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giovedì 11 luglio 2019

Riflettendo su un lavoro di Mauro Ceruti.

La condizione umana sotto il segno interdisciplinare della complessità, nel dialogo tra i saperi.
Post di Rosario Grillo

Sputnik 1, il primo satellite artificiale
 in orbita intorno alla terra.
Immagine Nasa.
Tommaso Kuhn usò il termine “paradigma” per racchiudere il codice di lettura predominante, in grado di dare una “visione del mondo” conforme al sapere complessivo di un’epoca. Ne parlò per rappresentare la cognizione scientifica dei moderni, dove principio di inerzia, meccanicismo e rivoluzione copernicana avrebbero dominato... e fu dal mondo del pressappoco all’universo della precisione  (Koyrè).
Mi domando se non sia il tempo di parlare di un nuovo cambio di paradigma, con la consapevolezza della crisi che ha interessato i capisaldi della fisica newtoniana, della epistemologia e in generale delle scienze all’inizio del ‘900. Nell’annuncio c’è la volontà di comprendere nel fascio delle novità destabilizzanti l’area delle scienze sociali ed umane. (1)
L'ammasso aperto delle Pleiadi. 
Immagine Nasa.
È noto che negli interstizi di una crisi rovinosa - ancora non sufficientemente studiata - il ritorno di fiamma di dottrine e/o atteggiamenti inneggianti al “carattere tipico ed esclusivo di una nazione ha spinto a parlare e straparlare di identità. In particolare, i fautori di una sorta di etnicismo nazionale hanno difeso i crismi di un’identità dirimente, che andrebbe salvaguardata in tutti i modi.
È opportuno, in proposito, notare che gli studi di antropologia culturale hanno già da tempo trasmesso documenti ed argomenti sugli incroci avvenuti tra i popoli, sul magmatico divenire delle culture.
Ma ora è fondamentale gettare lo sguardo sulla sostanza e sullo spessore dei mutamenti che interessano le identità dei popoli e, dentro di essi, il sapere, i modi del conoscere, i tipi di conoscenza scientifica, l’unità del sapere e, da qui, la pedagogia e la trasmissione del sapere.
Azzardo una parola che rinvia ad un codice: complessità. Potrebbe essere il nuovo paradigma... Ma non facciamone una questione di fondamento! Si rischia di sbagliare strada.
La complessità caratterizza, senza ombra di dubbio, la nostra società attuale. Con essa intendiamo l’intreccio (da plecto = intreccio) di diversi fattori costitutivi di una situazione, di un ambiente, di una realtà.
Nella conoscenza storica si è educata una dimestichezza con le situazioni intrecciate, laddove la lettura della vicenda richiede sempre l’esame di un insieme di elementi e la messa a fuoco della interazione. La sociologia, da tempo, non può fare a meno di possedere le lenti adatte per leggere la “matassa” dei sistemi sociali. 
Modello di origine ed espansione dello spaziotempo. Immagine Nasa.
Nella biologia, dopo Darwin, si sono dovute coltivare abilità finalizzate a fare chiarezza sul processo di evoluzione delle specie. Nella fisica, con il principio di indeterminazione, ci si è dovuti confrontare sull’interferenza del punto di vista dell’osservatore. In tutto il pensiero scientifico ci si  domanda se il mondo è una nostra costruzione o esiste “in re”.
Ritrovo, per dire la verità, l’annosa questione del rapporto tra oggetto-soggetto, alla ricerca di un nuovo equilibrio. Lontana l’epoca del realismo, nella quale era il soggetto a recepire dall’oggetto i contenuti e le condizioni del conoscere (anche se oggi esistono cultori di un “nuovo realismo”). Superata la stagione del soggetto che pretendeva di possedere le chiavi o le  possibilità della conoscenza (nella misura del dualismo cartesiano o del trascendentalismo o dell’idealismo puro).
È, nelle condizioni attuali, piuttosto un sostenersi a vicenda, una reciprocità che toglie via le radici del dogmatismo, del positivismo e di uno spiritualismo “disincarnato” (che fa a meno del corpo).
In chiave storiografico - sociologica, è l’aderenza ad un’epoca globale, con tempo e spazio decisamente dilatati.

***
Galassie.
Immagine Nasa ed Esa
Prendo ancora spunto dalla conoscenza del divenire storico ed osservo che, dopo la sfida della “nuova storia” capace di allungare lo sguardo alla lunga durata, dopo il benefico connubio con le scienze sociali e  naturali, si è fatta tanta strada fino a includere il tempo preistorico e lo spazio planetario. Nell’uno e nell’altro caso, sono pervenuti “campioni” di conoscenza sul rapporto uomo-ambiente, multiformi nel genere e pregnanti di sempre nuovi risultati.
Al loro interno, trovo il segno di un abbassamento dell’uomo dalla sua presunta centralità (“l’uomo misura di tutte le cose”) assieme all’eterogenea scoperta delle immense energie e facoltà che l’uomo possiede. Ed ancora: la presenza del divenire - evoluzione, è meglio - nell’ambito del cosmo, della natura e delle specie viventi...
La dottrina di Darwin ha avuto il merito di fare già il consuntivo, ma, nello stesso tempo, di rendere necessario il superamento di certe “strozzature”. Così si è capito che l’evoluzione non avanza con percorso omogeneo ma per salti e...parallelamente, possiamo arguire che gli stadi culturali della civiltà umana non sono cumulativi ma vanno a sbalzi.
Rappresentazione di un multiverso 
(ogni disco è un universo con costanti fisiche 
diverse da quelle degli altri)
In simbiosi con il cammino della scienza del ‘900, la sociologia di E. Morin e di M. Ceruti (2) hanno traslato nel campo dei sistemi sociali il procedere stocastico (3) dello sviluppo scientifico.
Mauro Ceruti propone di classificare quattro tipi di umanità, comparsi sulla scena della storia.
L’umanità dell’homo sapiens, raccoglitore e cacciatore per lungo tratto di tempo, è  il primo tipo. La seconda fase si è affermata con la rivoluzione agricola, segno di un’attività sedentaria al seguito dello sviluppo dell’agricoltura e del commercio. Già in quest’epoca le società si stringono in un rapporto vitale con l’ambiente locale, e da esso si muovono con il gioco delle parti in conflitto: per la difesa e/o conquista della terra. Le abilità intellettive e cognitive, al loro interno, sono messe a frutto in tale “economia” e il gioco delle parti dev’essere a somma zero: se vinco io, tu perdi e viceversa.
Anche la terza stagione, apertasi nel 1492 con la classica scoperta dell’America e con l’insieme dei viaggi transoceanici forieri della rete dei traffici commerciali, frutto della conquista della natura e delle genti, è contrassegnata da un gioco a somma zero (epigoni: l’Imperialismo e le due guerre mondiali). (4)
Test ad alta precisione della relatività generale 
della sonda Cassini (elaborazione artistica).
Immagine Nasa.
La bomba atomica è il segnale di “punto di rottura”. La micidiale arma di distruzione non mette al riparo dalla possibilità di distruzione dell’umanità. (5)
Segno tangibile del bisogno di un quarto tipo di umanità. Essa incarna l’uomo consapevole del suo essere indefinito (Pico della Mirandola), ovverosia distolto dall’antropocentrismo, solidale con il tu, amante della diversità, abitante di un tempo e di uno spazio dilatati, attivamente coinvolto nella complessità tipica dell’era globale.
Fuori dall’antropocentrismo, egli saprà instaurare un rapporto di profondo rispetto della natura, animata e inanimata, arginando finché si è in tempo, la crisi ecologica incombente.
Con l’attitudine alla relazione, l’uomo saprà creare la condizione per l’affiorare imprevedibile della risposta ad ogni impasse (risorsa presente in ognuno) (6) e mettere a frutto la sinergia e l’empatia (7).
L’interesse accogliente verso la diversità arricchisce il patrimonio genetico sia delle parti sia del tutto, predispone all’unità, intesa non come sommatoria ma come organicità.
A far da guida, non il criterio della ottimizzazione, che è sempre apriorismo esclusivo e discriminante, ma il criterio della disponibilità, ovvero apertura alla novità, alla sorpresa, all’innesto, al caso.  (8) (9)

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🌟Note.
1. Ambito nel quale si è scatenata una disputa ideologica. Il mio è un tentativo di replica all’uso ed abuso che sul terreno politico si fa di concetti come: identità, integrazione, multilateralismo, diversità.
2. M. Ceruti, Il tempo della complessità, Raffaello Cortina
3. Si vedano gli studi di Ilya Prigogine
4. È noto che la politica dell’equilibrio (Balance of power) cercava  di contenere la crisi esplosiva del sistema internazionale.
5. Anche la guerra fredda presumerà di contenerne la possibilità. Del resto, il contenimento delle armi nucleari non ha potuto impedire lo scoppio di una molteplicità di guerre locali ("la guerra a pezzetti" di cui ci parla Francesco I , come terza guerra mondiale).
6. Non ci sarà più essere superiore e inferiore, popolo sviluppato e sottosviluppato.
7. Accenno appena alla fecondità del metodo pedagogico che ne potrà derivare, prospettandosi un apprendimento attraverso la curiosità e la creatività , senza disciplina e meritocrazia, in armonia con la natura e senza intralci di tecnicismi.
8. Occorrerà giungere ad un approccio diverso al caso, che non lo concepisca più come il frutto dell’arbitrio irrazionale - più o meno una diavoleria - che lo contempli invece nel seno della Libertà dispensata da Dio all’universo e che è terreno della creazione continua .
9. Rimando a: https://twitter.com/chiavesophia/status/1133764558143873024?s=21

3 commenti:

  1. Filippo Innocenti11 luglio 2019 19:04

    Che bell'articolo hai scritto Rosario! Trattando con competenza uno fra gli argomenti insieme più interessanti e difficili da maneggiare: la complessità. Conosco di fama Mauro Ceruti e anch'io mi sono imbattuto qualche volta in alcune delle meraviglie di cui dài conto nel tuo scritto, dal paradigma di Kuhn al principio di indeterminazione di Heisenberg. Se posso consigliare anch'io un libro ai più giovani, mi permetto di segnalare "Formicai, Imperi, cervelli" di Alberto Gandolfi (Bollati Boringhieri). Di certo è un po' datato, ma è un esempio di chiarezza e abilità divulgativa. Ancora complimenti, un caro saluto.

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    1. Rosario Grillo11 luglio 2019 19:05

      Ti ringrazio! Molto affascinante, e diciamo pure con linguaggio pedagogico: propulsivo ed attivante, il discorso di Ceruti, che , come d’abitudine rischia di essere un “ isolato” in Italia.
      Da tempo remoto si parla di interdisciplinarità in Italia, ma si resta agli annunci... e, quel che conta, nelle Università tutto resta all’impianto ormai obsoleto.

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    2. Filippo Innocenti11 luglio 2019 19:07

      Purtroppo che tu abbia ragione lo constatiamo ogni giorno...

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