrio, segno distintivo dell'uomo.
La funzione irenica, che essa doveva avere, dice da sola lo scopo autentico di Pico. Eppure gli provocò inimicizie e sospetti!
Da lungo tempo è stato evidenziato il “tipico” umano. Riandando alla figura di Ulisse, ne avremmo la conferma.
Non solo. L’enunciato cristiano segnava la sua novità, distinguendosi dalle religioni pagane, ed anche da quelle monoteiste come l’ebraismo e l’islamismo, in quanto valorizzazione convinta del libero arbitrio (1).
Oggi si riesce a conciliare, senza alcuna difficoltà, la Grazia con la libertà umana. Ha preso quota infatti una teologia “Cristocentrica” che ha dissipato ogni dubbio, nel momento stesso in cui ha chiarito le implicazioni della natura umana, assunta, per incarnazione, da Gesù Cristo.
Maestro del Libro di casa, 
Lavanda dei piedi, 1475
Agevolazione è venuta anche dalle vicissitudini della Chiesa, dal Concilio Vaticano Secondo in avanti, una volta dismessa la tentazione “temporalistica”, orientata ad edificare in questa terra il “regno di Dio” (2).
Il coronamento è evidente nel papato di Francesco I, che, scegliendo il nome del santo di Assisi, da subito ha mostrato il sigillo della Chiesa: quello della misericordia e della condivisione, vista come segno di elezione.
Conseguenza di tutto ciò è il lavacro dei piedi, simbolo di servizio, qualità del regno di Dio inteso nella sua luce spirituale (3).
“Servus servorum Dei”: questa la qualifica che i papi si diedero, a partire da  Gregorio Magno, nel pieno rispetto della tradizione e dell’insegnamento di Sant’Agostino.
Essa non rappresenta per nulla una degradazione del capo della Chiesa.
È invece lo specchio della missione di salvezza che all'“Assemblea” è affidato (4).
Invertendo la tentazione “cesaropapista” della chiesa medievale e tridentina, ristabilendo alla lettera la natura comunitaria (assembleare) della Chiesa, si riacquista quindi la sua purezza spirituale, assieme ad un integrale Umanesimo, di cui si è parlato.
Bernard Strigel, 
Lavanda dei piedi (1520 circa)
“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini, apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Efesini 2, a5-8)
Lo spirito di servizio non annulla, anzi esalta il libero arbitrio, purché si intenda quest’ultimo non come licenza, ma come responsabilità unita allo spirito di cura.
Ci siamo così introdotti al nesso uomo-mondo, ovvero Natura (5).
Esploriamo, di conseguenza, l’ecologia non con i paraocchi, bensì con la Luce dell’Intero, del Tutto, del Cosmos, dell’Amore che lega ciascuno agli Altri.
Giovanni Agostino da Lodi, 
Lavanda dei piedi, 1500
Contro ogni strumentalizzazione, oltre il “muro” degli interessi precostituiti, papa  Bergoglio ha assegnato, nella sua ultima enciclica, il suo vero significato alla parola, proponendo il termine di “ecologia integrale”.
La lettura di tale enciclica è stata per me illuminante.
Ma, ahimè! Gli interessi coalizzati hanno eretto una “cortina di silenzio assordante”, per impedire un effetto di risveglio nell’azione politica nazionale ed internazionale.
Le coscienze no! Esse sono rimaste sveglie, pronte a seguire il cammino suggerito.
Un cammino di solidarietà attiva, di condivisione, di cura del Creato, che è nelle nostre fibre umane, che costituisce l’energia della Vita (Vito Mancuso).


Note.
(1) Voglio qui ovviare alle dispute nate nel Cristianesimo delle origini, nella Patristica in ispecie, attribuendo la disputa tra detrattori e fautori (Pelagio, Origene, Agostino) a motivi contingenti, anche se allora considerati fondamentali. Mi assumo la responsabilità è l’azzardo di sostenere che i tempi provocarono un eccesso di sofisticazione teologica, congiunta con la necessità pratica di una “sistemazione dottrinale”.
(2) Un chiarimento merita la tematica del “regno di Dio”. Mi limito ad osservare che la “supplenza” di potere e/o le ambizioni sovraniste avevano squilibrato l’asse della vocazione autentica della Chiesa, secondo il dettato evangelico, quello spirituale.
(3) “Servizio” è parola (ed atteggiamento) che ha provocato scandalo in coloro che, eredi di Ottaviano Siri e simili, hanno inteso la chiesa sempre come “ecclesia triumphans.
(4) Da http://www.christianarticles.it/ ricavo la intercambiabilità dei termini Chiesa assemblea. In aggiunta, è messa in risalto, ricorrendo all’autorità di San Paolo (Corinzi, Colossesi, Efesini) la relazione tra il corpo di Cristo e la Chiesa. “Or voi siete il corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per parte sua” (Corinzi, 12:27).
(5) Ad una seria riflessione, anche la nozione di Essere non può che avere tale accezione: di comune partecipazione.

6 commenti:

  1. Mi è piaciuto molto questo articolo di Rosario Grillo, che mi trova pienamente d'accordo :) un caro saluto e buona Domenica

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    1. Grazie per l'apprezzamento dell'articolo di Rosario. Buon inizio settimana!

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    2. Mi scusi il ritardo giustificato.Lusingato, aggiungo il mio personale ringraziamento

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  2. Feliciana Menghini3 settembre 2017 14:16

    Ottimo articolo, grazie.

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    1. Grazie per il commento. Buona settimana.

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    2. Con ritardo giustificato, lusingato, voglio aggiungere il mio grazie

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