Post di Rossana Rolando.
Immagini delle opere di Gianluca Corona (qui il sito).
Contemplare un dipinto di Gianluca Corona – per esempio un piatto di fragole rosse, poste su un tavolo di marmo, sporgente da uno sfondo indefinito - è un’autentica esperienza estetica, nel significato greco di aistesis (αἴσθησις), sensazione, in cui tutti i sensi sono coinvolti nel sentire il profumo fragrante delle fragole, nel supporne il sapore tra il dolce e l’asprigno, nell’osservare il rosso che si insinua nei singoli interstizi, nel toccare “con mano” le piccole gibbosità… I critici letterari chiamano sinestesia la collaborazione tra le diverse sensazioni che concorrono a formare la realtà percepita. Si parla, in campo artistico, di iperrealismo, per indicare l’estrema veridicità sensoriale della figura dipinta.
Immagine e spiritualità. Eppure il genio artistico, immediatamente evidente, non sta “solo” nell’abilità del disegno (che pure è la base indispensabile, oggi spesso dimenticata, della grande arte), capace di riprodurre con estrema esattezza la realtà, ma nel sentimento che risveglia in chi osserva. Come insegna Hegel, l’arte pittorica – attraverso la materia colta sensibilmente nella figura e nel colore – trasmette un messaggio immateriale, spirituale.¹ In questo caso è lo stupore di fronte ad un “oggetto” che non abbiamo mai visto con questo nitore, in questa sua forma assoluta (ab-soluta), sciolta dal tempo e dallo spazio, potremmo quasi dire “sacrale”, per l’elevazione e la venerazione che è in grado di suscitare.




