Post di Gian Maria Zavattaro.
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| Disegno di Doriano Solinas |
Come premessa vale il riferimento a Bauman, teorico della società “liquida”, del trascorrere-sciogliersi di ciò che é solido, metafora della nostra "condizione" di vivere e di essere, dello stato mutevole di un presente fatto di puntiformi istanti e di forme sociali instabili: famiglia- denatalità - lavori precari a chiamata intermittente - dinamiche consumistiche cangianti - profonde disuguaglianze sociali - crollo delle ideologie - spaesamento degli individui, eterodiretti a loro insaputa, brutalmente esposti alle violenze della società dell'incertezza, alle omologazioni collettive, tutti affaccendati nell’esorcizzare la "solitudine del cittadino globale" (titolo di un suo celebre lavoro).
E poi a Byung-Chul Han(2). Nel suo saggio "L’espulsione dell’altro" afferma che il problema radicale oggi è che "alla crisi dell'amore conduce soprattutto l'erosione dell'Altro”. Il fatto che l'Altro scompaia è la malattia più grave dei nostri giorni: siamo talmente impegnati a parlare a noi, a pensare ai fatti nostri, da avere perso la capacità di stabilire una vera relazione con gli altri, di vedere l’altro come altro. Viviamo “nell'«inferno dell'Uguale”: ognuno di noi, immerso nella comunicazione digitale e nei rapporti neoliberistici di produzione, è autoreferenziale, guarda “solo ciò in cui può riconoscere, in qualche modo, se stesso” e tutto ciò non si è certo attenuato in questo tempo di covid. Ma dove è promosso l’Uguale, la vita s’impoverisce e sorgono nuove patologie: l’inflazione dell’io centrato su di sé genera angoscia e autodistruttività; l’esperienza e la conoscenza sono sostituite dalla mera informazione, le relazioni personali cedono il posto alle connessioni telematiche. Solo l’incontro vivificante con l’Altro può conferire a ciascuno la propria identità. Il saggio si chiude invocando l’urgenza della costruzione di una comunità umana fondata sull’ascolto e sull’apertura all’Altro. Il possibile orizzonte oltre la liquidità è l’amore che fiorisce sia nell’intimità sia nel sociale, si apre all’altro, lo riconosce. Può essere eros, può essere filìa ma la sua vera cifra è agape: dono, gratuità pazienza, corresponsabilità capace di far fiorire spazi che siano veri “luoghi di relazione”.






