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Visualizzazione post con etichetta Arturo Carlo Jemolo. Mostra tutti i post
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martedì 21 aprile 2015

Ora e sempre Resistenza.


ORA E SEMPRE RESISTENZA
(Piero Calamandrei).
                                     
Resistere ai vari poteri ...
“La Resistenza è un fatto di gratuità. La vera: la Resistenza al potere, non per instaurare un altro potere ma per la libertà dell’uomo. Per questo Resistenza è gratuità, e Partigiano l’uomo gratuito. Il Dio Gratuito non è forse il Dio partigiano, che prende le parti di chi, in un modo o nell’altro, è perseguitato dal potere? La Resistenza del 1944-45, dei morti e di quei vivi che non l’hanno mai svilita ad instaurazione di nuovi poteri, fu la grande parola laica di gratuità, che ha generato e genera ancora figli ogni qualvolta si resiste al potere dell’uomo in nome dell’uomo" 
(Don Luisito Bianchi,  DIALOGO SULLA GRATUITA’).

























... resistere per la libertà.
Tra pochi giorni saremo tutti subissati dalle celebrazioni agiografiche della Resistenza: 70 anni! Celebrazioni doverose, necessarie, se veramente ci si soffermerà  a riflettere sui  suoi valori, per mantenerci fedeli ad essi nella costruzione dell’oggi e del domani.

La Resistenza non è 
un prodotto da vendere.
Per questo, senza mezzi termini, vorrei che coloro che non onorano lo spirito della Resistenza si astenessero da ogni forma di ipocrita retorica, così come già 55 anni fa – era il 24 luglio 1960 -  sollecitava Carlo Arturo Jemolo in un articolo apparso su “La Stampa”.
La Resistenza non sia argomento 
di una retorica ipocrita.
Inviterei a prendere le distanze, con umiltà ma con fermezza, dai facili pensieri, dalle sicurezze classificatorie di tanti benpensanti (non importa se di destra o di sinistra) che, sordi e ciechi alla drammaticità del nostro presente e delle sofferenze cogenti di chi è meno garantito, antepongono i loro interessi e gli intrighi delle loro consorterie alla risoluzione del dramma che il Paese, il Mediterraneo ed il mondo intero stanno vivendo e soffrendo.

La Resistenza è estranea 
a chi gioca con le sofferenze del mondo.
Inviterei a guardarci bene dall’inneggiare alla Resistenza ed ai partigiani, se gli odierni comportamenti  non corrispondono  ai valori  per cui essi s’immolarono, perché “si parla troppo della Resistenza e poco si riflette sui suoi valori”.
La Resistenza interroga 
sui valori.
Forse si assottiglierebbe il numero di coloro che oggi a gara plaudono alla Resistenza, ma rifiorirebbero le speranze in una vera unità europea dei popoli e non solo dei governi, nella collaborazione  tra i diversi partiti per il bene del paese, nella solidarietà e mobilità sociale, nella democrazia sostanziale e non formale, nell’equità fiscale, nel ripudio della guerra, nel dovere da parte di tutti i governanti di vivere una vita limpida, estranea ad ogni forma di corruzione, pravilegio e clientelismo.

La Resistenza non ammette la ricchezza 
che nasce dalla guerra, dalla corruzione, dall'ingiustizia...
Celebrare la Resistenza significa liberarsi una volta per tutte   da certi  modi di fare politica, dalla sottesa  aridità spirituale, dal disincanto che non ammette aneliti, ma solo maschere, simulacri, formule trite, diversivi ed intrighi di consorteria. Significa non dare pace all’idolatria del paganesimo politico,  non scendere a patti con chi crede gli altri per forza somiglianti alla propria mediocrità, non rinunciare all’obbligo di pensare e prendere coscienza del rovinio della futilità; soprattutto significa ristabilire le grandezze, continuando l’impegno pervicace quotidiano di fare crescere la speranza e la fiducia nelle istituzioni politiche, in sé né dannate né prevaricanti.

Resistere vuol dire 
coltivare la speranza ...
Celebrare la Resistenza significa far cadere i veli e le illusioni, precisare i contorni del vecchio e del nuovo, che non sono il passato o il futuro, gli anziani  o i giovani, ma dimensioni spirituali. “Nuovo” significa ritornare a pensare in grande, riappropriarsi degli orizzonti che appartengono a chi  ben conosce la miseria e la grandezza dell’uomo, a chi non aspira ad impossibili purezze, ma esige con ogni sforzo la via della coerenza e della testimonianza  più autentica da parte di tutti, soprattutto di coloro che hanno pubbliche, e non solo politiche, responsabilità.

Resistere vuol dire costruire il tempo 
e non lasciarsi vivere nel tempo...
La Resistenza fu fenomeno europeo, avviamento ad una Europa (di popoli non solo di governi) unita nella libertà, solidale (per la quale sarebbero risultate inconcepibili l’inerzia e l’indifferenza per le ecatombi nel Mediterraneo, senza dimenticare lo stillicidio quotidiano delle morti anonime  dei fuggitivi migranti nelle lande africane, ai confini tra Messico ed Usa, in Australia…).
Resistere vuol dire uscire 
dall'indifferenza verso gli altri, 
bersagliati dalla vita.
La Resistenza, che fu collaborazione fra partiti diversi, è tradita dall’esasperazione di contrasti tra i partiti senza un perché, dove maggioranze e minoranze si demonizzano a vicenda, rifiutando ogni collaborazione perché non sanno e non vogliono guardare alle mete comuni.
La Resistenza fu unione di credenti e di atei, ognuno rispettoso della diversità e dei valori dell’altro.
Resistere significa unire gli sforzi 
nella tensione verso mete comuni.
La Resistenza si espresse nel sacrificio, nella rinuncia ai vantaggi personali, nella generosità e solidarietà che mal si combinano con l’iniquità fiscale, “gli alti redditi ed i munifici stipendi”, l’impudico tenore di vita di troppi politici, i pravilegi, le corruzioni, le mille forme di nepotismo che in troppi bandi o esami o concorsi pubblici impediscono la selezione dei più capaci,  negano  i meriti e frenano la mobilità sociale.
Lo spirito della Resistenza è la democrazia,  ma “sono i democratici -  così scriveva G. Bernanos - che fanno le democrazie, è il cittadino che fa la repubblica. Una democrazia senza democratici, una repubblica senza cittadini, è già una dittatura, la dittatura dell’intrigo e della corruzione” (cfr. La Francia contro la civiltà degli automi, Brescia 1947, pag.25).
Resistere vuol dire 
uscire dal gregge ...
“Se così si fissasse lo spirito della Resistenza - concludeva Carlo Arturo Jemolo -, si vedrebbe quanti realmente lo onorano e quanti lo aborrono. Certo si assottiglierebbe  molto il numero di coloro che oggi inneggiano alla Resistenza,  ma son certo che, “se cosa di qua in ciel  si cura”, quanti caddero per la Resistenza sarebbero ben lieti di vedere dimenticati i loro nomi, senza un fiore le loro lapidi, pur che restassero vivi (fosse pure coltivati da una minoranza) quei valori  per cui essi  s’immolarono”.
Resistere vuol dire 
raccogliere un'eredità.
Tutte le immagini - a nostro avviso potentissime - riportate in questo post sono tratte dalla pagina facebook di Angel Boligán Corbo, un artista cubano che denuncia, attraverso le sue vignette, le storture e le malattie della società contemporanea. 

Resistere significa
denunciare e annunciare.
Chiunque, tra gli amici o le persone interessate, voglia seguire le nostre pubblicazioni sul blog e ricevere l’avviso tramite facebook, può cliccare sul mi piace della pagina Persona e Comunità di facebook e, nella tendina che si apre, sul “ricevi le notifiche”. Grazie a tutti.
 

sabato 26 aprile 2014

Facile tradire i valori della Resistenza...


No alla retorica, 
ma  anche no alla cancellazione della memoria. 
Festeggiare in modo stanco il 25 aprile, 
non avere il senso delle radici della propria libertà 
significa essere già in pericolo …

Per noi liguri l'agave 
è simbolo di resistenza ...
I continui odierni dissidi tra partiti, la compra-vendita di parlamentari, il populismo imperversante, l’iniquità fiscale, il dilagare di quella che don Gallo amava definire “società delle spettanze” mi hanno riportato in mente un  articolo di C. A. Jemolo apparso su   “La Stampa” tanti anni fa e che già allora – io imberbe studentello alle soglie del ginnasio – mi aveva colpito e che ripropongo in alcune parti.

... la Resistenza è un fatto storico ...
Jemolo invitava a tralasciare le celebrazioni agiografiche della Resistenza, per soffermarsi a riflettere sui  suoi valori, per mantenersi fedeli ad essi nella costruzione dell’oggi e del domani. 

...ma è soprattutto un atteggiamento, 
un modo di vedere la vita ....
”Si assottiglierebbe  molto il numero di coloro che oggi inneggiano alla Resistenza”, ma tornerebbero a rifiorire le speranze in  una vera unità Europea dei popoli e non solo dei governi, nella collaborazione  tra i diversi partiti per  il bene del paese, nel rispetto delle diverse opinioni, nella solidarietà e mobilità sociale, nella democrazia sostanziale e non formale, nell’equità fiscale, nel ripudio della guerra, nell’ovvio dovere da parte di tutti i governanti di vita limpida, estranea ad ogni forma di  corruzione e clientelismo. 

... non cedendo a forme di corruzione, 
clientelismo, ...
Pagine di estrema attualità, che invitano a guardarsi bene dall’inneggiare alla Resistenza  ed ai partigiani, se i nostri comportamenti  non corrispondono  a  “quei valori  per cui essi s’immolarono”.

... un modo di sentire la vita 
che non può essere ridotto a monumento ... 
(Cuneo)
... a rievocazione ... 
(Parma)
.... se si vuole che rimanga acceso 
il fuoco dei valori resistenziali...
“Si parla troppo della Resistenza e poco si riflette sui suoi valori. Nulla da stupire. In ogni religione è più facile genuflettersi e cantare inni che chinarsi al giogo delle leggi. Ma ammonirei a ricordare ciò che la storia di ogni paese insegna: quanto sia facile seppellire gl’ideali innalzando marmi a coloro che li asseverarono. […] Bisogna asseverare  i valori della Resistenza; non parlandone in blocco come di cosa nota, bensì discernendoli, mettendoli a fuoco, proiettandoli in ciò che si costruisce, in quanto si vuole realizzare domani.

... riscoprendo quei valori uno a uno ...
Ricorderemo allora che la Resistenza volle essere fenomeno europeo, avviamento ad una Europa unita nella libertà, dove ci fossero cordiali rapporti di popoli piuttosto che di governi. […]   
La Resistenza fu collaborazione fra partiti diversi;  accantonamento di dissensi, guardare alle mete comuni. E’ tradita dove i contrasti si esasperano senza un perché, dove le maggioranze rifiutano ogni collaborazione con le minoranze, non accettano i loro voti, fanno questione di prestigio nel respingere ogni loro proposta, ogni suggerimento. 

... per non tradirli nelle divisioni ... 
ed essere così incapaci di lavorare 
nella prospettiva di mete comuni ...
Fu unione di credenti e di atei;  questi ultimi rispettosi della fede dei primi, pronti a riconoscere l’opera di bene, il gesto coraggioso del sacerdote e della suora. Sono contro il suo spirito gli ecclesiastici che vogliono imporre direttive  ai partiti, come ogni resurrezione di vecchio anticlericalismo, che neghi i valori religiosi. […]
La Resistenza fu sacrificio e rinuncia; il suo spirito, la generosità, l’accettazione conscia della povertà in omaggio alla solidarietà. Sarebbe stato consono ad esso contenere con l’arma fiscale le grandi ricchezze od almeno gli alti redditi, i munifici stipendi; adottare e magari imporre un tenore di vita semplice, di cui le amministrazioni pubbliche dessero l’esempio con la modestia degli edifici, con i viaggi dei ministri in forma dimessa. Ma il suo spirito avrebbe voluto che pure i più umili volessero servire la cosa pubblica, che impiegati ed operai considerassero l’ azienda pubblica come loro […]  Si tradisce quello spirito quando si vuole che nel pubblico impiego, nella stessa magistratura, non si selezionino i più capaci, si dia il bando ad esami e concorsi, si leghi la carriera all’anzianità.  […]

... per non ridurre parole come solidarietà 
e giustizia a involucri vuoti ...
Se così si fissasse lo spirito della Resistenza, si vedrebbe quanti realmente lo onorano e quanti lo aborrono [...]. Certo si assottiglierebbe  molto il numero di coloro che oggi inneggiano alla Resistenza,  ma son certo che “se cosa di qua in ciel  si cura”, quanti caddero per la Resistenza sarebbero ben lieti di vedere dimenticati i loro nomi, senza un fiore le loro lapidi, pur che restassero vivi (fosse pure coltivati da una minoranza) quei valori  per cui essi s’immolarono”.

... trasformando così la Resistenza 
in un albero secco che non porta più frutti ...
Arturo Carlo Jemolo (1891–1981), da “La Stampa”,  24 luglio1960.

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