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| Le masse inurbate e le grandi città... |
In questo nostro mondo le masse inurbate e le città (Albenga c’entra solo di rimessa; penso soprattutto, per restare in Italia, ai milioni di italiani che abitano a Milano, Roma, Napoli, Palermo, Torino…) formano un tentacolare gigantesco essere, stranamente affascinante e conturbante.
E’ l’intreccio ambivalente di anonime storie di solitudini e di quotidiani gesti di fraternità, la compresenza di tante disperazioni individuali e di altrettante speranze sociali, il misterioso spettacolo di nascoste vibrazioni e di clamori assordanti, vortice di lutti e di gioie spensierate, di presentimenti inconsci e di consapevoli lucide passioni.
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| ... un intreccio ambivalente .... |
E’ l’anima di un’umanità anonima che si agita in balia di una febbre oscura dove “tutto passa: e sia rabbia, amore o demenza” e “varca i limiti cupi d’ogni coscienza”.
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| ... di anonime storie di solitudini ... |
Eppure, a ben vedere, nonostante il pessimismo del poeta che scrive più di cent’anni fa, sempre, ed ancor più oggi, ognuno di noi poteva e può aprire ampi squarci di luce, costruire spazi e ritagliare tempi dove incontrare volti non anonimi, tendere mani per insieme sperare.
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| ... e di squarci di luce ... |
La folla
“Nelle città d’ebano e d’ombra, dove
splendono fuochi magici, e si muove,
brulicante ed enorme,
coi suoi pianti, i suoi frutti, i suoi blasfemi,
la folla, a grandi torme;
nelle città che a volte
tra sanguigne rivolte un cupo orrore
d’un tratto empie e terrifica,
sento che in me, improvviso, si esalta e si magnifica
e brucia di fermenti, moltiplicando, il cuore.
La febbre, allora, con le sue frementi
mani mi spinge via,
come un ciottolo inerte, e mi incammina,
così, lungo una china,
all’odio, alla follia.
Ogni calcolo cade ed è soppresso:
sussulta il cuore e balza, d’improvviso.
verso la gloria o verso tutti i mali;
ed io mi sento come se, diviso
da me stesso, trascorra oltre me stesso
verso il brutto richiamo di forze universali.
E tutto passa: e
sia rabbia, amore o demenza,
tutto passa, con volo
fulmineo, varca i limiti cupi d’ogni coscienza:
e tutto si
presenta e s’indovina
prima che affondi in cuore, come spina
dritta, d’un colpo solo”.
(Emile
Verhaeren 1855-1916, da Orfeo, trad.
G. Regini, Fi, Sansoni).
Tutte le immagini riproducono opere di Georges Seruat.
Tutte le immagini riproducono opere di Georges Seruat.
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